Più sai, e più sai di non sapere (Socrate – semicit.).
Me lo diceva sempre mio padre quando ero piccola, dandomi libero accesso ai libri della sua biblioteca.
A 12 anni ho letto I fiori del male di Charles Baudelaire.
A 13 Tropico del cancro di Henry Miller.
Inutile dire che non hanno giovato ad una crescita sana ed equilibrata, ma sicuramente a trascorrere i lunghi pomeriggi invernali senza cedere alla tentazione di guardare film idioti con Massimo Ciavarro.
La maggior parte dei regali che faccio a Natale sono libri.
Lo scorso anno, io e la mia amica Cate, spacchettando i regali, ci siamo rese conto di esserci regalate reciprocamente lo stesso identico libro.
I libri sono cibo per la mente, e in questo momento storico di decadenza morale, etica e culturale, non c’è nulla di cui abbiamo più bisogno (a parte, ovviamente, i soldi per arrivare a fine mese, ça va sans dire).
Se ne sono resi conto perfino al Governo e, secondo quanto ha annunciato venerdì scorso il ministro dello Sviluppo economico Zanonato, presto il 19% delle spese per i libri sarà detraibile dalla dichiarazione dei redditi.
Così, se miglioriamo il livello della nostra istruzione, magari questi politici smettiamo pure di votarli.
Io quest’anno ho deciso di strafare, e coi libri ci ho fatto anche l’albero di Natale.
Risparmiando in decorazioni inutili e avvantaggiandomi con letture per tutto il 2014.