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Nel cuore della Sicilia orientale: Licodia Eubea

Creato il 18 novembre 2019 da Viaggimarilore

Licodia: un nome così musicale, così melodioso... la sua origine si perde nella notte dei tempi.

L'origine di Licodia è infatti antichissima: una serie di insediamenti siculi indagati dall'archeologo Paolo Orsi (colui che ha letteralmente scritto l'archeologia della Sicilia più antica fin dalla fine dell'800) che ad un certo punto della loro storia vennero in contatto con i coloni Greci che avevano fondato città sulla costa. La storia più antica del territorio è ben delineata nel piccolo museo civico dedicato ad Antonino Di Vita, altro insigne archeologo, originario di Licodia Eubea, che tanto ha fatto per l'archeologia della regione.

Licodia Eubea: il Museo archeologico

Il museo archeologico di Licodia Eubea, gestito dal locale Archeoclub, è una piccola perla che inizia il suo racconto fin dalla Preistoria, ma si concentra soprattutto sulla fase sicula (VII-V secolo a.C.) e poi greca dell'abitato, testimoniata da alcuni rinvenimenti da scavi in varie aree del territorio e da riferirsi principalmente a necropoli, ovvero a sepolture con i loro corredi. Tra i reperti esposti sono numerose le ceramiche di produzione locale, con la superficie bianco-rosata decorata da linee geometriche; di importazione dall'attica sono alcuni vasi di varia tipologia.

Importante, anche se non ha (ancora) il giusto rilievo, la vetrina che accoglie i reperti donati dagli abitanti di Licodia: persone che hanno trovato fortuitamente reperti archeologici e li hanno restituiti alla comunità. Perché il Patrimonio archeologico appartiene a tutti.

Licodia Eubea: il Castello Santapau e il Barocco

Se il museo racconta la storia più antica di Licodia Eubea, il castello che domina la collina dall'alto racconta l'età medievale. I nobili Santapau erano i feudatari del territorio e qui innalzarono il loro castello oggi al centro di un progetto di valorizzazione in itinere da parte del locale Archeoclub. Indubbiamente il castello, o meglio ciò che ne resta, è un testimone importante della storia del territorio: in posizione dominante, dalla sua altura lo sguardo può spaziare fino a Grammichele e oltre, fino addirittura a Caltagirone, patria delle ceramiche. Posizione assolutamente strategica in un territorio fatto di dolci colline di cui quella di Licodia è l'altura più significativa.

Ma è il barocco a dare a Licodia l'impronta maggiore: nella Chiesa Matrice innanzitutto, e poi nella Chiesa del Crocifisso.

La Chiesa Matrice è il punto di arrivo del paese. Alle pendici dell'altura dominata dal Castello è la quinta teatrale perfetta per racchiudere Licodia. Pesantemente danneggiata dal terremoto del 1693 (il terribile terremoto che distrusse gran parte del Valdinoto) tuttavia conserva alcune parti interessanti, come la cappella di Sant'Antonio a lato dell'altare maggiore e con la statua di Sant'Antonio di scuola napoletana e datata al 1617. L'altra cappella scampata alla distruzione della chiesa durante il terremoto è dedicata a Santa Margherita, patrona di Licodia.
Il terremoto fu un evento drammatico: non solo la chiesa matrice fu distrutta (e poi ricostruita) ma anche il Castello Santapau subì ingenti danni.

La Chiesa del Crocifisso invece resistette al terremoto. All'epoca sorgeva al di fuori del centro abitato, presso un Ospedale; la sua decorazione stupisce per la sua sovrabbondanza: stucchi alle pareti, figure umane, di donne e di angeli, ma anche di mostri che poco hanno di cristiano, decorano le pareti, gli angoli e le volte della chiesa. Il crocifisso che dà il nome a questo luogo di culto è una scultura di scuola napoletana, restaurato in anni recenti grazie ad un'operazione di crowdfunding che ha impegnato tutta la comunità cittadina.

Un altro piccolo museo di Licodia è il Museo Etnografico, realizzato nei locali della Badia (nella chiesa che fa parte del complesso si svolge la Rassegna del Documentario e della comunicazione archeologica: anche qui gli stucchi sulle volte si sprecano). Il museo accoglie alcuni importanti elementi della vita del luogo: il mulino, il torchio, gli oggetti della vita quotidiana di una comunità che oggi ci sembrano così lontani, ma che fino a meno di un secolo fa erano assolutamente familiari e necessari per campare.

Licodia Eubea: la Grotta dei Santi

Pochi km fuori dal paese di Licodia Eubea si trova un sito rupestre assolutamente suggestivo: la Grotta dei Santi. Una parete rocciosa forata nella quale si aprono piccole grotticelle che sono state frequentate dall'età tardoantica e più tardi in epoca bizantina. Dapprima furono impiegate come luogo di sepoltura, poi ospitarono un cenobio, ovvero un piccolo monastero che in una delle due grotte realizzò un luogo di culto che fu affrescato con una splendida scena di crocefissione.

La figura centrale è il Cristo in croce, ai piedi della quale stanno la Madonna e San Giovanni. Un personaggio più piccolo è interpretato come Longino, il centurione romano che scagliò la lancia contro il costato di Cristo. I colori ancora accesi e intensi ci riportano proprio all'XI secolo d.C.

L'ambientazione è spettacolare. Raggiungere il luogo ha il sapore dell'avventura, lungo un sentierino tra rovi e crochi gialli in fiore e la vista che spazia su pascoli brulli e colline. No, Indiana Jones non c'è, scordatevelo. Ma mettete scarpe comode, che vi conviene.

Licodia Eubea è un piccolo gioiello. Consiglio di visitarla a prescindere, ma soprattutto in occasione della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica che si svolge sempre in autunno, ad ottobre.


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