Noah, un supereroe “biblico”

Creato il 10 aprile 2014 da Oggialcinemanet @oggialcinema

10 aprile 2014 • Primo Piano, Vetrina Cinema, Videos •

Il consiglio di Antonio Valerio Spera

Summary:

Per fargli accettare il ruolo, il regista Darren Aronofsky gli ha fatto due promesse: non avrebbe mai dovuto indossare dei sandali e in nessun momento avrebbe dovuto stare sulla prua dell’arca affiancato da una zebra e un elefante.

L’attore che ha ricevuto queste rassicurazioni è Russell Crowe ed ovviamente il film in questione è Noah, uno dei più attesi di questa stagione cinematografica. Probabilmente però l’ex gladiatore non aveva bisogno di queste promesse per lasciarsi coinvolgere nel progetto. Nessuno, quando fu annunciata la pellicola, ha mai pensato che si sarebbe potuto trattare di un film banale e stereotipato, di un classico blockbuster di argomento biblico à la I dieci comandamenti, Il principe d’Egitto e via dicendo.

Fortunatamente, infatti, dietro la macchina da presa c’è uno dei registi più originali e interessanti del nuovo millennio. E per questo il riferimento più immediato che salta in testa è La passione di Cristo di Mel Gibson, film che rilanciò il genere con uno sguardo visionario che però puntava a rimanere assolutamente fedele al testo religioso. In questo caso, però, l’operazione sembra quasi opposta. Perché sebbene il nome di Aronofsky sia, ancor più di quello di Gibson, garanzia di visionarietà ed originalità, con Noah di fedeltà al testo non si può precisamente parlare. Il tocco personale dell’autore in questo film si sente e si avverte soprattutto nella sua completa rielaborazione dell’Antico Testamento. Se la storia di base infatti è quella che ci è sempre stata raccontata, il regista ci ha messo molto di suo: “Ci siamo presi delle libertà, è chiaro. Le vicende di Noè nell’Antico Testamento sono praticamente solo accennate. Noè nella Bibbia non parla mai: potevo scritturare Russell Crowe e non farlo mai parlare? E poi molti personaggi inseriti nel film non sono mai nominati nella Bibbia. Se si legge la storia di Noè, si vede subito che è molto semplificata. Noè costruisce l’arca e mette insieme gli animali. Ma gli sforzi della costruzione, il senso di responsabilità del personaggio nei confronti degli animali e della sua famiglia non sono minimamente trattati. Abbiamo dovuto prendere questa grande storia e riempirla di emozioni, di umanità”.

E il pubblico, almeno quello americano, per ora sembra aver gradito. Se la critica è stata discordante nel giudicare l’opera di Aronofsky, il box office invece parla chiaro: 44 milioni nel primo weekend di programmazione in patria e un quarto di budget produttivo già coperto. Ad attirare il pubblico è stato sicuramente il cast variegato e ricco di star – oltre a Crowe bisogna annoverare Jennifer Connelly nel ruolo della moglie di Noè, Anthony Hopkins nei panni di Matusalemme, Emma Watson in quelli della figlia adottiva del protagonista – ma anche la messa in scena grandiosa ed emozionante del regista ha fatto il suo. “Io per prima cosa sono un intrattenitore, voglio intrattenere il pubblico e fare film divertenti, movimentati, eccitanti” – ha dichiarato il filmmaker. La sua personale trasposizione cinematografica della storia di Noè infatti alla fine sembra quasi un film di supereroi. Una vera e propria sfida nei confronti dell’immaginario collettivo che vede in Noè un bravo e coraggioso vecchio uomo con la barba. “Noè è il primo supereroe della storia - ha detto il regista – anzi no, il secondo, i primi sono stati Adamo ed Eva. Comunque non si tratta di un film di supereroi, non ci sono superpoteri, ma è qualcosa di simile”.

Curioso il fatto, però, che il regista di Requiem for a Dream si sia dovuto ritirare dal progetto Batman Year One per poter realizzare Noah. Un sogno artistico che si porta dentro sin dalla giovinezza. “Ho avuto una formazione ebraica, a Brooklyn. Non mi ricordo la prima volta che entrai in contatto con la storia di Noè, anche perché è una di quelle che ti raccontano sin da quando sei molto piccolo. Ma alla fine delle medie entrai in un rapporto molto profonda con questa storia. La professoressa ci chiese di scrivere una poesia sulla pace ed io scrissi La colomba, proprio su Noè. Era per un concorso delle Nazioni Unite e vinsi. Fu la prima volta che sentii dentro di me il talento di narratore”.

Così un film su Noè era una tappa inevitabile per Aronofsky: “quando diressi  mio primo film, ne cercavo un secondo e iniziai a pensare a Noah, ma ero troppo giovane per un film del genere e poi ad Hollywood non erano molto interessati ad una pellicola d’argomento biblico”. Così nel 2006 scrisse la sceneggiatura con il fedele Ari Handel (con cui in quel periodo firmò anche The Fountain) ma ha dovuto aspettare sei anni prima di poter portare alla luce la sua amata “creatura”. Il film infatti è stato girato nell’estate del 2012, tra l’Islanda, gli Stati Uniti e il Messico, e dopo un anno di postproduzione impreziosita dai sorprendenti effetti speciali della Industrial Light and Magic, finalmente esce ora nelle sale (non di tutto il mondo però, l’opera è stata infatti “bannata” in molti paesi islamici, dal Qatar al Bahrein). Il risultato ovviamente è un film imponente, maestoso, che solo all’apparenza può risultare un corpo estraneo all’interno della filmografia del regista. In realtà, il personaggio di Noè rappresentato da Aronofsky si inserisce perfettamente tra i tipici personaggi del suo cinema. Dal matematico di Il teoremo del delirio alla ballerina di Il cigno nero, tutti i suoi protagonisti barcollano sul limite della pazzia a causa delle loro fedi e delle loro ossessioni, proprio come Noè. “Amo quel labile confine che c’è tra sanità e insanità – ha affermato il regista – e credo che spesso ci venga dimostrato cosa sia veramente sano vedendo chi oltrepassa il limite”. E forse lo stesso Aronofsky, con questo film, ha provato ad oltrepassarlo.

di Antonio Valerio Spera per Oggialcinema.net

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