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Natura di poco conto: quando cento siti Unesco rischiano di sparire per colpa dell’uomo

Creato il 02 febbraio 2017 da Stivalepensante @StivalePensante

“Il patrimonio dell’umanità è l’eredità del passato di cui oggi godiamo e che tramanderemo alle generazioni future”… forse. Il motto che campeggia sulla home page ufficiale dell’Unesco potrebbe non essere più attuale. Sì perché, stando allo studio pubblicato sulla rivista Biological Conservation, sono oltre cento i siti naturali patrimonio dell’umanità gravemente danneggiati dalle attività umane.

Natura di poco conto: quando cento siti Unesco rischiano di sparire per colpa dell'uomo

(traveltherockies.com) Nella foto il parco di Yellowstone

Natura di poco conto: quando cento siti Unesco rischiano di sparire per colpa dell’uomo. Secondo il team internazionale composto dai ricercatori dell’Università del Queensland, della Wildlife Conservation Society (Wcs), dell’Università del Northern British Columbia e dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), quasi la metà dei siti naturali di “valore eccezionale per l’umanità” è sotto la minaccia crescente a causa delle attività umane e “più rapidamente di quanto si pensasse”. La relazione evidenzia che il 63% del patrimonio naturale ha visto un aumento della presenza dell’uomo dal 2000 in tutti i continenti, eccetto l’Europa. I criteri utilizzati sono quelli riconosciuti globalmente come “impronta umana” e comprendono fattori come strade, agricoltura, urbanizzazione, infrastrutture industriali e perdita di foreste. “Questi siti sono stati iscritti dalle Nazioni Unite come alcuni dei più importanti e belli della Terra”, ha affermato James Watson, professore presso l’Università del Queensland e autore dello studio, sottolineando che la loro importanza non è da meno rispetto al “Pantheon, all’Acropoli, alle piramidi”, ma mai nessuno accetterebbe di costruire “un parcheggio proprio nel bel mezzo di questi siti del patrimonio mondiale culturale”, facendo così passare il messaggio che le meraviglie naturali “non siano realmente significativi a livello globale”.

I siti patrimonio dell’Unesco più a rischio: il Parco nazionale di Yellowstone, in Usa; il Parco della Pace Waterton Glacier International, tra Canada e Usa; il Parco nazionale Simien, in Etiopia; il santuario della fauna selvatica Manas Wildlife Sanctuary, in India; il Chitwan National Park, in Nepal; il parco nazionale di Komodo, in Indonesia.

L’impronta dell’uomo ha già portato perdite drammatiche in alcune regioni. Emblematici il caso del Parco Nazionale Statunitense di Yellowstone, che si estende nello stato del Wyoming e, per un piccolo tratto, negli Stati del Montana e dell’Idaho. Il Parco, il più antico e tra i più grandi ecosistemi della zona temperata rimasto al mondo, ha perso il 6% delle sue foreste negli ultimi due decenni. E quello del Parco della Pace Waterton Glacier International, che attraversa il confine tra Canada e Stati Uniti, ha perso quasi un quarto della sua superficie forestale. L’Asia è il continente dove gli interventi esercitati dalla pressione umana sono più intensi e mettono a rischio gioielli come il santuario della fauna selvatica Manas in India, che si trova ai piedi della catena dell’Himalaya, catalogato come sito del patrimonio mondiale nel 1985. Le sue colline boscose, praterie e le foreste tropicali ospitano molte specie a rischio di estinzione, tra cui la tigre, il rinoceronte indiano e l’elefante indiano. In pericolo anche il Parco Nazionale di Komodo in Indonesia, che ospita circa 5.700 di esemplari di Draghi di Komodo che non esistono in nessun’altra parte del mondo. Tra le vittime anche la riserva della biosfera del Rio Platano in Honduras, che ha perso 365 chilometri quadrati (l’8,5%) di foresta dal 2000 a oggi.

La costante distruzione delle bellezze naturali. L’anno scorso, un rapporto stilato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura aveva lanciato l’allarme sulle gravi minacce del cambiamento climatico.”E ‘tempo per la comunità globale di alzarsi e tenere alta l’attenzione dei governi affinché prendano sul serio la conservazione dei siti naturali”, ha sottolineato James Allan, un autore dello studio, esortando “il Comitato del Patrimonio Mondiale a valutare immediatamente i siti altamente minacciati che abbiamo identificato. Un intervento urgente è chiaramente necessario per salvare questi luoghi e il loro eccezionale valori universali”. (AGI)


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