Magazine Diario personale

“Noi non siamo della razza”

Creato il 26 agosto 2019 da Povna @povna

E poi la loro settimana arriva, finalmente. Non importa da dove, o come: dall’est Europa, così come da dietro l’angolo; in auto, nave, aereo, treno; in salterello: in un giorno stabilito con cura meticolosa da tante settimane, la ‘povna e gli amici del nord si sono avviati sui loro mezzi, per trascorrere il loro tempo insieme, in quel paese che, ovunque siano, fanno casa.
Lei ci è arrivata al termine di un’estate molto lunga; e assai bizzarra. “Solo cose belle”, aveva brindato a fine anno con quegli stessi amici senza i quali non inizia. Ed è stato vero, innegabilmente, pur se così a tratti imprevedibile da mettere alla prova la sua oramai acquisita convinzione che #ricalcolo è il loro modo d’essere e i programmi si fanno per sognare insieme, e dilatare il tempo, e poi essere con lucida consapevolezza sprogrammati.
Ci sono arrivati, tutti, mentre fuori infuriava la crisi di governo – sulla quale hanno incrociato punti di vista, timori, modestissime speranze, qualche piccolo rimpasto e visioni di confronto, ma a partire da una condivisione sostanziale che è poi quella che conta. Si sono distribuiti nelle stanze predisposte con anticipo, ognuna il suo equipaggio, che hanno abitato in punta di piedi, col rispetto che li caratterizza.
Hanno intrecciato come sempre i loro rituali e i loro sguardi: i risvegli a scacchiera (e le colazioni lunghe lunghe), le partite a King (dove la ‘povna non ha quasi mai dichiarato 1, e mai l’ha fatto, perché non è questo il tempo), le accademie per livello (acqua, luce, gas, telecomando, lavapiatti PhD e corso base di paletta), alcune, studiate, brevi gite fuori porta. Hanno fatto inviti a cena, ricevuto annunci e visite, festeggiato anniversari, e ogni minuto loro stessi. Hanno guardato i loro Oompa Loompa belli ridere, imbandarsi, scollettare linee d’ombra, crescere e moltiplicarsi (e anche tornare, perché chi appartiene torna).
Hanno visto il cielo farsi scuro, e poi basso, e poi bianco, come davanti alla fine del mondo. Ma poi, la notte, li guardava sornione sopra le loro chiacchiere.
Hanno cucinato, è tradizione, i loro manicaretti attenti, e vegliato con attenzione, come sempre, che ciascuno avesse garantito il proprio tasso personale di idiosincratica comodità.
La ‘povna, che aspettava da troppi mesi questo tempo (come si erano detti con BibCan alla vigilia di partenza), si è bevuta ogni momento con attenzione consapevole, nuotando in su e in giù le sue 220 vasche all’alba, e allungandosi quanto più possibile oltre il crinale della soglia, nel buio della notte. Ha chiacchierato tanto, condividendo un filo che è già lì, ma raccontarsi è bello. Si è lasciata catturare con grazia lieve da quella bolla protettiva che è sostanza, ed è stata felice dove stava e era, bella ferma, privilegio che vive solo quando sta con loro.
Ma poi, a un certo punto, la fine, pure attesa, è arrivata troppo presto (e per lei con un giorno di anticipo). La Scuola sopra la piscina la precetta domani, e lei non può che rispondere “presente”. Così, zitta zitta, ha riaggomitolato in valigia la sua palla nella culla, senza nessuna voglia. Li ha salutati uno per uno, e Thelma l’ha accompagnata alla stazione, sull’automobile di Norma.
Mentre il treno attraversa luoghi noti, ma su binari differenti, la ‘povna scrive di loro insieme (e cioè di se stessa), maledice i rientri forzati (per i quali non è pronta) e ascolta questa in circolo.
E ripensa a quello che si è detta quando l’aveva sentita per la prima volta, a maggio, e al rimpianto di non poter fare di “quegli anni” un motivo esistenziale di reale militanza (per ineludibili ragioni anagrafiche). Ma poi, mentre era lì, con tutti loro, a raccontarsi una volta di più la loro trama insieme, sotto il portico, ha capito che si sbagliava, e grossolanamente. Perché “formidabili” quegli anni (che sono poi questi) lo sono stati e lo sono, giorno per giorno, sempre. Come tutto ciò che è loro.


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog