Magazine Diario personale

Nina

Da Maddalena_pr

Nina

Nina come corre l’estate. Il sole è testardo ma il tempo scivola, che quasi frana. E allora fa come le valanghe di neve, mentre scende a valle ingrassa. È per questo che poi rivedi tutto, e ogni cosa sembra grande.

Nina, ti chiamo così e non hai mai obiettato. Il tuo nome, «Isabelle», è meraviglioso, eppure ha cominciato questo appellativo, a venire tra noi. Un giorno te l’ho chiesto, mi sono scusata.

– A me piace, «Nina» – hai sorriso.

Nina mamma scappa stamane da una stanza all’altra. Prepara cose per questo fine settimana, e poi apre un piccolo santuario di cose nostre, in quest’ultima mattina privata. Il paradosso di fermare questi giorni richiede di perdermi queste ore. Vedi com’è sciocco, l’uomo, l’uomo adulto?

NinaSotto le dita la lista dei vestiti da portare via, spunti le caselle su quel tovagliolino di carta su cui ho segnato gli oggetti disegnandoli. Mutande: prese. Calzine: prese. Costume: preso. Li allinei sul lettone, poi dici che pare una piscina, le cose orlano tutto come il bordo e adesso ci nuoti dentro.

Nina volevo dirti grazie. Dicono che la gratitudine non è un pensiero, non quella vera. Dico che non è neanche educazione.

Io so che è eleganza dell’animo: quando ci soffia dentro con gli occhi che nuotano emotivi, un po’ come te in questo grande letto. Tu nuoti un po’ in questi giorni, in questo cuore sciocco. Che adesso apprezza più di quanto abbia fatto sul momento.

Che strano effetto, mi sono spaventata di averti di nuovo a casa, adesso posso dirlo: ci si organizza nelle ore e nei sentimenti, e la mia autonomia ormai valeva più di te. Almeno un pezzo, almeno un po’.

Lo sai cos’è che mi ha vinto? Che non hai chiesto. Avresti potuto, e non lo hai fatto.

Nina in giro per casa, un po’ si gioca e un po’ nelle sue cose. Nina che il salotto non lo riconosci più. Nina alle mie spalle canta e io vorrei studiare. Nina e le sue prime vere erre, una conquista inattesa.

Nina che le basta come sono, le basto così: sapermi a pochi metri, sapermi vicina.

Siamo andate in piscina, abbiamo osato l’acqua pian piano e poi sempre di più. Siamo scappate quando il cielo ha fatto un mostro di nuvole nere e il vento ti attaccava alle mie gambe. Siamo state nella piscina in giardino, io che vorrei riposare e tu che invece mi porti pasti di foglie dai cespugli e storie che inventi.

Siamo andate a prendere la pizza una sera, la commissione che di solito fai con papà. «Mi porti tu, vero?», eri così fiera di fare da guida. Arrivi all’incrocio e di colpo non ricordi. Dobbiamo fare su e giù coi passi e gli occhi per capire, infine: «Amore, è chiusa». Abbiamo ripiegato su un’altra, salivi sul bancone e mi baciavi decine di grazie. L’attesa era lunga e tediosa ma ballavi Chandelier che cadeva da sopra, da qualche finestra aperta: eri troppo felice per annoiarti, eri felice di essere così unica, di avermi tua.

Nina devo dirti grazie perché sei stata come è il cuore, contrazioni ed espansioni il nostro tempo:

sei stata così grande da ammortizzare ogni mio umore o assenza, godere di ogni minuto condiviso, prendere ogni gesto come un dono, anche quello più ovvio. Mi hai baciato un ti amo perché ti ho portato coi pattini al parco. Perché abbiamo fatto merenda al bar. Abbiamo dormito nel lettone una notte (questo non dirlo, ai tuoi fratelli), mi hai presa a calci perché sei sempre la stessa di quando calciavi in pancia: non ho dormito molto. E quando eri ferma, russavi come un motore stanco. Hai rubato il letto a castello di Sarah (non dire nemmeno questo, ai tuoi fratelli). Abbiamo pranzato sole come anni fa. Abbiamo fatto la caccia al tesoro, giocato a carte, letto, riso. Quanto si ride con te, Nina.

Nina mi hai insegnato com’è bello sbagliare previsioni:

è stato più facile di quanto credessi. Stare con te. Sole. Ritrovarsi in dimensioni nuove. Nina grazie, per questa settimana. Per la tua pazienza, per il tuo casino. Grazie per la vita che insegni, che dai, senza saperlo. Per il tuo modo di rendere l’ovvio, speciale.


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