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“Noi siamo diversi”: le destre radicali, il mito dell’ “omologazione” e la sua vulnerabilità

Creato il 03 dicembre 2013 da Catreporter79

Caposaldo dell’impianto promozionale delle destre radicali, politiche come ideologiche, è l’utilizzo, sotto forma di accusa, del concetto di “omologazione”. Anche in questo caso, scopo ed obiettivo dell’itinerario tattico è l’acquisizione e l’ostensione dell’ “alterità” rispetto alle formazioni più consuete (“tradizionali”), percepite e consegnate come sinonimo di appiattimento culturale, antropologico e sociale; “omologate” ed “omologanti”, per l’appunto. Ma non solo: a ben vedere, l’impiego della nozione è spesso pleonastico, vuoto ed inappropriato, ma consente allo “stategist” che ne fa ricorso di ammantare sé stesso e la sua comunità di un valore esclusivista ed elitario, rafforzando in lui la convinzione di essere minoranza nel giusto. Ecco allora l’aggancio alle teorie eroistico-superomistiche di stampo evoliano-nietzschano, perno e snodo dell’intelaiatura ideologica della dottrina fascista e di alcuni dei settori più estremi e rivoluzionari del conservatorismo.

Una pennellata dialettica di forte impatto immaginifico (a seconda del bersaglio), ma tendenzialmente debole e vulnerabile al primo lavoro di scavo e penetrazione.



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