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Need for Speed Payback provato su PlayStation 4 Pro

Creato il 01 novembre 2017 da Lightman

Abbandonate le tenebre al neon di Ventura Bay, location eternamente notturna del precedente capitolo, è quasi giunto il momento di lanciarsi a folle velocità negli assolati canyon di Fortune Valley, l'ampia regione che ospiterà i vostri exploit spacca-sospensioni in Need for Speed Payback. Un'ambientazione composta da un mosaico di scorci scenici decisamente invitante, reso ancor più vibrante da un ciclo giorno-notte che ribadisce (come se servisse) la potenza del solidissimo Frostbite Engine. Dalle lande riarse del Liberty Desert, alle interminabili "strip" di quel crogiolo di ambizione e azzardo che è la cittadina di Silver Rock, il nuovo arcade racer di Ghost Games trascina il giocatore in un mondo ricco e dinamico, i cui dettagli si fanno sempre più sfumati man mano che il piede affonda sull'acceleratore, trasformando i contorni di ogni strada in un fiume policromatico.
D'altronde il potenziale erogeno del titolo era già emerso, abbondantemente, durante i nostri precedenti test su strada all'E3 e alla Gamescom, motivo per cui ora ci concentreremo sull'unico aspetto ancora relativamente oscuro della produzione, ovvero il suo comparto narrativo.
Una lacuna che l'ultimo giro su circuito offertoci da EA a Colonia ci ha permesso di colmare, per la gioia del nostro Dominic Toretto interiore.

Mi piace l'odore del NOS al mattino, profuma di vittoria

Una citazione tutt'altro che casuale, dato che in ogni sgasata della storyline aleggia, inebriante, un forte odore di protossido hollywoodiano. Impressioni che William Ho, il creative director di Payback, conferma senza riserve, spiegando che il gioco trova le sue principali fonti d'ispirazione proprio nel ricco panorama delle produzioni cinematografiche di genere, quelle - per intenderci - dove se non hai almeno cinque bombole di NOS impilate nel bagagliaio è come se guidassi una "Subaru baracca".

" Non abbiamo una fonte d'ispirazione principale - ci spiega Ho - ma è chiaro che in Payback c'è molto di pellicole come i vari Fast and Furious, ma anche qualcosa di 'heist movie' come Ocean's Eleven. La nostra idea era quello di creare un film d'azione poligonale ad alto tasso di spettacolarità, pieno di momenti adrenalinici degni del miglior blockbuster hollywoodiano. Si tratta ovviamente di una storia di vendetta, ma non aspettatevi toni eccessivamente 'drammatici'. I protagonisti e le loro vicende sono modellati per incoraggiare i giocatori a esplorare ogni aspetto dell'esperienza, motivandoli a fare cose spettacolari e divertentissime a bordo di veicoli da urlo".
Al centro delle avventure stradali di Need for Speed Payback c'è un trio di piloti con caratteristiche diversissime, che si riflettono sulle loro preferenze in fatto di bolidi. Tyler Morgan, il leader del gruppo, è un vero e proprio asso del volante, determinato a farsi un nome tra i migliori piloti di Silver Rock.
La sua controparte da sterrato è Sean 'Mac' McAlister, un artista della derapata con il pallino dell'esibizionismo gommato. Chiude il terzetto Jess Miller, versione in gonnella - si fa per dire - del personaggio di Jason Statham in Transporter, ovvero un'esperta della fuga che non teme di immergere le ruote "nella marmellata", salvo puoi uscirne nel modo più spettacolare possibile, in genere con un cospicuo codazzo di sirene lampeggianti. I talenti della cara Jess appaiono indispensabili sin dalla primissima missione del gioco, dato che la crew sta progettando di rubare un costoso prototipo di "hypercar" proprio sotto il naso del suo legittimo proprietario, il ricco giocatore d'azzardo Marcus Weir. Il piano è pronto, i piloti sono caldi e il premio è a portata di acceleratore, ma il gruppo non ha fatto i conti con le mire della Loggia, l'organizzazione che controlla ogni oscuro anfratto del sottobosco criminale di Fortune Valley. Tradito dall'amica di vecchia data Lina Navarro, ora donna di punta della Loggia nel panorama delle corse clandestine, Tyler si ritrova senza bottino e con una legione di piedipiatti all'inseguimento.
Sgommando dalla padella alla brace, Ty sfugge alla polizia solo per finire tra le grinfie della sua mancata vittima, Marcus Weir, che gli impone un " accordo" impossibile da rifiutare: l'asso del volante può aiutare Weir a vendicarsi della Loggia, o può decidere di passare un bel po' di tempo a raccogliere saponette nella prigione locale. Prima, però, il pilota dovrà riguadagnarsi i galloni da professionista della strada, macinando chilometri al soldo di Weir in attesa che le acque siano calme abbastanza da poter rimettere insieme la vecchia gang. Tutto questo avviene nell'arco dei 15 minuti che innescano, subito dopo i titoli di testa, la storia di vendetta narrata da Payback.

