Francesco Selmin racconta le vite di tutti gli internati, i dolori, le sofferenze, le coincidenze, ma soprattutto riesce a far risaltare l’indifferenza della nazione, durante e dopo la guerra, di fronte a un tale disumano capitolo nero della storia mondiale.
“Nell’agosto 1945, ad esempio, Ester Hammer Sabbadini, una delle tre superstiti degli internati di Vo’ Vecchio racconta sul quotidiano padovano “Libera Tribuna” l’allucinante esperienza della deportazione e della vita nel campo di Auschwitz Birkenau. Un racconto ampio, circostanziato, che però non ha eco e cade nell’indifferenza. Un’indifferenza che può essere addebitata anche alla diffusa volontà di dimenticare la guerra.”
Il pregio maggiore che ho riscontrato nel testo è l’accuratezza di particolari nell’esposizione dei fatti, la ricerca inoltre è completa di nomi e cognomi degli ebrei internati, come a voler omaggiare la loro memoria ricordandoli tutti per imprimere nella mente del lettore il valore di ogni singola vita. I paragrafi estrapolati dai diari, gli articoli antisemiti, le testimonianze dirette dei pochi sopravvissuti, rendono il volume vero.
“Il convoglio 33T arrivò ad Auschwitz la notte tra il 3 e il 4 agosto. Per gli ebrei la selezione fu immediata e terribile. Soltanto una minoranza dei deportati venne risparmiata, tutti gli altri entrarono prima nelle camera a gas, poi nei forni crematori.”
Amara la conclusione dell’autore:
“Nel ripercorrere i dolorosi fatti raccontati in queste pagine, mi sono chiesto se si incontrano dei “giusti”. Me lo sono chiesto in modo particolare riflettendo sulla vicenda straziante e inquietante di Sara Gesess (bambina di 2 anni N.d.R.), prima “salvata” e poi “sommersa”, così come sulla vicenda ugualmente tragica degli altri bambini internati a Vo’: Ida, la più piccola di tutti, suo fratello Ercole, Pietro, Eva.
Ho cercato dei “giusti” anche per l’altra Eva, quella un po’ più grande, che aveva pensieri lievi e profondi e a diciott’anni scrisse che per l’Italia che l’aveva tradita era disposta a sacrificare “tutto il sacrificabile”.
Confesso che faccio molta fatica a trovarne qualcuno.”
Nessun “giusto” per Eva. La Shoah a Padova e nel Padovano
Francesco Selmin
Cierre Edizioni