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NIHAD SIREES: Stiamo combattendo contro la storia ufficiale di un regime

Creato il 06 febbraio 2013 da Ilibri
NIHAD SIREES: Stiamo combattendo contro la storia ufficiale di un regime NIHAD SIREES: Stiamo combattendo contro la storia ufficiale di un regime

E’ mercoledì 30 gennaio e abbiamo incontrato l’autore siriano nel centro di Londra. Mi sono appena seduto di fronte a Nihad Sirees, che si trova qui in occasione del lancio del suo romanzo The Silence and the Roar.  

sul protagonista, Fathi*:

Nihad Sirees: Parlavo di Fathi come se parlassi di me. Ero molto arrabbiato, o depresso, per il regime di Bashar El-Assad quando ha interrotto le sue riforme il secondo anno, o meglio, alla fine del primo anno di presidenza. Ha detto che avrebbe riformato, ma poi è cambiato; intorno a lui c’era la vecchia guardia, coinvolta nel hayat el mujtama3 (società civile) e ciò significava che il regime aveva ucciso qualsiasi tipo di vita sociale e politica. Noi speravamo che lui credesse in ciò che aveva detto, era stato anche costituito il giornale di Ali Farzat, ma non appena tutto si è fermato tutte queste attività sono state colpite. Alcuni attivisti sono stati imprigionati. Così il regime ci ha chiesto di tenere tutto nascosto. Allo stesso tempo loro hanno fatto molto rumore, rumore ovunque. Il nostro silenzio ma il loro rumore.

NG: Quindi cosa sceglierà Fathi? Il libro termina con un sogno interessante …

NS: Il finale dipende dal lettore. Innanzitutto il piano di Hal’el è crollato. Lui avrebbe voluto usare la madre per fare pressioni su Fathi così che lui collaborasse con loro, affinché diventasse una delle loro voci nella società. Ma la madre non aveva problemi con questo: ho bisogno di contatto fisico, dice lei, sono una donna, e Ha’el era sconvolto. L’ultima cosa che gli americani hanno detto: ride bene chi ride ultimo, e Fathi e Lama sono quelli a ridere alla fine.

NG: E’ così che vedi il futuro della Siria?

NS: Non dimenticare che le ultime due pagine erano un sogno. La realtà potrebbe essere diversa. Ciò che vediamo ora è molto duro e sanguinoso e forse qualcos’altro verrà.

SULLO HUMOR E LA POESIA:

NS: Noi siriani siamo molto spiritosi, vogliamo, speriamo che sia, ma qualche volta falliamo. Non siamo come gli egiziani, che in ogni occasione sono pronti a dire qualcosa di divertente, a fare uno scherzo e forse affrontano ogni cosa nella loro vita, e specialmente le difficoltà, con ironia. Noi siriano ora affrontiamo le difficoltà con le canzoni, le foto, i video e la poesia.

NG: Scrivi poesia? 

NS: No… Un tempo, all’inizio, ho scritto una poesia alla mia ragazza. Quello è stato un modo per esprimere a lei le mie emozioni. Non credo di essere un poeta. Mi piace leggere poesie, mi piace Nizar Qabbani, Adonis …

NG: l’Adonis attuale o quello di un tempo?

NS: Oh, il vecchio! Ad ogni modo lui verrà alla Brown University a marzo. Terremo qualche seminario e incontri pubblici.

NG: Quale giovane poeta siriano ti piace leggere?

NS: Golan [Haji], lo abbiamo ascoltato recitare delle poesie proprio ieri, ed ero molto felice. E’ un buon poeta.

NG: Golan ha parlato dei soldati come vittime, e nel tuo libro anche tu parli di alcune persone trovatesi intrappolate nel lavorare per il regime …

NS: Si, loro erano spaventati e ora è lo stesso. Come puoi vedere ci sono molte defezioni, molte persone che simpatizzano con l’altra parte ma restano, forse perchè sono spaventate di quello che potrebbe accadere a loro o ai loro familiari. Per questo iniziano a collaborare segretamente con l’altra parte. E’ normale, no?

