Napul'è 'na cammenata

Creato il 10 giugno 2010 da Robydick
(foto: Giulio De Paolis 2003, testo: Roberto Rotunno)
(prosegue da Prima Parte)
Joseph Roth in “Ebrei Erranti” afferma che nelle campagne della Russia il contadino di origine ebraica si riconosceva da lontano perché, a differenza degli altri, con una mano guidava l’aratro e con l’altra leggeva un libro. E’ una metafora molto ben riuscita e da essa, oltre all’elogio per il contadino ebreo, si percepisce un consiglio: Cultura, Fede e Vita Quotidiana vanno costantemente alimentati con realismo, disciplina e anche un pizzico di Fantasia.
Certo, anche la Fantasia! Senza quest’ultima non saremmo diversi dalle macchine. Vedere le foto di Napoli mi ha commosso perché quelle realtà le conosco bene. Da bambino andavo sempre a trascorrere l’estate dai miei parenti a Salerno, dove i paesaggi, l’urbanistica e soprattutto i Protagonisti sono molto simili.
Nei quartieri spagnoli ognuno a modo suo è, senza meno, Protagonista e Comparsa a un tempo.
L’evento straordinario appare normale e la “normalità” appare straordinaria. Giulio coglie bene questa caratteristica. L’obiettivo a volte fissa un particolare ed altre non sa cosa mettere a fuoco. Se Stendhal provava vertigini per la bellezza di Firenze può darsi che a Napoli si sarebbe smarrito in un labirinto di caleidoscopi.
Lo stupore segue allo stupore senza soluzione di continuità e si vorrebbe far parte della commedia ma è proprio la macchina fotografica che ti tiene fuori dal cast degli attori. Nessun abitante del luogo se non te, caro Giulio, interrompe il turbinio di sensazioni che prova, per fare una fotografia anche solo con gli occhi. Non ne è cosciente, ma è la coscienza che si domina, che si forza nell'autocontrollo, quella che si ferma a riflettere. Sacrificando al pagano àra della riflessione l’immedesimazione, il tuo "percorso" a Napoli deve essere stato piacevole ed anche tormentato. Ogni scatto ti ha estromesso dall'ambiente e per pensare al successivo dovevi dimenticarti di volerlo fare, per poi ridestarti al tatto del metallo che ti pendeva dal collo.
Solo quando ritrai la Sposa sei “uno di loro”, ma sei spietato. L'otturatore è calato come una ghigliottina sulla tua compassione. La cogli in un momento di abbandono tragico e commovente, di bellezza struggente e passionale, quando il tuo collega “ufficiale” ha pensato bene di farsi da parte. Lo sposo, fiero e taurino, ti guarda con biasimo e nessuno può dargli torto.
Lei ha la testa china e piangente. Il riflesso del mare è accecante, come la gioia di quel momento. E' cosciente che quella gioia finirà col crepuscolo di quella stessa giornata, che sarà anche il crepuscolo della sua giovinezza. Ha visto la vita di sua madre. E’ consapevole della vita che l’attende.
E' la vita che gli si mostra da lontano, sull'altra sponda, e adesso preferisce non guardarla.
Siamo quelli che siamo! - tuonano i pachidermici bagnanti - Ridete pure di noi se volete. ma le nostre forme non temono critica, perché una caricatura non si può sfottere! - Unghie finte all' "onore delle armi", catene, orecchini, "avamBracciali", orpelli e orpellini, “zeppe” ai piedi, fattucchieri e fattucchiere di questa Corte Dei Miracoli Balneare: tutto risuona a ondate, come il mare che compare solo di sfuggita.
E’ la spiaggia il palcoscenico, il campo di battaglia per confrontare e confrontarsi. Qualche rivista o giornale è tollerata, crea spunti per parlare, ma un libro no - nun sia mai! E ‘cche vvuo’ fa’, 'o musone intellettuale? - Leggere un libro è un comportamento socialmente inammissibile, per “stranieri” inomogeneizzabili.
Che dolcezza in quella giovane donna che, nell'incommensurabile superficie della sua albina epidermide, trova un neo da correggere, un "punto nero" inopportuno e così presuntuoso da richiedere un accurato e tempestivo intervento di "digitochirurgia" estetica all'interno coscia. Il compagno, con impeccabile premura, vigila formalmente, sulla "pubblica" riservatezza dell'operazione.
Che fierezza ostentata dalla non più giovane donna, di rosa sfumata nel prendisole da bancarella acquistato, mentre si manutiene le cheratinose protuberanze. C'è tutta l'indifferenza che nasce dalla sicurezza della superiorità di sé! Ma se non l'ammiri, almeno per un attimo, stai pur certo che lei si legherà al dito cotanto affronto da villanzone e alla prima occasione sarai chiamato a renderle conto. Non si può esser freddi di fronte a una donna così discreta e dabbene!
Se in quartiere si sale in tre su un motorino, vuoi che sulla dinosaurica schiena del papà non ci sia posto almeno per due? E' la prova d'iniziazione per tutti i papà della spiaggia che, come i lottatori di Sumo, hanno ritualizzato tra loro questa sfida, per la gioia e l'orgoglio dei figli.
Ecco la Regola, non scritta e ineluttabile: individualismo sì, ma ne dobbiamo godere tutti, e che diamine! Distinguiamoci in Massa, per non distinguerci!
In queste foto si sente spesso Rumore. Motorini e motocarri, le spiagge, la vendita ambulante, il mercato e i suoi battitori d'asta, botti e trikke-trakke venduti e poi esplosi, il cartoccio della pizza calda e sfruculiante, la tarantella in piazza.
L’albero natalizio, precariamente al centro della ripida scalinata, già suona le palle infrante dell’imminente e involontario abbattimento, provocato da uno scugnizzo maldestro quanto vivace. Attende quest'ultimo una punizione urlata ma fisicamente incruenta, perché la compassione di questi luoghi per i bambini non teme confronti. Lo scugnizzo sarà chill ch'ha sfunnato l'albero 'e Natale!, in tal anno e in tal luogo, ed egli espierà la sua colpa costruendo e proteggendo, con onore, tutti gli alberi futuri.
Quell'albero è un Fiore dai mille colori che cresce nel fango: il fiore più bello che possa esistere.
Ma, quando c’è Silenzio...
ti fermi, ed ascolti la Musica che questa grande commedia nasconde nei suoi attori, nei suoi anfratti, nei mille angiporti dei luoghi e delle anime.
E' una Musica che si sente quando qualcuno tra loro si “ferma” e si lascia dondolare dalla giostra, magari solo per un momento Infinito e Finito, come la Sposa, che si prepara a vivere una vita probabilmente difficile.
Qualcuno ha saputo fermarsi più a lungo.
Senza abbandonare la giostra s'è solo messo sul perno di essa.
L’orologiaio non mostra i suoi trofei ma le sue sconfitte. Sono orologi rotti, a pezzi. Lui ce l’ha messa tutta per aggiustarli ma non c’è stato niente da fare, e non vuole gettare nella spazzatura i residui di estenuanti battaglie. Se decidi di affidare a lui il tuo marcatempo, sappi che il risultato è incerto ma l’impegno, l’avventura e un ricordo da raccontare ad amici e parenti sono garantiti!
E che dire dell’Ospedale delle Bambole? L’artigiano artista non sa spiegarsi la curiosità del fotografo: “Né, ma chist ‘cche ten ‘a veré?”. Eppure nell’insegna anticata coperta dalle sue gambe c’è persino scritto “USL 46 – Ambulatorio”! La bambola non è un semplice oggetto e nemmeno un giocattolo. E’ un simbolo di Bellezza, catalizzatore di sentimenti paterni e materni, è una Fanciullezza eterna e immarcescibile, è tante cose.
E’ un’idea dell’uomo per arricchire l’Uomo. E’ Amore.
E per questo motivo lui non può limitarsi a ripararle.
Lui, le bambole, le cura.
“Orologiaio per Caso” e “Guaritore di Bambole”: due Maestri di Fantasia.
Ha ragione la grande poetessa americana Emily Dickinson (1830-1886) quando dice (poesia n° 454):
Il Paradiso dipende da noi.Chiunque vogliavive nell'Eden, nonostante Adamoe la cacciata.

