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Normalità e Follia

Creato il 21 dicembre 2017 da Edoardo

Dopo aver fatto un discorso di introduzione sulla psicologia come scienza, oggi vi parleremo della Psicologia Clinica, la quale affronta le psicopatologie e si occupa della diagnosi e della terapia dei disturbi mentali. Questo tipo di psicologia, infatti, studia la mente nelle sue diversità, per cogliere un problema che genera sofferenza all'individuo e tenta di risolverlo tramite la psicoterapia.

Diversità quindi, ma rispetto a cosa?

Spesso, nel senso comune, si tende a dividere persone definite "normali" (sane) da quelle "pazze", "folli" cioè patologiche. Ridurre la questione a questo è poco etico, e soprattutto poco utile nella pratica, poiché la psiche di un individuo non è suddivisibile in due polarità distinte, nette e ben separate tra loro: qualora si volesse tentare di cogliere lo stato mentale dell'essere umano si dovrebbe infatti parlare di un continuum e non di categorie. Un continuum, quindi, che parte dalla situazione auspicabile di "normalità": uno stato, cioè, di piena soddisfazione e salute fisica, psichica e sociale, in cui la persona si sente realizzata, felice e sana. Se invece soffriamo di disturbi psicologici (che possono essere anche di natura non medica, ma causati soltanto dall'insoddisfazione) questo stato può sfociare in quella che viene definita Nevrosi. Le psicopatologie derivanti da questo stato cambiano in peggio la vita del soggetto, sia a livello di pensiero che di comportamento e di relazioni sociali, contaminando la sfera psicologica nella sua totalità. Tra le nevrosi, le più diffuse sono i disturbi d'ansia, le fobie, la depressione, i disturbi alimentari e molte altre psicopatologie meno diffuse.

Cos'è, però, che differenzia le nevrosi dalle psicosi, ossia da ciò che comunemente e fino a pochi anni fa veniva chiamata "pazzia"?

Ebbene, ciò che determina la psicosi è il fatto di non avere consapevolezza di sé stessi, degli altri e in generale dell'ambiente che ci circonda; praticamente, si entra in uno stato in cui non riusciamo più a riconoscere la realtà. Una persona nevrotica, è conscia del proprio malessere e questo non inferisce sulla sua abilità di riconoscere la realtà, seppur modificandone la qualità; la persona affetta da psicosi, invece, non è più in grado di riconoscere quello che è reale ed esterno da ciò che è illusorio-delirante ed interno. Ne è il più lampante esempio la schizofrenia, patologia grave e debilitante che altera la percezione delle cose: il ragionamento e il pensiero (deliri), oppure la percezione stessa delle cose (allucinazioni). In questo tentativo di definizione, però, si capisce come sia difficile determinare il confine di separazione tra queste tre categorie dello stato mentale. Per aiutarsi in una diagnosi efficace perciò, sono stati introdotti dei criteri, detti appunto criteri diagnostici, che tentano di individuare quei sintomi e quei fattori che caratterizzano la psicopatologia. Criteri in continuo cambiamento ed evoluzione, raccolti in un manuale (DSM; Manuale diagnostico e Statistico dei disturbi mentali, attualmente giunto alla sua quinta versione) capaci di aiutare a rilevare, grazie allo studio e alla statistica, i vari disturbi della psiche. In questo intervallo, spesso molto labile, si inserisce una quarta classe, definita come borderline (di confine) in cui la persona è prevalentemente nevrotica, ma il suo pensiero tende ad essere esageratamente irrealistico, quasi delirante. Ne sono un esempio il narcisismo grandioso, in cui si tende ad avere deliri di onnipotenza o molti stati di dipendenza da sostanze, in cui non si distingue più la realtà a causa delle illusioni date dall'intossicazione.

Per concludere, cari lettori, vi ricordiamo che uno psicologo nella vita può sempre essere d'aiuto, sia nel bene che nel male, per fare della vostra anima un tempio e aumentare la consapevolezza di chi siete, per giungere "normalmente" o in modo "bizzarro" al vostro personalissimo equilibrio psichico.

Editor Niccolò Fallani Copyright Federica Narducci


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