Magazine Diario personale

“Nel mio mondo funziona così”

Creato il 01 novembre 2017 da Povna @povna

La Scuola sopra la Piscina, come si è intuito, alla ‘povna mediamente piace molto. Perché ci si trova bene, che è il primo e fondamentale punto, perché era quello che desiderava (e lei coltiva una certa tendenza a tener traccia di quel che chiede al karma, e a non lamentarsi se lo ottiene, anche) e perché – una fama radicata nell’intera piccola città (“La Scuola sopra la Piscina è probabilmente la più complessa, ma l’ambiente come piacevolezza è unico”) da tanti anni – è effettivamente, quanto a clima, assai amichevole. Ciò non toglie che sia e resti una scuola, prima di tutto, cioè un luogo di lavoro, cioè un posto (secondo l’immortale battuta di Mr. Mifflin) nel quale Satana, nella gara con Dio per il male più spiacevole del mondo – a fronte della creazione di nostro signore del pane ottenuto cotidie col sudore della fronte – pensò cinque minuti, sorrise furbetto, e scodellò il collega. E fortuna che non pensò, aggiunge la ‘povna, almeno in prima battuta, al collega di Lettere, ché, lei ne è perfettamente consapevole, la sua categoria unisce su di sé il più alto tasso di vanagloria unita a insipienza. Un fattore che non manca mai di sconcertarla, con triste mea culpa, ogni volta (cioè, purtroppo, spesso) che incontra i suoi simili in una riunione.
I suoi nuovi colleghi (e soprattutto colleghe) nella nuova scuola non fanno eccezione, e lei, in questi primi mesi, ha cominciato a conoscerli e catalogarli. L’episodio che racconta, in questo, si segnala come uno dei più significativi successi fino a ora.
Succede che anche la Scuola della Piscina (come tutte, nel regno) si occupi attivamente di progetti su Shoah e Memoria; e succede che da loro la referente sia la collega Zenobia, che è di quelle persone che, quando arriva in sala insegnanti, non importa quello che tu stia facendo, se non ti conosca, nulla sappia di te, ostenta grande, grande affetto, e ti bacia, ogni singolo giorno, con due bei baci sulle guance (e già qui, la ‘povna…), una di quelle persone che alla prima riunione per materie non si presenta perché “sta facendo altro e più importante” e alla seconda pianti un inverecondo casino per creare un gruppo whatsapp di lettere (il quale da solo meriterebbe, poi, una serie di racconti a parte).
Ma Zenobia è intensa, attiva, piena di buoni sentimenti e santa indignazione civica: i progetti di cittadinanza della scuola sono i suoi con trasporto e enfasi. La ‘povna, appena arrivata, ne prende atto. Poi si mette da una parte e sta a guardare. Succede anche, infatti che, come si sa, anche la ‘povna sia stata responsabile dei progetti di Memoria sia a Città della Scuola sia al Tanzi; e proprio in virtù di questo fatto sia inserita, da parecchio, nella mailing list relativa che la sua Regione ha istituito tra gli insegnanti attivi in questo senso. Così, quando, al 25 di settembre, le arriva su quel canale la segnalazione dei corsi di aggiornamento di storia regionali dedicati a questo, lei (che è in quella scuola da meno di un mese, a lezione da dieci giorni) inoltra subito l’informazione alla coordinatrice di dipartimento Olivia (l’unica di cui abbia per ora l’indirizzo) in modo che venga “debitamente socializzata a tutti”. Il giorno dopo ne parla a voce in sala insegnanti, davanti a Olivia stessa e a Zenobia, che dichiara di averli già avuti anche lei, in quanto referente della scuola: “Lo immaginavo” – chiosa la ‘povna – “l’importante è che la notizia circoli”. “Certo, certo, a me la Memoria interessa da anni” – ribatte Zenobia. “Bene così” – sorride la ‘povna, e ne va a far lezione in santa pace.
Della socializzazione di quei corsi, nei giorni successivi, per la verità, non vede traccia. Lei intanto ci si iscrive (sono a numero chiuso e scadenza), poi, siccome nel frattempo ha appreso che esiste un Google Group informale dei docenti, nel quale viene messa, presume che l’informazione sia passata da quel canale.
Succede però, nel frattempo, che la ‘povna viene selezionata per la seconda puntata, a Berlino, di un corso di aggiornamento molto bello, organizzato dal Mémorial de la Shoah, a numero anch’esso chiuso, con borsa di studio. I docenti presi, in tutta Europa, sono solo 27, lei è l’unica della sua regione. Dunque una mattina presto fissa un appuntamento con Walrus, gli spiega che è una cosa molto figa e chiede (prontamente ottenendolo) il nulla osta a partecipare. Walrus, che è uomo pratico, da quel momento fa due più due e inserisce la ‘povna tra i destinatari delle informative Miur che riguardano i progetti di Memoria, insieme a Zenobia. La ‘povna prende atto, ma, visto che appunto non è referente che di se stessa, stante che i primi mail sono solo interlocutori, e di scarso interesse collettivo, a parte accusare ricevuta non fa nulla.
