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Norcia, o quel che rimane

Creato il 27 dicembre 2017 da Catia D'Antoni @viaggingiro

Andiamo a Norcia, non è la prima volta che si va ma questa è la prima che la vedo così, così sventrata, così ferita e sanguinante, non è lei ma è sempre lei, così accogliente.

ci sono, ci sei

Ogni anno non sono mai mancata, ero sempre qui con lo stato d’animo “normale”, per visitare una cittadina che conosco da sempre e che non mi ha mai stancata e sempre accolta a modo suo, ma sempre col sorriso; ora il mio stato d’animo non è “normale”.

Il sorriso di Norcia, sì Norcia sorride attraverso la sua gente, sorrideva direi.
Ora il sorriso devi strapparlo a questa gente, non ha molto da sorridere.

L’arrivo al parcheggio non è stato complicato, il non piangere un po’ di più; vedere quelle mura violentate, sventrate e dilaniate come nessun bombardamento aveva fatto finora.

Quando si va a visitare un territorio colpito si dovrebbe lasciare il cuore a casa, ma non sempre è facile o possibile; per documentare le ferite bene o male ci si fa male, sempre.

le porte e la piazza

Le porte della città sono “incartate” hanno tiranti e ferri che nascondono le loro bellezze, ma del resto sono necessarie tutte queste accortezze;
all’ingresso da Porta Ascoli si passa ma dopo qualche metro si trova uno sbarramento controllato da ragazzi, da militari che non hanno nessuna intenzione di far passare nessuno, nemmeno se piangi.

Si torna indietro e si prova da un altro ingresso, un po’ più nascosto questo e riuscendo a raggirare altre transenne, grazie alla mia “antica conoscenza” di vicoli e vicoletti si riesce ad arrivare fino alla Piazza di San Benedetto, a quella che era la Piazza; ora è un agglomerato di sassi, un insieme di negozi chiusi gli fanno da contorno ed il silenzio che regna in città è interrotto solo dal rumore del braccio del camion dei Vigili del Fuoco.
Lui però è lì che dirige i lavori, San Benedetto è in piedi e con quella sua mano destra ad indicare il cielo è lì in piedi; ora sembra stia ad indicare i Vigili del Fuoco che lì dietro lavorano incessantemente.

avanti

Osservare e fotografare con gli occhi appannati , è un’impresa ma bisogna farlo.
Bisogna testimoniare quanto accaduto nel nostro Paese.

Andando avanti e continuando a girare, Norcia mi appare inerme e triste, silenziosa e quello che prima era, ora non è più; così come il colonnato della Basilica di San Benedetto e la Chiesa di San Francesco, il campanile… il sottopasso della Castellina, insomma un po’ tutto.

Con sorpresa scopro che Corso Sertorio è transitabile dai resti della “piazza” fino a Porta Romana, la sorpresa maggiore è vedere la maggior parte dei negozi chiusi e gli altri agibili con pochissime persone a fare acquisti;
saluto chi mi riconosce e nella stretta di mano sento che la voglia di ripartire non si esaurirà presto.

incontri

Incontrare le persone che avevano una casa e che ora non l’hanno più trasforma il proprio cuore, rende incredibilmente impotenti; di fronte a certi eventi l’essere impotente non è una bella sensazione.
Fermarsi a parlare, per chiedere come si fa a vivere così sembra davvero assurdo, eppure la voglia di raccontare questa gente non l’ha persa, la voglia di comunicare che da sempre li distingue è sempre viva in loro; il pensionato costretto al trasloco che si asciuga gli occhi col fazzoletto a quadri no… non se lo merita di piangere.

e poi…

E poi visito la sagra Nero Norcia, annuale e puntuale come sempre, ma che quest’anno è stata prolungata, non soltanto per due fine settimana ma tre proprio per far giungere più gente del dovuto, per dar modo a chi aveva un negozio di approfittare del periodo e sperare in un piccolo guadagno.
Gli stand questa volta sono ospiti del campo sportivo, allestiti insieme ad uno molto grande che “contiene” alcuni ristoranti locali e che preparano al momento i piatti tradizionali;
che cuore immenso hanno ‘sti norcini.

il consorzio

Sbirciando tra gli stand parlo con una signora molto simpatica oltre che attiva e mi informa di una novità: un consorzio nato e creato tra tutti i negozianti che non possono alzare la saracinesca quotidianamente perché il locale è inagibile o perché si trova troppo vicino alla “zona rossa” e quindi nessuno andrebbe a visitarlo.
Il consorzio è un punto di partenza, anzi di ripartenza per tutti loro, un’unione che davvero dà la forza di ricominciare, perché non ci si deve mai arrendere.

E Norcia deve ricominciare a vivere, date uno sguardo al loro sito wearenorcia.com e date una mano.
Grazie.

p.s.: questo articolo è stato pubblicato anche nel numero di marzo 2017 della Rivista Ad Okki Aperti.

[See image gallery at www.viaggingiro.it]

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