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» Nevernight. Alba Oscura #3, di Jay Kristoff – Recensione

Creato il 10 settembre 2019 da Marta @M_Sognatrice

» Nevernight. Alba Oscura #3, di Jay Kristoff – Recensione

I molti erano uno e lo saranno ancora;
una sotto i tre, per elevare le quattro, liberare la prima, accecare il secondo e il terzo.

Oggi vi voglio parlare dell’ultimo libro della serie di Nevernight di Jay Kristoff, portata in italia da Mondadori – Oscar Vault, per la collana Fantastica. Un fantasy di cui tutti ormai stanno parlando, anche in toni molto molto positivi. E io mi unisco del tutto a loro. Ho trovato un fantasy abbastanza originale, coinvolgente, fuori dalle regole e con una protagonista femminile davvero bella!

Se i primi due volumi mi avevano colpito positivamente ma non del tutto, il terzo l’ho veramente amato. Ho trovato risposta a molte delle mie domande, tutti i pezzi del puzzle sono stati incastrati benissimo, e certe frasi che prima non capivi, sono state tutte chiarite. Forse è quello dei tre in cui ho trovato con maggior forza la componente fantastica e leggendaria.

Cercherò di non fare spoiler, almeno nella prima parte. Poi, vi invito a fermarvi, perché ho voglia di esprimere i miei pensieri più nel dettaglio e lì non posso assicurarvi di non rivelare elementi importanti.

Non c’è ombra senza luce, Sempre
giorno segue notte, A metà tra nero e bianco…»
«C’è il grigio…»

Nel secondo volume, I Grandi Giochi eravamo rimasti sospesi. Mia, certa di aver ucciso i due uomini potenti che avevano causato la morte dei suoi genitori, ha scoperto che in verità il suo fratellino Jonnen non è morto, ma il console Scaeva lo aveva preso con sé crescendolo come suo figlio (cosa che effettivamente è). Jonnen non sa nulla di sua sorella, di sua madre, del loro passato. In fondo era solo un neonato quando tutto il dramma è accaduto, quando è stato strappato dalle braccia della sua vera madre. Mia decide di portarlo via con sé, recuperando almeno quell’ultimo frammento della sua famiglia, del suo passato.

Alba Oscura, terzo capitolo di questa serie, riparte proprio da lì. Mia è ancora viva, e cerca di raggiungere – insieme a Jonnen – Ashlinn e Mercurio, per andare lontano e compiere in un secondo momento il piano di distruggere la Chiesa Rossa, complice di aver contribuito alla morte dei suoi genitori e di averla usata per i propri interessi. Il culto dedicato alla Dea Niah – la Madre della Notte – oramai risulta sempre più corrotto, marcio, non più dedito al loro vero scopo, ma orientato a quel dio denaro che fa dimenticare tutto.

Ma c’è un importante ritorno alla fine del secondo capitolo: Tric, il ragazzo di cui Mia era innamorata, è tornato dalla morte e le rivela importanti informazioni sulla sua vera natura di Tenebris e sulla strada che dovrebbe seguire per riportare il mondo al suo corretto equilibrio. Mia è sempre stata accecata, come dai quei soli che risplendono costantemente in cielo, dalla vendetta, e non ha ancora compreso quale sia il suo vero scopo: lei è una Prescelta della Madre.

Che cosa è questa Luna, di cui parla? E come potrà compiere tutto ciò? Quanto dovrà sacrificare ancora per ottenere la sua vendetta?

In un viaggio contro il tempo, pieno di ostacoli a causa dell’odio delle Quattro Figlie e del Dio Aa, ma anche della Chiesa Rossa che non accetta il tradimento di Mia, quest’ultima sarà costretta a fare i conti anche con se stessa, con la voce della sua coscienza – interpretata sempre dal suo fido compagno Messer Cortese – ma soprattutto con la paura.

I Tre Soli stanno tramontando lasciando il posto al Vero buio. Il momento in cui la Dea Niah può riprendere il suo posto, in cui il potere dei Tenebris si fa più forte, più completo. Mia riuscirà a comprendere il suo vero scopo? A risolvere il mistero che si annida sotto le mura e le strade di Godsgrave, la città di ponti e di ossa?

» Nevernight. Alba Oscura #3, di Jay Kristoff – RecensioneImmagine creata da me, non utilizzare senza permesso!

Non puoi sapere quanto è dolce respirare finché non ti hanno rotto le costole. E non puoi apprezzare la felicità finché qualcuno non ti ha fatto piangere. Non ha senso incolpare te stessa per i calci che ti dà la vita. Ti basta pensare a quanto fa male e a quanto non vuoi sentirti più così. E questo ti aiuterà a fare quello che è necessario per vincere la prossima volta.