Un mercoledì di ottobre, però, per l’esattezza il 18, nella sua casella di posta arriva un avviso che non è possibile ignorare. Walrus ha infatti mandato il bando della Regione per partecipare all’evento che, negli anni pari, sostituisce l’organizzazione del Treno della Memoria localmente. I vincoli per le scuole sono piuttosto macchinosi e stretti, le scadenze anche: i presidi devono selezionare una classe per istituto, più due riserve; e precedenza deve essere data alle classi di quegli insegnanti che si siano iscritti ai corsi. La ‘povna legge, poi prende una decisione e scrive a Zenobia: “Ciao, hai visto il messaggio di Walrus? Come ci organizziamo per socializzare coi colleghi al meglio la notizia?”. La risposta di Zenobia, a stretto giro, non lascia spazio a tanti dubbi: “Ne parliamo a voce domani. Io comunque sono assolutamente disponibile, nel caso e ovviamente, a seguire i corsi indicati”. Di fronte a un’alzata così, la ‘povna sorride senza scomporsi, e schiaccia: “Benissimo, Zenobia. Unica cosa: i corsi sono quelli di cui si parlava a settembre, e come ricorderai erano a numero chiuso e a scadenza; la deadline è da parecchio superata…”.
Senza allungare il brodo, appare chiaro che Zenobia non solo non ha socializzato i corsi, all’epoca, con nessuno, ma non si è nemmeno iscritta lei stessa. E per quanto non brilli sempre per perspicuità, persino a lei deve apparire chiaro che, allo stato attuale dell’arte, in tutto l’istituto, sia solo quella nuova, la ‘povna, che non ha nemmeno una quinta, l’unica che abbia i requisiti per andare.
Il giorno dopo, a scuola, di prima mattina, la ‘povna aspetta Zenobia, come d’accordo. Lei intanto ha brigato con la Regione per riuscire a farsi inserire in extremis, e arriva comunicandoglielo tutta soddisfatta. “Lietissima per te” – ribatte con un sorriso la ‘povna – “come facciamo per dare aria alla notizia?”. Zenobia la guarda più o meno come se la ‘povna le avesse proposto di andare in corso Europa a battere. “In che senso?”
“Nel senso di dirlo ai colleghi, Zenobia, non credo che Walrus lo abbia mandato a noi per la nostra bella faccia” – replica la ‘povna. “Anzi, a me forse sì, visto che non ho ruolo alcuno e sono qui da un mese e fischia, ma tu sei responsabile di questi progetti, prendi soldi per fartene carico e diffonderli” – vorrebbe aggiungere. Ma si astiene, diplomatica.
“Ah, già, certo. Lo mandiamo sul Google Group, ci dovrebbero essere tutti lì…” – annaspa Zanobia, con faticoso aplomb.
“Perfetto, e poi che ne dici se facciamo una Circolare?”.
Gli occhi di Zenobia adesso sono tutti e due sul pavimento: “Una Circolare? Ma è lunga da scrivere, e poi Walrus non vorrà mai…”.
“Ascolta, io sono nuova, dunque mi adeguo a quello che suggerisci. Se dici che qui non usa e non si fa, a posto, ma se è solo per lo scriverla e sottoporla al preside col dubbio che preferisca non mandarla, io direi di lasciare che sia lui a decidere, e per stenderla mi faccio senza problemi volontaria”.
“Allora ok, ma tanto…”.
“Perfetto, grazie mille!” – la ‘povna vola in classe. Poi, nell’ora di passaggio tra il Giardino Segreto e l’Astronave, passa da casa e, insieme alla pipì di ordinanza, manda sul Google Group e scrive a Walrus la bozza della Circolare. La quale conosce la sorte che hanno conosciuto tutte le sue circolari da diciassette anni a questa parte, a Città della Scuola come al Tanzi: Walrus le risponde in venti minuti con un “Grazie mille, è perfetta. La firmo e la inoltro domani”.
Così accade, e, per quanto nel documento ci sia scritto che i colleghi possono rivolgersi, per indicare le adesioni (e l’eventuale frequenza al corso, requisito preferenziale per essere scelti) tanto a Zenobia quanto alla ‘povna, tutta la gestione della faccenda ricade in capo alla ‘povna, perché le persone scrivono solo a lei, innanzi tutto e perché quasi nessuno legge quello che c’è scritto, e dunque lei deve rispiegare paziente tutte le volte che “Sì, sarà una sola classe per istituto, più due riserve; no, le pare dunque improbabile che uno stesso insegnante possa portare due classi; e sì, il corso è quello che la collega Zenobia dovrebbe avere mandato su Google Group a settembre, lei non lo può sapere perché ancora non ce l’avevano messa; e no, non si possono portare classi del biennio, è solo per le quarte e per le quinte”. Ma lei fa tutto con calma irenica e buon umore. Persino quando la collega VengoAnchio! le scrive, dietro suggerimento di Zenobia stessa, lamentando di non avere avuto l’informazione relativa ai corsi, la ‘povna fa finta di nulla, si offre di mediare col coordinatore regionale, del quale le dà l’indirizzo. E si arriva così al giorno della scadenza per inoltrare le domande a Walrus. A quel punto – sempre avendo cura di parlare prima con Zenobia, per non passarle avanti – la ‘povna fa una bella tabella con tutti i dati, prepara il modulo da inviare alla Regione lasciando in bianco solo la parte della scelta, e invia tutto a Walrus con una legenda.
