Da "Les rêveries du promeneur solitaire" di J.J. Rousseau
Eccomi dunque solo sulla terra, senza più fratelli, prossimi, amici, società, se non me stesso.
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Tutto ciò che mi è esterno, mi è straniero ormai. Non ho più in questo mondo, né vicini, né simili, né fratelli. Sono sulla terra come se fossi caduto in un pianeta straniero, da quello in cui abitavo. Se pure riconosco qualcosa attorno a me, non sono che oggetti di afflizione e strazio per il mio cuore, e io non posso gettare lo sguardo su quello che mi tocca e che mi circonda, senza trovarvi sempre qualche soggetto di sdegno che mi indigna, o di dolore che mi affligge. Allontaniamo dunque dal mio spirito tutti quei penosi oggetti, di cui mi occuperei con tanta sofferenza e invano.[..] Consacro i miei ultimi giorni a studiare me stesso e a preparare in anticipo il conto che non tarderò a rendere di me stesso. Abbandoniamoci completamente alla dolcezza di conversare con la mia anima, dal momento che è la sola che gli uomini non possono osteggiarmi. Se a forza di riflettere sulle mie disposizioni interiori, giungo a farne un ordine migliore, e a correggere il male che possa ancora trovarvi, le mie meditazioni non saranno del tutto inutili, e benché non sia io più buono a niente sulla terra, non avrò sprecato cosi i miei ultimi giorni. I piaceri delle mie passeggiate giornaliere mi hanno spesso riempito di contemplazioni affascinanti, che rimpiango di aver dimenticato. Fisserò con la scrittura quelle che potranno ancora nascere in me; ogni volta che le rileggerò, me ne tornerà la gioia. Dimenticherò le mie sfortune, i miei persecutori, i miei mali, agognando il premio così a lungo meritato dal mio cuore.
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W.A.Mozart - Concerto per piano e orchestra n.9 "Jeunehomme" - II. Andantino - W.Kempff