Questo libro, come dicevo, mi è piaciuto moltissimo. Non soltanto perché risolve molti dei misteri e delle domande che ti avevano lasciato i precedenti romanzi, ma anche perché colpisce e fa riflettere, soprattutto sul concetto di Paura.
Mia, come apprendiamo ben presto, è una Tenebris. Questo significa anche che nella sua ombra ospita dei Demoni – come Messer Cortese ed Eclissi, gatto e lupa fatte di ombre – che bevono la sua paura, permettendole di compiere qualcosa che da sola poteva essere davvero complicato. Perché la paura spesso ti frena, ti imprigiona; è come un veleno che ti logora dentro, che ti blocca. Ma allo stesso tempo non avere paura non va bene. Non è così positivo. Come per tutte le emozioni negative, anche la paura è un elemento essenziale per la nostra esistenza. Ti aiuta a riflettere, ti aiuta anche a ponderare le tue azioni, prima di portarti a fare cose superficiali, troppo impetuose, spesso sbagliate.
La paura se riesci a dominarla – che quindi non equivale a non averla – ti aiuta a vivere. Dominare il terrore per poter compiere azioni che potrebbero far bene.

Credo che sia come quando si è sempre felici. Sarebbe bellissimo sì, ma spesso le lacrime non sono un male, spesso la tristezza di un momento ti aiuta ad apprezzare ancora di più quei piccoli momenti di felicità.
Così la paura ti può bloccare sì, ma dominarla ti dona una gran forza. Non so se riesco a spiegarmi bene, ma vi lascio un estratto del libro che per me è di una bellezza assurda.

La paura era un veleno. Una prigione. La damigella d’onore del rimpianto, il macellaio dell’ambizione, la tetra eternità fra avanti e indietro.

La paura era Non posso.

La paura era Non voglio.
Ma non era mai una scelta.

Non avere paura era non sperare mai. Non vivere. Non amare. Non temere il buio.
Era non sorridere mai quando l’alba baciava il tuo volto. Non temere la solitudine, era non conoscere mai la gioia di una bellezza tra le tue braccia.

Parte del possedere è la paura della perdita.
Parte del creare è la paura che si rompa.
Parte del cominciare è la paura della fine.

La paura non è mai una scelta.


Ma lasciarti dominare da essa lo è.

Se nel primo libro vediamo una Mia allenarsi per diventare una Lama, nel secondo combattere con violenza per diventare una Gladiatii e raggiungere sempre la sua vendetta, nel terzo apprendiamo ancora di più l’umanità che in verità si cela nonostante il suo essere un’assassina.
Mia è sì assetata di vendetta, è vero che uccide le persone anche in maniera brutale, ma è anche una ragazza che ama, che vorrebbe a volte aver avuto una vita diversa, più tranquilla, che vorrebbe solo porre fine a tutto ciò e finalmente vivere serena.
Si scorge tantissimo il suo lato umano, la sua compassione, il suo amore.

In questo ultimo capitolo non c’è solo la violenza, la volgarità, la morte, ma c’è molto di più. Si respira l’Amore nelle sue varie sfaccettature:
l’amore per la persona che è al tuo fianco, o che c’è stata;
quello per l’uomo che l’ha cresciuta e nonostante non siano legati dal sangue, vede comunque come un padre e lui come una figlia;
quello per il fratellino che temeva scomparso, e che invece è lì, accanto a sé, e con il quale vorrebbe ricostruire un rapporto;
quello per gli amici. Per quelle persone alle quali si è profondamente legata e che non vorrebbe veder morire, ma che sa che sono sempre pronti ad aiutarla.

Non c’è solo il suo di amore, ma anche quello delle persone che la circondano. Amore così forte da far tornare anche dal regno dei morti, solo per lei.

È una serie che consiglio, sempre ribadendo che non può essere per tutti, per la sua violenza, per quelle scene di sesso esplicite, per la volgarità (e ‘bisso e sangue, quanta ce ne è!). Ma, se tutti questi elementi non vi disturbano, allora provate.

Lo so che ora tutti ne parlano e anche a me quando un libro è sulla bocca di troppe persone, mi trasmette qualche dubbio. Però, per me merita di essere letto.

In questo ultimo capitolo, più che negli altri – almeno per me – ci sono moltissimi momenti in cui è facile commuoversi. Più di una volta ho dovuto lottare contro le lacrime che minacciavano di uscire, soprattutto in quelle immagini dove si riflette con gran forza la bellezza dell’animo umano. Così fragile, ma allo stesso momento così forte. Come l’amore, in ogni sua sfumatura.

Non sai mai cosa può distruggerti, finché non cadi a pezzi. Non ti manca mai la tua ombra finché non sei perso nell’oscurità.