E poi aspetta.
Ieri mattina Walrus, mentre la ‘povna faceva lezione dagli Sbucciati, viene raggiunta da un messaggio della custode: “Appena può Walrus la aspetta in presidenza”.
Al cambio dell’ora la ‘povna si affaccia, e sa già tutto.
“Ho ricevuto tutto, professoressa ‘povna. Ci sono cinque domande per un posto per il quale, sulla carta, avete i requisiti solo lei e Zenobia, con due classi del Giardino Segreto: che si fa, professoressa?”.
E la ‘povna è pronta: “Sì, ci avevo pensato: non è simmetrico e non sta bene che vadano le due alle quali lei aveva mandato il mail originario, e poi saremmo due del Giardino. Io sono nuova, la mia è una quarta, e poi ho gestito tutto. Faccio un passo indietro io, mi metta al limite supplente, ma solo se manca un posto, se no sarà per la prossima volta, io vado a Berlino, vuol dire che alla mia classe della Shoah parlerò io portando la restituzione del mio corso”.
Walrus la guarda con un’aria da: “Questa nuova pensa. Ha un nome buffo, è verbosa, e non si capisce perché continua a scrivermi dei mail che iniziano con ‘brevemente’ (anche se poi fa tutto preciso alle scadenze), ma questa pensa”.
E così fanno. Prima (e selezionata) Zenobia; seconda (ma con buone probabilità, perché c’è qualche posto in più riservato col criterio del chi prima manda meglio alloggia) collega dell’Astronave. Sul terzo posto tra le riserve Walrus chiede alla ‘povna di sorteggiare tra le due colleghe rimaste, ma una delle due è VengoAnchio! che pianterà una lagna talmente lunga e querula che Olivia si farà da sola da parte.
Queste ultime pratiche avvengono in una riunione volante dopo il Collegio del pomeriggio, nella quale la ‘povna spiega tutto alle colleghe, con poche parole nette: “Oggi ho parlato col preside…”.
“Sì, sì, cosa ti ha detto, come ha scelto?” – Zenobia la interrompe con gli occhi spiritati.
La ‘povna le riserva una occhiata delle sue, e va avanti: “Dicevo… Mi ha fatto presente che, nella teoria, due persone da selezionare erano obbligate, cioè io e Zenobia, che ci eravamo iscritte per tempo al corso. Però la cosa sarebbe stata violentemente asimmetrica, saremmo state due del Giardino. Inoltre io sono nuova, la mia era l’unica quarta e inoltre trovo che, in casi come questo, sia opportuno che chi si è trovato a coordinare una procedura sia il primo a fare un passo indietro, se necessario. I ragazzi sono tutti uguali, e la nostra priorità è che la scuola vada, nel suo complesso”. Segue l’esposizione della scelta di Walrus.
Zenobia prima non trattiene un grosso sospiro di vittoria, poi si ricorda di essere ipocrita: “Non capisco questo discorso che chi coordina deve tirarsi indietro, e poi che c’entra che sei nuova, in questa scuola non c’è nonnismo”.
“Che tu non capisca il tirarsi indietro appare chiaro da come hai gestito i corsi e poi volevi gestire l’informazione del bando; quanto al nonnismo c’è in tutti gli ambienti, almeno un poco, si chiama studiare i nuovi arrivi, quando va solo bene, non raccontiamoci balle” – ma ancora una volta queste parole restano scolpite solo per futuri racconti.
“Nel mio mondo funziona così, Zenobia” – sorride la ‘povna – “dai, non stiamo a parlarne ancora inutilmente”.
La riunione si scioglie. Olivia e la ‘povna si scambiano uno sguardo di consapevolezza. Zenobia se ne va con l’aria di chi ha vinto a colpo grosso. VengoAnchio! con il suo terzo posto da riserva difeso con le unghie e la sensazione di non averci proprio fatto una figura bella.
La ‘povna, dal canto suo, va a casa placida. Perché quello che Zenobia non sa, e che non hanno capito nemmeno le altre (tranne, forse, Olivia, ma non è detto) è che per lei si tratta solo di un ‘a buon rendere’.
Walrus oramai la conosce, e sa bene, così come lo sa la ‘povna, che il conto aperto in questa occasione lei passerà con certezza a saldarlo.
Con la calma che conviene.


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