Non è possibile che nel 2014….

Creato il 31 dicembre 2014 da Michele Orefice @morefice73

Tempi fa un’amica mi scrisse che ‘non capiva come nel 2014 potessero esistere persone come me che considerano peccato l’essere gay’. Quella mail é rimasta lì per mesi. Non ho risposto direttamente perche’ ho capito da tanto che lo scrivere difficilmente fa cambiare opinione, che il muro contro muro non serve. Però la frase aveva qualcosa di fondo che mi colpiva, che mi stordiva… Quell’anno, quel far riferimento al duemila quattordici come un vanto , come un’aria di progresso , di nuovo, una nuova idea di umanità racchiusa in quel numero. Un numero a indicare che siamo nel futuro e proiettati in esso.

Ripenso quindi ai miei vent’anni. Frequentavo un bar di un paese vicino nelle estati di inizio anni novanta e mi rimase sempre in mente un’affermazione di un compagno di allora : ‘ cosa pensi, che nel 2000 ci saranno le astronavi che gireranno per il paese?’ Il duemila arrivò e non somigliava nemmeno lontanamente a ‘blade runner’ e non ci si potevano mettere occhiali per vedere e sentire le emozioni registrate di un altro come in ‘stringe days’ , film nel quale si festeggiava nel finale l’arrivo del nuovo millennio. 14 anni più tardi, le astronavi tardano ancora ad arrivare, in compenso abbiamo dei tipi che tagliano la testa ad altri che lo filmano mettendolo su YouTube, quello effettivamente prima non c’era. Gli stessi perseguitano cristiani e li buttano fuori di casa, li fanno fuggire sui monti. Tutti, donne e bambini. In altre occasioni mettono i cristiani tutti in fila e gli sparano una pallottola alla nuca, buttando poi il cadavere in un fiume. Tutto sempre filmato è disponibile su YouTube. Una guerra santa, una guerra strisciante come succedeva nel 1200 ai tempi di San Francesco.

In alcuni stati del mondo esiste ancora la pena di morte, in altri la schiavitù , in parecchi si muore di fame, in quelli con il PIL a due cifre la maggior parte della popolazione non ha ancora accesso ad acqua potabile ed elettricità. La schiavitù invece esiste in varie forme: quella vera e propria dei tempi dei romani ma anche schiavitù più subdole. Subdole da spingere un essere umano a lavorare anche quindici ore al giorno. Tutti i giorni a cucire, cucire per i padroni occidentali. E l’indifferenza generale si allarga a macchia d’olio. A cucire giacche, a riempirle di piume d’oca, oca che viene rasata a zero quattro volte l’anno per essere lasciata tremante, tremante senza le sue piume, tremante per quelle giacche, quelle giacche che tipi indosseranno. Tipi che si troveranno a camminare dondolando in un bar, a portar caschi, a dondolare per avere pesanti scarpe ai piedi, scarpe da attaccare a pezzi di plastica che gli permetteranno di intraprendere un discesa sulla neve. Quella neve che anche tanti anni fa era neve. Anche al tempo di San Francesco era neve. Ma allora nessuno dondolava nei bar , con una giacca piena di piume d’oca, di piume strappate. Ma ora chiamiamo tutto questo progresso, ora ci siamo evoluti, ora possiamo infilarci una tessera di plastica in tasca, presentarci a un cancello che si aprirà automaticamente e ci permetterà di salire un monte per mezzo di una seggiola attaccata a una fune. Questo è progresso, la seggiola, la fune, le persone sopra che dondolano anche lì, tutte un po’ sovrappeso dentro alle giacche ripiene di piume delle oche, delle oche tremanti dal freddo. E se facessero quella salita a piedi? Sarebbero un po’ meno sovrappeso? E quindi al tempo di San Francesco ci si vestiva con lana e chi potea magari con pelle di pecora. Le piume rimanevano attaccate agli animali, alcune persone perdevano la testa, recisa perche’ della contrada avversaria, persa perché si era perso l’onore. Un onore che oggi non ha più senso, che come le piume delle oche viene infilato dentro alle giacche, quelle giacche cucite da mani esperte che ne cuciono in continuazione, per ore ed ore, chiusi in uno scantinato, per pochi spicci, per poter sopravvivere, per poter mangiare. Mani simili assemblano veloci e precise i nostri gingilli elettronici, quelli di cui non riusciamo a farne a meno, quelli che costringono persone a camminare chine su di loro, a digitare a chattare a comunicare con il mondo e al tempo stesso con il vicino di banco. Tutto questo una volta non c’era. Gingilli elettronici che ci fanno sentire unici, che esaltano la nostra fantasia, che estendono le nostre capacità , che ci fanno sapere dove siamo, che fanno sapere a chi controlla dove siamo, siamo controllati e studiati , studiati per permettere a c tira i fili di darci un servizio migliore, per dare, ai tira fili, la possibilità di tirare i fili meglio e di aumentare la lunghezza di questi fili, di accrescere la distanza che c’è fra loro e i pezzenti sotto di loro. Ma come è possibile vivere oggi senza un cellulare? Come è possibile oggi vivere senza sapere ogni secondo dove sono i nostri figli? Hanno diritto anche loro di un cellulare! E se quando vanno a scuola devono comunicare con noi?

