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Neurodiritto – la Scienza entra in Tribunale?

Creato il 24 maggio 2016 da Propostalavoro @propostalavoro

Neurodiritto – la Scienza entra in Tribunale?

Continuiamo la nostra esplorazione delle nuove professioni multidisciplinari, destinate a trasfromare il Mondo del Lavoro: oggi ci occupiamo del Neurodiritto.

Da diversi decenni, si discute con molto interesse sulle basi biologiche del comportamento umano; negli ultimi anni, si è prestata grande attenzione al legame fra condizioni neurologiche e devianza criminale, e sull'importanza di una maggiore integrazione fra le molte scoperte in ambito scientifico e il procedimento legale.

Un primo importante passo in tal senso è rappresentato dallo studio "Neuropsychologists and neurolawyers" (1991), guidato dal neuroscienziato e avvocato statunitense J. Sherrod Taylor, al quale si deve, tra l'altro, l'adozione del termine Neurodiritto; in questo e in successivi studi, Taylor sostenne la necessità di un utilizzo corretto della terminologia e delle prove di tipo medico nelle aule di Tribunale.

Necessità quanto mai attuale, se si considera il numero sempre crescente di controversie in ambito giuridico, quali ad esempio l'effetto delle sostanze psicotrope, le conseguenze di gravi lesioni cerebrali e la loro possibile ammissibilità quali attenuanti in sede penale, nonché l'affidabilità e la liceità di tecniche diagnostiche via via più sofisticate, quali il Neuroimaging, le cui potenzialità sono tuttora compromesse da seri limiti operativi.

Si tratta di questioni molto complesse, la cui gestione deve tenere conto sia dei pericoli di una scarsa conoscenza specifica da parte degli attori coinvolti (specie in presenza di giurie popolari), sia delle numerose implicazioni di carattere etico poste dall'eventuale introduzione di nuove tecnologie (basti pensare allo scenario descritto da opere quali 1984 o Minority Report).

Cambiamenti così radicali potrebbero coinvolgere molti principi cardine dei nostri sistemi giuridici, tra i quali il concetto di responsabilità (della persona o del suo encefalo?) e di riabilitazione (come occuparsi di "criminali naturali"?); e se sul piano teoretico la discussione è vivificata anche dal contributo di studiosi provenienti dai campi della Psicologia, della Psichiatria e della Filosofia, dal punto di vista applicativo rimangono molti interrogativi; mentre negli Stati Uniti il ricorso a difese legali su basi neurobiologiche inizia a diffondersi, e l'Amministrazione Obama ha chiesto alla Bioethics Commission la stesure di norme ad hoc, in Italia, salvo alcune occasioni, il dibattito non ha ancora conquistato un ruolo di primo piano.

In ogni caso, il progresso delle Neuroscienze non potrà che rendere sempre più pressante il bisogno di una disciplina certa per accoglierne le implicazioni nei Tribunali; e tale consapevolezza non potrà che spingere i legali di domani a seguire la strada tracciata da Taylor, divenendo veri e propri Neuroavvocati.

Neurodiritto – la Scienza entra in Tribunale?

Andrea Torti


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