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"non e' lavoro, e' sfruttamento", indagando oltre luoghi comuni e comunemente sconosciuti

Creato il 23 dicembre 2017 da Alessandro @AleTrasforini

Lettere e considerazioni sul lavoro - proveniendo dal " pianeta" Italia.
Considerazioni per esprimere condizioni, spesso dure e difficili, dalle quali è ( pur)troppo frequentemente molto difficile alzare la testa.
Il ribellarsi a certe iniquità parimenti in maniera sia positiva che propositiva è una missione che dovrebbe spettare a quanti esseri umani si sentano sia capaci che investiti di un obiettivo che non può non prescindere - prima di tutto - dalla conoscenza il più globale possibile dell'intero sistema.
Senza un apprendimento specifico delle leggi e delle disparità che governano il mondo del lavoro sembra impensabile poterne riscrivere le fondamenta od analizzarne le disparità integralmente.
A quali canali poter attingere per una disamina specifica?
Servirebbero sia libri di matrice tecnico-giuridica che opere di stampo divulgativo, al fine di poter raccontare in maniera esauriente pieghe e piaghe di un sistema tanto complesso quale è quello in oggetto. Un testo recente da cui poter trarre spunti in materia è l'opera " Non è lavoro, è sfruttamento", scritto da Marta Fana e pubblicato da Tempi nuovi - Laterza Editore.
L'intento dell'opera sembra essere chiaro sin dalla copertina:

"[...] Dicevano: meno diritti, più crescita. Abbiamo solo meno diritti.
La modernità paga a cottimo. Così dilaga il lavoro povero, spesso gratuito, la totale assenza di tutele e di stabilità lavorativa. E' una condizione che coinvolge più di una generazione.
Non più solo la generazione Erasmus e Millennials, ai quali si è ripetuto il mantra dei giovani schizzinosi o emigranti per scelta. Ma anche sulle generazioni precedenti.
Da troppo tempo si tace sulla perdita di diritti e sul crescente sfruttamento, la chiamano pace sociale. Ora è il momento di fare pulizia: il lavoro è la questione fondamentale del nostro tempo. [...]"

Come questione fondamentale dovrebbe essere ineludibile informarsi, documentarsi adeguatamente ed in dettaglio su quante siano le " leve" più adeguate per ristrutturare un sistema che appare declinante come quello italiano. Le storie negative e le vicende - qualificabili al miglioramento come " migliorabili" - narrate descrivono un quadro inesorabile, per il quale dovrebbe essere prioritario intervenire. Sembrano essere infatti troppe le voci senza un adeguato peso, sembrano essere molte le persone intrappolate in un'infinita serie di pesanti vicende:

"[...] Giovani e meno giovani costretti a lavorare gratis, uomini e donne assuefatti alla logica della promessa di un lavoro agato domani, lavoratori a 3 Euro l'ora nel pubblico e nel privato: questa è la modernità che paga a cottimo.
Sottoccupazione da un lato e ritmi di lavoro mortali dall'altro.
Diritti negati dentro e fuori le aziende per quanti non vogliono cedere al ricatto.
Storie di ordinario sfruttamento, legalizzato da vent'anni di flessibilizzazione del mercato del lavoro.
Malgrado la retorica della flessibilità espansiva e del merito come ingredienti indispensabili alla crescita sia stata smentita dai fatti, il potere politico ha avallato le richieste delle imprese.
Il risultato è stato una cornice legislativa e istituzionale che ha prodotto uno sfaldamento del mercato del lavoro [...]"

Leggerne per approfondire, confutare od almeno conoscere nei meandri ed in alcuni dettagli un mondo sul quale si imperniano e si forgiano altrettanti universi che dal primo strettamente dipendono. Fino a vita contraria, ovviamente.



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