Penso a mia figlia Sofia, la più grande. Frequenta la quinta classe, la prima del ginnasio. Un venerdì l’accompagno a scuola come ogni mattina. Stranamente non noto la solita folla di studenti. A posteriori lei mi ha raccontato che ha incrociato di lì a breve un a prof che le ha ricordato che non c’era scuola quel giorno, dato che era giorno di ricevimento. Lei poi non voleva entrare a scuola per telefonate, il cellulare non glielo abbiamo ancora comprato, e quindi è entrata in un’agenzia vicino a scuola e ha pregato una signora di farle fare una telefonata. Dopo qualche minuto la mamma è passata a prenderla. Come si faceva prima del cellulare?

Ma ci definiamo nel futuro, ci definiamo evoluti perche’ oggi ognuno può sceglierei il sesso che vuole e tutti sono felici così….
E invece, al tempo sempre di San Francesco, la gente sopravviveva, mangiava, e viveva ma non era rinchiusa, non era considerata macchina, non si pensava di saperle tutte ma anzi tutto era mistero. E dopo 800 anni oggi giorno non ne sappia ok tanto di più del mistero della vita è l’unica cosa che ci riesce meglio è di approfittarne, di manipolarla, di cercare di controllarla per nostro vantaggio.

Tutta questa tecnologia non ha rimosso o migliorato tutte le catastrofi umane ma le ha solamente amplificate. Ha amplificato i massacri, la fame e le guerre nel mondo. Questa amplificazione dovrebbe svegliarci, dovrebbe metterci le ali ai piedi per correre ad aiutare gli altri. Invece abbiamo tirato sù il nostro ponte levatoio, chiuso a doppia mandata le porte delle nostre case e ci siamo messi a tremare di paura al caldo davanti al nostro camino.

Abbasso gli occhi, li scosto dall’ipad su cui scrivo, osservo il colore violaceo della mia giacca, anche quella ripiena di piume…. Il mondo ci sta inghiottendo. Scrivo parole sul mio iPad assemblato da qualcuno della nuova schiavitù moderna, seduto al tavolo di uno chalet, circondato da persone dondolanti con scarponi ai piedi, indosso anche io una giacca ripiena di più e d’oca, quelle piume d’oca anche loro frutto della schiavitù moderna , schiavitù che viene dai nostri oggetti, oggetti che si sostituiscono ai nostri sogni , alle nostre anime. Che rimane da fare? Cosa ci può dare una direzione? Come trovare un punto di equilibrio?

Penso a questo anno che arriva come a l’ennesima possibilità che il Padre mi da per cambiare vita. Una vita che deve cambiare nelle piccole cose, nel salutare sempre per primo, nell’essere sempre gentile e disponibile, nel far capire ai nostri figli quanto sia bello dare un bacio al fratello dopo che gli ha dato una gomitata. Spero di potermi distanziare sempre più dal mondo delle cose e avvicinarmi al mondo delle persone. Spero di poter scrivere ancora e di dare spunto e idee nuove a chi mi legge per estendere la fratellanza che ci lega, la fratellanza sotto a un Padre comune, una fratellanza che faccia accettare i difetti degli altri e che veda nel fratello qualcuno a da aiutare e non da sfruttare, qualcuno da far diventare uomo e non da manipolare. Un buon anno a tutti!


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