Ora, se non volete continuare per pericolo SPOILER, vi invito a fermarvi.

Perché ho così amato Alba Oscura? Per vari motivi.
Innanzitutto perché non è un mero fantasy che narra una storia e basta, ma fa riflettere. Ci sono stati dei momenti in cui sembri accedere all’anima di Mia, e comprendere in un certo senso la ragazza. Momenti che ti turbano però, e che ti spingono da un lato a capire, dall’altro a gridare un grandissimo NO.
Come quando Mia allontana da sé Messer Cortese, nutrendo – almeno all’apparenza – un odio totale per quella voce (della sua coscienza) che cerca solo di farle capire determinate cose. Ma, in fondo, quante volte anche noi cerchiamo di allontanare quella vocina insistente, di non ascoltarla, di cacciarla dai nostri pensieri, perché pur sapendo che ha ragione ci fa troppo male per trattenerla?
È stato uno di quei momenti in cui ho provato davvero una sorta di senso di distacco, come del resto lo prova Mia. Per tutta la vita ha avuto quel gatto d’ombra con sé. Allontanarlo la fa sentire più vuota. E in fondo, quanto manca nelle pagine successive!
Messer Cortese resta il personaggio che più amo, il più riuscito. Con quel suo sarcasmo assurdo, ma mosso da un affetto unico per quella ragazza che non vorrebbe mai abbandonare.

Ho adorato, tanto, tantissimo i momenti con Mercurio e Aelius. Nella biblioteca dei morti sulla Montagna della Chiesa Rossa si apprendono delle cose che mi hanno lasciata sorpresa ma che ho molto gradito!

Libri morti, libri perduti e libri mai esistiti: alcuni bruciati sulle pire dei fedeli, altri banalmente inghiottiti dal tempo, altri ancora…

“Semplicemente troppo pericolosi per essere scritti”.

In quella moltitudine di scaffali trovano due libri molto importanti. Una biografia… di una ragazza che ha una storia da raccontare: Mia. E quale stupore coglie Mercurio nel comprendere che sono il frutto della sua scrittura!
Libri dentro libri. Libri che parlano dei libri che hai tra le mani. Ancor più bello è stato vedere quanto il lavoro stupendo fatto dalla Mondadori-Oscar Vault sia stato molto molto fedele nella grafica e nei colori, così come viene descritto nel libro.
Divertentissimo poi il vedere come l’autore giochi moltissimo con le note a piè di pagina. Resta ancora la sua ironia, ma viene giocata anche dai personaggi che restano perplessi anche loro e quasi criticano il loro uso. Questo gioco tra autore, personaggi e lettore a me è piaciuto tanto! Sono momenti di ilarità che spezzano un po’ il dramma, situazioni non facili da gestire e digerire.

Altra cosa che mi è piaciuta, ma in questo caso riguarda tutta la serie, è questo inserire come sfondo due realtà storiche italiane: da un lato una grande attenzione per l’antica Roma, dai ruoli dei potenti, a vari aspetti storici che vengono qui inseriti in maniera molto riuscita, agli scontri tra gladiatii; dall’altro il fascino della Venezia rinascimentale, soprattutto nelle descrizioni di Godsgrave, nelle maschere e costumi indossati.

L’altro motivo che ho amato tantissimo, è il mondo o meglio la “leggenda” creata da Jay Kristoff e intorno alla quale ruota tutto, soprattutto l’esito finale della sorte di Mia. Tutta la storia degli Dei, e finalmente la scoperta di chi sia e dell’importanza di quel figlio di Niah e Aa ma non voluto da quest’ultimo. Non voglio svelare troppo nei dettagli, ma io ho amato davvero ogni spiegazione, ogni singola idea che ha portato alla conclusione di questa saga. E anche se forse non mi aspettavo un certo finale, credo che la povera Mia se lo meriti. Quindi va bene così.

Ma vivere nei cuori di coloro che ci lasciamo indietro è come non morire mai. E ardere nei ricordi dei nostri amici è come non dire mai addio.

E ora gentili amici, dovrei aver concluso con questa serie. Ma lo ammetto, Mia, Messere Cortese, Mercurio e tutti gli altri – o almeno non tutti tutti dai! – mi mancheranno. È stato un bel viaggio, e ringrazio ancora di nuovo la Mondadori Oscar vault per avermi permesso di iniziare a leggerli in anteprima, anche se solo tramite pdf.


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Nevernight #3, Alba Oscura, di Jay Kristoff
Casa editrice: Mondadori – Oscar Vault
Traduzione di: Gabriele Giorgi
Pagine: 552
Prezzo: 20 euro cartaceo
Voto: ♥♥♥♥♥

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