non so cosa voglio scrivere, figuriamoci se posso sapere il titolo

Da Naimablu

lo so che la foto è sbilenca, ma è l'unica che può rappresentare questo post, fidati
Quella che vedi è la mia scrivania nelle condizioni in cui è mentre scrivo, adesso. Eh, perché non è che si possa sempre nascondere tutto, qualche volta si deve avere anche il coraggio di condividere il caos che abbiamo intorno, e non solo su questa scrivania. Che musica ascolto? No, no, Ligabue è in pausa, dopo riprendo la preparazione concerto – zio Liga, a tal proposito, un messaggio per te: i testi non farli più variamente interpretabili che poi io non riesco proprio a non cambiarli. Ti voglio bene lo stesso, anche se Ti sento proprio non me la vuoi fare. Penso di poterti perdonare –. Ascolto Mi fido di te, Lorenzo Cherubini. Non so, l’accoppiata fiducia/cherubinimi fa pensare che da lassù mi vogliano dire qualcosa. Parlate chiaro o niente! – tono deciso e decisamente poco convincente –. A questa canzone sono arrivata per caso. Adesso che ci penso – eh, lo so che penso troppo, ma tant’è – ti ho appena mostrato una parte del mio caos – la scrivania – quindi mi sono fidata di te, l’altra parte del caos ha coperto il mio letto e più lo guardo e più mi chiedo dove dormirò questa notte – dovrei fare una valigia, ecco – ma per mostrarti quella parte lì fiducia/cherubini devono impegnarsi un po’ di più. A pensarci bene non è che non mi fidi di te, forse non mi fido di me – nonostante sia una persona raccomandabile, io mi raccomanderei, non credo mi farei fare brutta figura –. Se leggi quello che scrivo abitualmente, sai che il punto è che non si sa mai dove voglio andare a parare, e non pensare che sia una trovata strategica, no, il più delle volte lo scopro alla fine insieme a te; magari non proprio insieme a te, ma è questione di poco. Un’altra cosa che sai se leggi sempre le mie sghemberie è che le parole si rincorrono, qualcuna scappa, qualche altra la ripeto tante volte perché ho bisogno di sentirla di più. Avrai capito che le virgole mi piacciono tanto, ma ci accettiamo a vicenda per quello che siamo, visto che non sappiamo mai dove incontrarci e glissiamo sui nostri reciproci appuntamenti mancati. Ah, gli appuntamenti sono un’altra cosa che mi piace tanto, soprattutto quelli che accadono e che non so di avere, anche perché quando lo so mi viene l’ansia, questo non lo sa quasi nessuno e nessuno lo direbbe mai, diciamo che fiducia/cherubinici ha messo del suo per tirarmelo fuori. Questa volta credo di non voler andare a parare in nessundove no, no lì non ci voglio proprio andare. Questa volta, tutto quello che penso e che vorrei dire assomiglia alla mia scrivania in questo momento. E scrivo, scrivo senza pensare, senza sapere, senza per forza dire qualcosa che devi capire oltre quello che leggi, senza voler far altro che fidarmi di te e del fatto che, anche se non ho detto niente, tu hai capito tutto.
"… dottore che sintomi ha la felicità"