Onde evitare di incorrere nelle sanzioni previste per lo spoiler molesto (leggasi " linciaggio"), non vi offriremo ulteriori dettagli su una trama che, da subito, conferma in pieno le promesse del creative director di Ghost Games. Sin dalle prime battute, la sceneggiatura dell'action flick videoludico di EA sembra carburare decisamente bene, e pone le giuste basi per un viaggio all'insegna del divertimento ultracinetico. Le sequenze di approfondimento dei personaggi funzionano a dovere, e spezzano piacevolmente le ritmiche forsennate delle " missioni blockbuster".
Queste ultime, vero motore adrenalinico della produzione, sono legate a doppio fino a una certa linearità di fondo, tra eventi scriptati e sequenze mozzafiato, e non sembrano - almeno nelle prime ore di gioco - offrire un grado di sfida particolarmente consistente. Eppure, malgrado la rigidità del copione, la ritmica del tutto riesce a mantenere alto il livello dello spasso, fomentato a occhi sgranati da coreografie stradali sempre di grande impatto.

Corri ragazzo laggiù...

Prima di attentare ai nostri nervi con ognuna delle missioni principali, dovremo ovviamente affrontare una buona dose di gare secondarie, distribuite in giro per il grande mondo aperto di Payback e necessarie ad approntare i nostri veicoli per le incombenze più spettacolari. Il sistema di progressione del nuovo Need for Speed è vincolato all'ottenimento di " Speed Cards", potenziamenti in grado di migliorare le statistiche di base dei bolidi che possono essere combinati ad hoc per ottenere vantaggi aggiuntivi.
Queste carte (offerte in premio al termine di ogni gara o acquistabili presso le officine) garantiscono bonus e malus alle statistiche di ogni veicolo, determinandone il livello e, di conseguenza, la difficoltà generale di ciascun evento.

Un fattore, questo, che lascia percepire un certo " effetto elastico" nell'IA dei piloti, la cui perizia pare a volte direttamente proporzionale al gap tra il livello della competizione e quello del giocatore. Sulle stesse note, non è raro notare variazioni consistenti nelle prestazioni degli avversari a seconda del vostro posizionamento, tra benevoli rallentamenti durante le gare più sfortunate, e brusche botte di agonismo in coda a un evento particolarmente favorevole.
Soluzioni che, stando alle parole di William Ho, sono pensare per mantenere alto il livello di coinvolgimento in ogni competizione, coerentemente con i suoi requisiti. E in effetti la gestione dell'intelligenza artificiale dei piloti ci è sembrata decisamente più bilanciata e funzionale rispetto a quella del precedente capitolo, sebbene il nodo potrà essere definitivamente sciolto solo in sede di recensione, assieme a quello del livello di difficoltà che, a favor d'inclusività, pare ancora piuttosto indulgente. Ci preoccupa di più, però, il fattore grinding legato al raggiungimento dei requisiti di gara e, di conseguenza, al procacciamento delle Speed Cards.

È chiaro che il team punta ad offrire ai giocatori una gran quantità di cose da fare, eppure non possiamo fare a meno di nutrire un po' di apprensione per un eventuale logoramento del fattore divertimento, specialmente sulle lunghe distanze. Un discorso nel quale si innesta, di prepotenza, quello legato alle microtransazioni del gioco. Sebbene la possibilità di acquistare Shipment contenenti Speed Cards non contribuisca, di per sé, all'innalzamento di fastidiosi paywall (il matchmaking seleziona unicamente giocatori con livelli compatibili), si tratta comunque di una soluzione poco elegante che potrebbe indispettire una larga fetta dell'utenza. A prescindere da queste perplessità, Need for Speed Payback è un titolo ai corridori arcade una mole straordinariamente consistente di attività su ruote, spalmate equamente su una gamma di competizioni che coinvolge cinque diverse categorie di auto (corsa, derapata, fuoristrada, accelerazione, fuga) e una quota ancor maggiore di tipologie di tracciato. Questo senza considerare il sistema di personalizzazione dei veicoli, a dir poco maestoso. Il nuovo titolo di Ghost Games permette ai giocatore di customizzare ogni dettaglio della loro auto del cuore, fino a trasformarla nel sogno bagnato di ogni buon carrozziere. I pezzi hanno condizioni di sblocco ben precise, perlopiù legate a specifiche azioni da eseguire in-game, che una volta soddisfatte vi permetteranno di avvicinarvi al Valhalla dei tamarri gommati, e sì, questa volta sarete anche in grado - finalmente - di "copiaincollare" i vostri wrap personalizzati.

Sotto il cofano? Una mandria

Come anticipato in apertura, Need for Speed Payback è una vera gioia per gli occhi, anche su PlayStation 4. La versione provata a Colonia, custodita all'interno di una rombante - si fa per dire - , sfoggiava un comparto tecnico di tutto rispetto, in un tripudio di effetti particellari, riflessi dinamici e modelli poligonali perfettamente modellati, baciati da un sistema di illuminazione molto convincente. Particolarmente piacevole la solidità del frame rate, sostanzialmente orbo di fluttuazioni chiaramente identificabili e ancorato alla soglia dei 30 fps.

Sebbene sia presente qualche fenomeno di pop in, si tratta di elementi che non perturbano il colpo d'occhio generale, specialmente quando l'auto sfreccia a tavoletta, offrendo ai giocatori un senso di velocità altamente intirizzente. Complimenti che possiamo facilmente estendere al comparto audio e all'handling che, per quanto spiccatamente arcade, offre una buona varietà subordinata alle caratteristiche dei diversi veicoli. Varietà che può essere ulteriormente accentuata approfittando del sistema di Live Tuning del gioco, che permette di modificare in tempo reale il comportamento dell'auto su strada. Per quanto limitata ad una manciata di elementi, anche la distruttibilità ambientale ci è sembrata di buon livello, sebbene alcuni oggetti risultino insospettabilmente resilienti.


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