“Nel caffè della gioventù perduta” di Patrick Modiano: alla ricerca di un’esistenza

Creato il 07 novembre 2014 da Alessiamocci

La città di Parigi ha attraversato la letteratura francese degli ultimi secoli come un vero personaggio: un protagonista che non sta mai sullo sfondo, ma che anzi crea una profonda dialettica con gli individui che la popolano, l’attraversano, la vivono.

Sin dall’Ottocento Parigi entra prepotentemente come un deus ex machina nel romanzo Balzachiano, per offrire a chi l’attraversa infinite possibilità, atte a  modificare la propria vita, anche a rischio di restare intrappolati nei suoi meccanismi.

Essa poi attraversa tutto il Novecento: dalla poesia di Apollinaire, futurista e caotica, ai romanzi di Queneau grottesca e stravagante; e in ultimo la si ritrova negli esponenti di quel movimento chiamato auto-fiction, molto apprezzato in Francia, che mostra sempre più una città comunicante e vitale.

E la stessa vitalità parigina si avverte nei libri di Patrick Modiano, pur con le varie sfaccettature che i personaggi assumono al suo interno, movendosi in una continua ricerca ossessiva dei misteri della città, dotata di una precisa dimensione topografica che alimenta l’intreccio con maggiore realismo.

Così in questo romanzo, Nel caffè della gioventù perduta, Modiano si confronta con una storia che si alimenta della città, e che da essa si espande per riprenderne infinite altre, in un continuo confronto tra il presente il passato. Tutto scaturisce da una frase, come un epitaffio che Modiano preleva da Debord e inserisce all’interno della sua storia: qualcosa che si riqualifica e si porta avanti continuamente nel palindromo del film documentario. In girum imus nocte et consumimur igni.

In questo eterno confronto si plasma un necessario recupero delle opere precedenti; anche se si abbandona il rapporto ossessivo con la figura paterna, coltivato più di tutti in Une Jeunesse, e non c’è più il tentativo di riscoprire esistenze che partono solamente da un nome, come in Dora Bruder, tutto resta uguale a sé stesso. Semplicemente traslato. La dimensione temporale e la struttura narrativa variano, ma resta la stessa operazione di analisi metodica dell’esistenza. Così ciò che resta è Parigi, sviscerata nei suoi meandri, protagonista caotica e vibrante di tutte le sue opere, che anche qui si offre come spalla per i suoi personaggi.

Durante la lettura ci si addentra nei suoi quartieri, nelle sue strade, ma soprattutto nei caffè; luoghi popolati di figure che l’attraversano come fantasmi, come se non aspettassero altro che essere bruciati da Parigi, e dalla notte. Un viaggio che si rivela più mentale che fisico, e suggerisce quanto ogni luogo costituisca un ricordo che si sovrappone al presente, nel tentativo di ricercare un senso ultimo in tutte le storie che si sono accarezzate nell’arco di una vita.

Tutti i personaggi in questo romanzo hanno in loro qualcosa di incompiuto, ognuno si fa l’io narrante in un momento breve di un’esistenza difficile da palpare. Tutti hanno dentro la loro anima il senso di una mancanza che s’identifica, sembrerebbe, in una persona ben precisa. E questa mancanza è resa da una figura sfuggente e imperturbabile. Ecco allora che si rivela Jacqueline, ragazza che si muove con difficoltà nella vita, prima di trovare nel caffè Condé, una nuova personalità, un nuovo modo di muoversi nella città, un nuovo nome: Louki

La sua esistenza appare così misteriosa, e ogni persona che l’ha conosciuta non può fare a meno di restarne affascinato e di proiettare in essa, anche per un breve istante, il senso della propria esistenza. Essi cercano nei suoi gesti indecifrabili di trovare il risultato finale dell’equazione della propria vita. Louki, come un’incognita da svelare per riuscire a trovare se stessi. E qui emerge tutto il passato dossieristico di Modiano, la ricerca d’archivio che diventa un viaggio nella memoria, attraverso tracce ormai dimenticate che rendono impossibile ricostruire una storia sola.

Ognuno dà di lei una breve immagine, informazioni sbiadite e delebili che hanno la debolezza di essere troppo legati ai sogni mancati o ai sogni che si avvertono già come irrealizzabili. Tutto si perpetra in un eterno peregrinare nella città, e nella propria vita, di cui restano solo brevi fotogrammi che provano a descrivere ogni gesto. Ma alla fine ciò che si avverte in ognuno di loro è il peso di un’assenza, la Louki che hanno frequentato è solo la proiezione di ciò che non hanno avuto il coraggio di essere. E guardando dietro nel passato, cercandola nuovamente, provano  a riassaporare per un momento la loro gioventù perduta.

Written by Andrea Corso 

Bibliografia

Patrick Modiano, Nel caffè della gioventù perduta, Einaudi, Torino 2010

Id., Dora Bruder, Guanda, Parma 2004

Id. Une jeunesse, Gallimard, Paris, 1995

Guy Debord, In girum imusi nocte et consumimur igni, Mondadori, Milano 1998

Filmografia

Guy Debord, In girum imusi nocte et consumimur igni, 1978


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