In queste fotografie, nella gioia e nel dolore, c'è un Eden-Universo, ricco di Diversità più che di Uguaglianze. Se il mondo è governato da una Legge Universale questa legge non è e non può essere l'omologazione ad un'unica fonte di principi, usi, costumi, valori.
Forse questa legge è la Bellezza. Una bellezza mai assoluta, mai immota, mai palpabile.
E' questo che ricerchi, Giulio? Questa Bellezza Universale? Allora stai attento! E' un gioco pericoloso il tuo. Continua a perseguire il tuo scopo, in punta di piedi, ma basa solo su questo la tua soddisfazione: sulla continua e costante ricerca. Toccare la bellezza e toccare il Divino sono la stessa cosa. Sono sentimenti profondi dell'animo umano e l'arte, anche la più alta, non li può rappresentare di per sé stessi. E' l'arte che si esprime a confermare la bellezza, non il risultato in cui si concretizza. E' l'esercizio dell'arte che indica la presenza del divino, non il prodotto che produce. E' l'Umano che si eleva dall'animale a indicare il SuperUmano, non i beni materiali, anche artistici, che realizza. La Bellezza è la vita che costantemente si esprime con compassione per ogni forma di vita, e costantemente si perpetua dall’infinito passato all’eternità.
Se raggiungerai veramente questa altissima felicità, questa Bellezza, noi non lo scopriremo mai da una tua fotografia. Sarà un ritratto del tuo viso a testimoniarlo ai posteri, sorridente e inebriato, ma senza vita. Quella foto della Bellezza sarà stampata nei tuoi occhi. Lo schermo di proiezione saranno le tue palpebre.
La bellezza non ha causa:esiste.Inseguila e sparisce.Non inseguirla e rimane.
Sai afferrare le crespedel prato, quando il ventovi avvolge le sue dita?Iddio provvederàperché non ti riesca.
(Emily Dickinson, 516)

Potrebbero interessarti anche :

Possono interessarti anche questi articoli :