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Navi a perdere — Carlo Lucarelli

Da Gialloecucina

Navi a perdere — Carlo Lucarelli

Trama

Cargo che si arenano su coste isolate e per avarie misteriose, container che spariscono, investigatori che muoiono per cause dubbie. Sono solo alcuni degli episodi su cui si concentra Carlo Lucarelli cercando di seguire il filo rosso di un commercio illegale e poco conosciuto. Il suo è un romanzo-inchiesta, avvincente come un giallo, che dagli anni Ottanta arriva fino a oggi. «L’idea è questa, che qualcuno prenda una nave, la carichi di robaccia più o meno dichiarata (meglio meno), la porti a fare un giro in mare e poi simuli un naufragio. La nave cola a picco con tutto il suo carico più o meno (ma sempre meglio meno) dichiarato, ed ecco fatto. Tra l’altro, a giocarsela bene, magari si intascano anche i soldi dell’assicurazione».

Voce di Rino Casazza

Recensione a cura di Rino Casazza

Carlo Lucarelli alterna da sempre l’attività di narratore con quella di giornalista e commentatore di fatti di cronaca nera, sia sulla carta stampata che in tv, dove ha condotto la longeva  trasmissione “Blu notte”.

È normale che il taglio delle sue inchieste giornalistiche sia influenzato dalla vocazione primaria, quella narrativa, che lo ha portato a conquistarsi un posto di primissimo piano nella letteratura poliziesca italiana.

A tal proposito mi sia consentita una divagazione, per ricordare un amico, il grandissimo scrittore noir Andrea G. Pinketts, recentemente scomparso, il quale mi confidò che lui e Lucarelli avevano  sempre accarezzato il progetto di un testo a quattro mani, in cui i due irregolari più scoppiettanti del “giallo” italiano, il lucarelliano Ispettore Coliandro e il pinkettsiano Lazzaro Santandrea, si incontrassero.

Venendo a Navi a Perdere, l’ultima uscita di Lucarelli, si tratta, a tutti gli effetti, di una via di mezzo tra narrativa e saggio, secondo una formula in cui ha raggiunto vette eccelse uno scrittore famoso e giustamente celebrato, a me carissimo: Leonardo Sciascia.

L’omaggio di Lucarelli a quest’ultimo è chiaramente percepibile nel ricorso frequente, a scandire il racconto, a voci di vocabolario, rimandando a un’autorità linguistica neutra ed esterna la spiegazione di concetti cruciali, per non dire scottanti, della storia.

Lo scrittore bolognese fornisce una prova molto persuasiva in questo genere, che potremo definire di denuncia civile in forma narrata, così il suo “Navi a Perdere” può essere accostato ai grandi classici sciasciani come “L’affaire Moro” o “La scomparsa di Majorana”.

Il tema trattato è quello dei  traffici illeciti che ruotano intorno alla dismissione dei rifiuti tossici, in specie quelli contaminati radioattivamente.

Il lettore viene condotto, in modo cauto e “garantista”, perché i processi durano secoli e spesso non portano a nulla, ma comunque inequivocabile ed incisivo, perché i fatti giustificano sospetti ed allarmi, dentro una realtà inquietante: i maneggi malavitosi per depositare scorie pericolose nei fondali del Mediterraneo attraverso finti naufragi di carrette del mare piene zeppe di innominabili veleni.

Sembra un’invenzione da spy story ma, passo dopo passo, Lucarelli porta elementi concreti e argomentazioni che ne dimostrano la preoccupante consistenza.

Forse non sufficienti, come al solito, per inchiodare i colpevoli a una accertata responsabilità penale ma bastevoli per risvegliare la coscienza civile del lettore.

Spicca, in questo libro breve ma denso,  come lo erano tutti quelli di Sciascia, la figura eroica di un uomo per bene, il capitano di corvetta Natale Di Grazia, puntiglioso collaboratore della magistratura che, grazie alla competenza marinara, arriva a un passo dallo svelare i loschi misteri che stanno dietro l’affondamento di una “nave a perdere”, ma, guarda caso, è vittima improvvisa di un infarto.

Dettagli

  • Genere: noir
  • Copertina rigida: 75 pagine
  • Editore: Einaudi (4 dicembre 2018)
  • Collana: Stile libero big
  • ISBN-10: 8806204033
  • ISBN-13: 978-8806204037

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