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Nina dei lupi, di Alessandro Bertante (Marsilio). Intervento di Nunzio Festa

Creato il 09 marzo 2011 da Stefanodonno

Nina dei lupi, di Alessandro Bertante (Marsilio). Intervento di Nunzio Festa

L'autore dell'omaggio alla libertà rintracciabile sotto il titolo “Al diavul” torna a dimostrare il suo talento. Con “Nina dei lupi”, nuovo romanzo di Alessandro Bertante, superiamo la fine della Storia per permetterci senza fatica di trovare una soluzione definitiva che porta davvero a un nuovo inizio. Grazie alla piccola e per tanto insignificante paesino di Piedimulo. Grazie alla Nina, bambina che cresce in un frangente di storia e di luoghi della Montagna Scura che sta a Occidente. Alla tenerella età di dodici anni, infatti, la Nina che diventerà dei lupi è stata costretta a terminare nelle braccia calde dei nonni, lui ultimo sindaco e capo di Piedimulo, perché i suoi genitori sono stati tramortiti dalla fine d'un'era che per caratteristiche somiglia a quella consumistica. Perché la famiglia viveva in città. Quando non era necessario – per salvarsi dalla 'Sciagura' – rintanarsi in un borgo volutamente tenuto fuori dal contatto col resto dei resti della civiltà. In una comunità che si sta ancora difendendo con la resistenza passiva quando arrivano i predoni ad ammazzare tutti. E Nina fugge. Grazie alla nonna. Per superare quel fiume che solamente con nonno aveva valicato senza problemi. Ad arrivare vicina vicina ai lupi del bosco. Anzi prossima ai miti e forti lupi d'Alessio, l'uomo dei Lupi. Che cambierà nuovamente la vita della giovanissima fuggitiva. Fino a vederla e sostenerla nel cammino che conduce alla nuovissima dimensione di donna. Come è ovvio, ovvero alla stregua dell'annuncio segnato nelle pagine precedenti, non si sarebbe potuto che assistere a un congiungimento che è infine un vero e proprio atto d'inizio d'un'altra epoca ancora. Da dove si deve cercare di riprendere fertilità. In terra. In cielo. Nei terreni e nelle pance. Le avventure e lotte della mitica Nina, trasformata dal dolore e dall'amore, solitaria ma non sola creano le condizioni eclatanti. Quelle che danno alle scosse d'emozione il frusciare della fiaba. Perché Bertante si serve, innanzitutto, delle abitudini ancestrali di natura e animale. Intorno ai quali ricominciare. La trama, che ha tratti si diceva è possibile persino sentire scorrere in anticipo, è di quelle mettono un intreccio di personaggi pieni e vivissimi in un'ambientazione che ricorda e ricorderà le prossime iniezioni di tridimensionale. La leggenda che Bertante ci narra è una leggenda capace però di stupire. Più che una semplice e collaudata via di fuga dalla realtà e da mondo che va realmente in rovina. La leggenda di Bertante è un mistero. Tutt'altro che religioso. Pienamente laico per essere a stretto contatto con un'attualità che prova a lasciare e/o tralasciare. Alessandro Bertante, dando sfogo a una scrittura evocativa e sentimentale, piena d'affetto e tormenti, avvinghiata al cambio delle stagioni con la calma e l'irresistibilità dello stesso procedere delle stagioni, traghetta i suoi eroi non eroi in un linguaggio che sa del bianco e nero dei lupi. E degli altri colori che il branco dei lupi della Montagna possono fare. Inventando il romanzo che cambia il presente assoluto delle piccole lettere.

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