Noto, regina del Barocco siciliano

Creato il 01 marzo 2013 da Oryblog

“Una delle città d’Europa più splendidamente costruite”: parliamo di Noto è il giudizio, quantunque condiviso, non è di chi scrive, bensì del più illustre Douglas Sladen, diarista di viaggio fra i più arguti.

Facilmente raggiungibile da ogni angolo d’Italia, un volo con l’Alitalia  fino a Catania e di qui un’oretta d’auto, ed eccoci qui, nel comune più esteso della Sicilia, oltre 500 chilometri quadrati che solo per poco non concedono almeno il podio fra i comuni più estesi d’Italia.

Naturalmente non è in questa caratteristica l’attrazione di un turismo che, a dispetto delle crisi economiche più catastrofiste, da queste parti non manca mai.

In quanto a bellezza, se il già citato giudizio di Sladen non dovesse bastare, ci si contenti dell’Unesco, che ha dichiarato il centro del paese “Patrimonio dell’Umanità” nel 2002: non è certo roba da chiodi. Né ci vuole troppo per essere d’accordo: è sufficiente passeggiare per corso Vittorio Emanuele, a partire da porta Reale, l’ingresso cittadino, oltrepassare le tre piazze per avere ben chiara l’idea del perché Noto sia famosa quale “regina del barocco siciliano”.

Mito o tradizione vuole che la Chiesa del Monte Vergine sia stata la prima costruzione barocca della città dopo il distruttivo terremoto che rase al suolo il paese l’11 gennaio 1693.

Altare in marmo di Carrara, pavimento in  ceramica e linee nate dalla maestria dell’architetto Vincenzo Sinatra: più che una chiesa, una gigantesca bomboniera.

Ancora del maestro Sinatra è la chiesa di San Francesco, il monastero delle Benedettine e la chiesa di Santa Chiara, al cui interno è custodita la Madonna col Bambino di Antonello Gagini.

Il Barocco di Noto si caratterizza per tratti differenti rispetto a quello che imperversava in tutto il sud Italia. L’attenzione maggiore degli artisti che qui operavano, fra i quali vanno citati almeno Paolo Labisi, Sinatra, e Rosario Gagliardi, risiedeva nella spettacolarità delle facciate concave e dall’elaborate architetture, ma al contempo senza lasciarsi andare agli sfrenati motivi ornamentali che all’epoca avevano ragione sul gusto del tempo.

È in questa lettura che va ammirata la Cattedrale, sebbene di gusto già tardo Barocco e per molti versi ammiccante ad un Neoclassico in nuce. Nei caldi pomeriggi estivi, quando il sole riscalda e si riflette nei suoi marmi bianchi, sarebbe da ammirare quasi come uno spettacolo naturale.

La Chiesa di San Domenico, invece, con le sue forme elegante che abbracciano sia il dorico che lo ionico va ammirato di sera, quando delle luci sapientemente posizionate sanno valorizzare al meglio, con giochi di chiarore ed ombre, la sua bellezza.

Una bellezza artistica e storica che si ripete, mutando vestito, in ogni costruzione del paese, ognuna con una storia ed un fascino a sé e che giustamente hanno fatto guadagnare al Comune un meritato gemellaggio con una città altrettanto importante, sebbene di storia e stile diversissimo, PompeiUn gemellaggio che unisce motivi di vanto e che andrebbe di gran lunga meglio valorizzati.


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