Corridoi di una grande, anzi enorme industria dolciaria. Inuna ricca provincia del nord Italia (potete indovinare qual è, ma io non posso dirlo).I nostri passi risuonano sul pavimento dei larghi corridoi,dove scorre un’infilata di porte in legno chiaro, ognuna con la sua targhetta:
“Presidente”, “Vicepresidente” “Responsabile di Qui” “Responsabile di Là”,“Direttore di Questo” , “Direttore di Quello”. All’ingresso mi hanno trattenutola carta d’identità, registrato il mio nome, raccomandato di non perdere il bagde con su scritto “Visitatore”, pena la confisca del documento.E’ anni che per me questo rito si compie, periodicamente. Eppureogni volta la visita ha il sapore di una cerimonia, che quasi sottolinea l’importanza di ciòche avviene qui dentro.
Un intenso profumo di cioccolata ci accompagna lungocorridoi, sale, uffici e non ci abbandona mai. Per non farti mai dimenticaredove sei e di cosa ti stai occupando.
Ciò che avviene qui dentro è in effetti una normale consuetudine di riunioni, incontri,lavoro alle scrivanie.Ma far parte di tutto questo, incontrare queste persone, haper me sempre qualcosa di eccezionale. Perché ogni piccola decisione che si prende, può poi farparte della vita di tantissime persone. Perché i prodotti che nascono in questapiccola provincia del nord Italia, arrivano in tutte le parti del mondo.
Le persone che lavorano qui ci hanno fatto l’abitudine. Colloro forte accento di provincia, nessuno per esempio sembra rendersi conto che grandi aziendeinternazionali comprerebbero a peso d’oro le informazioni che passano da questescrivanie.
Ci sono dirigenti pluriottantenni che mi raccontano comesono nati prodotti che mangiavo nell’intervallo, alle elementari.
In questi corridoi dai rumori ovattati, sento che sto toccando da vicino laGrande Storia delle Merendine…