Ora il regime ha capito che se la famiglia di un ufficiale o l’ufficiale stesso si prepara a viaggiare, questo è un segno che una defezione è in preparazione e si assicurano che loro restino. Chiunque scappi lo fa dopo settimane di lavoro in segreto, altrimenti sarebbe ucciso e qualcosa accadrebbe alla famiglia. Ognuno ha parenti; se non ci sono figli o figlie, sicuramente ci sono zie, fratelli, madri, padri, e il regime farà qualcosa per ferirli.

SUL RUOLO DELLO SCRITTORE:

NG: Temo che in Algeria non ci siano più storici e il regime abbia riscritto la storia moderna. La nostra storia è però tenuta dal romanzieri algerini. Ti ritieni uno storico?

NS: questo è il ruolo della narrativa. Sono certo che in Algeria ci siano molti saggi che parlano dell’Algeria. La narrativa però interviene e, raccontandoti una storia, ti consente di comprendere quale sia realmente “la storia”. Questo è il ruolo della letteratura. Per esempio, del bilad el-sham (the Levant), Siria, Libano, Palestina, noi abbiamo molti saggi storici, ma li leggi quando approfondisci come ricercatore. Per avere però la storia letta da migliaia di persone, specialmente quelli delle nuove generazioni, la cosa migliore è avere un romanzo.

Il nostro compito è molto difficile perchè dobbiamo combattere la storia di un regime. I nostri colleghi che amiamo, come gli scrittori iracheni, hanno affrontato Saddam che voleva riscrivere la storia, falsificandola. E’ così che loro hanno scritto la vera storia della gente dell’Iraq. Lo stesso vale per noi. Questo è ciò che facciamo.

Voglio dirti una cosa. Un tempo avrei voluto scrivere un dramma TV sugli anni in cui la Siria era annessa all’Egitto, per poi chiedere il motivo per cui si sono separate. La storia ufficiale dice che fu per causa di Israele, e quest’ultimo e l’America sono sempre menzionati. Questo non è vero, e ho scritto nel Khan el-Harir (the Silk Road) che la separazione è stata dovuta al governo autoritario di Abd el-Nasser, a causa del quale le persone vivevano nella perenne paura che ha causato la decisione di separarsi. Io ho scritto di questo. Questa è la battaglia per la storia ufficiale che le dittature vogliono offrire al proprio popolo. Noi scrittori, poeti e ricercatori, noi dobbiamo dire al popolo la verità.

NG: Tu sei la memoria del popolo.

NS: Esattamente. Lo sai che Via col vento ci narra una bella storia d’amore, ma in realtà dipinge la storia dell’America di quel periodo, della guerra civile. Così anche Anna Karenina, di Tolstoj, entrambi i romanzi narrano delle belle storie d’amore che sono però il lato esteriore di qualcosa di più vasto...

sul giallo

NS: Nei paesi arabi non ci interessano I gialli. Forse hanno iniziato ora in Egitto. Per esempio ho letto l’ultimo libro del mio amico, lo scrittore algerino Waciny El-3aredj, Lolita['s Fingers]. Lui ha esplorato la storia dell’Algeria attraverso una storia d’amore di un uomo che si innamora di una giovane donna, e leggendo questo libro si apprende molto dell’Algeria. Questo è un lato molto importante della letteratura. Questo è ciò che faccio, racconto una storia, ma in realtà sto narrando la “storia”.

NG: Scriverai romanzi gialli?

NS: No! Abbiamo molti problemi e non abbiamo tempo per l’intrattenimento...

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Articolo tradotto dall'inglese da Diego Manzetti, in collaborazione con il blog Arabic Literature: originale disponibile al link: http://arablit.wordpress.com/2013/02/01/author-nihad-sirees-we-are-fighting-the-formal-history-of-a-regime/

 

 

  

 

 

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