Non con un lamento

Creato il 23 novembre 2010 da Italianiaparigi

Non con un un lamento

Per chi, come me, è nato e cresciuto a Cinisi leggere un romanzo come “Non con un lamento” rappresenta un’esperienza toccante ed emozionante.
Il libro è stato scritto da Giorgio di Vita, romano di origini siciliane e apprezzato fumettista, che ripercorre sull’onda del ricordo e della malinconia i suoi anni siciliani trascorsi a stretto contatto con l’esperienza di Peppino Impastato e radio Aut.
Giorgio ricompone attraverso le tessere perdute nella sua memoria il mosaico della sua giovinezza trascorsa tra Cinisi e Terrasini; il profilo di Peppino e il suo prorompente carisma si delineano nel corso della narrazione.
Ho letto molti libri dedicati alla figura di Peppino e al suo sacrificio e spesso si trattava di opere di ottima fattura.
Tuttavia la maggior parte dei libri che parlano di questo martire siciliano, pur se ricchi d’informazioni, sono spesso impostati sottoforma di cronache e si riducono ad un mero susseguirsi di date e fatti.
Giorgio di Vita è stato capace di plasmare la sua esperienza di quegli anni dandogli una forma affascinante e accattivante.
Il risultato è un racconto semi-onirico dove i personaggi fluttuano nel flusso di memoria dell’autore e i frammenti di vita di un tempo riaffiorano gradualmente alla luce del sole attraverso delicati flashback.
Momenti di lotta e condivisione vengono lasciati intuire al lettore grazie al racconto di aneddoti e particolari di rara intensità.

Il romanzo si sviluppa lungo un viaggio fisico e mentale, da Roma a Cinisi, dagli anni Settanta ai nostri giorni, lungo la direzione della nostalgia e del rimpianto. Splendidi scorci paesaggistici abilmente descritti dall’autore contrastano con la violenza e l’irrazionalità dell’azione mafiosa che ha strappato per sempre Peppino ai suoi compagni e alla sua bella isola.
A trent’anni di distanza Giorgio torna in Sicilia dove da giovane trascorreva le vacanze estive e dove conobbe Peppino.
Il presente richiama costantemente il passato e così mentre l’aereo sta atterrando il protagonista ripensa alle tante vicende legate alla costruzione di quell’aeroporto dalle lotte dei contadini per difendere le loro terre all’incidente di Montagna Longa o, ancora, alla creazione della terza pista che agevolò il traffico di droga nelle mani della mafia.
I paesaggi cinisensi che tanto mi mancano e che hanno fatto da contesto alla breve vita di Peppino costellano l’intera narrazione: la via Corsa di Terrasini, villa Fassini e la sua comunità di hippy, il lungomare e il Corso di Cinisi…. Giorgio sbarcato in Sicilia incontra i compagni di un tempo che hanno condiviso con lui l’esperienza della radio e le lotte studentesche e che hanno creduto che un mondo migliore fosse possibile.
Ogni personaggio che incontra fa riaffiorare in lui nuovi ricordi e nuove valutazioni sull’esperienza vissuta e sugli ideali per i quali si è lottato.

Fa da sottofondo alla delicata narrazione dei ricordi la figura di Peppino che ricorda a Giorgio e a tutti i lettori della sua opera che bisogna mantenere vivo l’impegno e non abbassare la testa, che bisogna restare vigilanti perchè la viscida piovra mafiosa è sempre pronta ad attaccare la gente onesta.
In un’epoca in cui il presidente del consiglio critica Roberto Saviano e e chi scrive libri sulla mafia “che non ci fanno fare una bella figura”, l’opera di Giorgio di Vita risulta quantomai attuale e apre numerosi spunti di riflessione.



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