Notorious perfetto connubio di spionaggio e sentimento, contrassegnato dal marchio di fabbrica di Hitchcock.

Creato il 12 febbraio 2016 da Rstp

Notorious - L'amante perduta (Notorious) è un film del 1946 diretto da Alfred Hitchcock, con protagonisti Ingrid Bergman e Cary Grant.

Nel 2001 l'American Film Institute lo ha inserito al 38º posto nella lista dei 100 migliori thriller e horror di tutti i tempi, e nel 2002 lo ha inserito all'86º posto nella lista dei 100 migliori film sentimentali di tutti i tempi.

Nel 2006 il film è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Miami, Florida. 24 aprile 1946. Ore 15.20. Si conclude il processo contro la spia tedesca John Huberman: l'imputato è condannato a vent'anni di carcere. Un gruppo di giornalisti e di fotografi attende con impazienza di intervistare la figlia, Elena (Alicia nell'originale inglese), ma sono delusi perché lei se ne va senza rilasciare alcuna dichiarazione.

La donna, tempo dopo, ospita ad un party, offerto nella sua casa, un avvenente sconosciuto che le piace e che, in stato di evidente ubriachezza, corteggia. Il mattino successivo egli rivela la sua identità: è l'agente segreto T.R. Devlin e l'ha contattata per conto del governo americano, per chiederle di partecipare a una missione in Brasile, volta a smascherare un complotto filonazista. Elena, innamorata e desiderosa di riscattare la sua famiglia, decide di accettare e parte con lui per Rio de Janeiro. Non si sente idonea all'incarico, ma è motivata principalmente dai suoi sentimenti; l'agente, invece, agisce in base ai suoi doveri di funzionario:

« Perché non fate riposare quel vostro cervello da poliziotto? Il vostro cervello lavora sempre su preconcetti: un delinquente è sempre tale, chi è compromesso non può cambiare. »
(Elena a Devlin)
Durante il viaggio in aereo riceve la notizia che il padre si è suicidato in carcere. A Rio le viene assegnato il compito di carpire informazioni al presunto capo dell'organizzazione nemica, un suo antico corteggiatore respinto, Alessio (Alexander nell'originale inglese) Sebastian, amico di suo padre. Tuttavia, ben presto, si trova in una posizione difficile perché Alessio, innamorato ancora di lei e finalmente convinto di poter essere ricambiato, le propone di sposarlo, sfidando inaspettatamente la madre, madame Anna Sebastian, diffidente e ostile ad Elena.

Devlin non si oppone al parere favorevole espresso dai suoi superiori sull'opportunità del matrimonio, ma soffre profondamente della situazione, reagendo in maniera amareggiata nei confronti di Elena che, a sua volta amareggiata e delusa a causa della freddezza dell'uomo che ama, si sacrifica per la missione e sposa Alessio. Tramite Devlin mantiene un contatto periodico con i servizi segreti americani per informarli sugli incontri che i nazisti tengono periodicamente in casa di Sebastian e sui loro movimenti.

Quando arriva alla certezza che la cantina nasconde un segreto, organizza un ricevimento per consentire a Devlin di indagare nella villa di persona. L'agente scopre che la cantina è il luogo in cui è nascosto il minerale di uranio in bottiglie di vino. Sebastian, esaurite le scorte di champagne, sorprende la moglie e Devlin nei pressi della cantina. Per deviare i sospetti, Devlin bacia appassionatamente Elena, fingendo di esserne l'amante. Ma, nonostante questa manovra diversiva, Alessio fiuta l'inganno: nota che la chiave della cantina gli è stata sottratta e che qualcuno vi si è introdotto e ha rotto una bottiglia.

Con la complicità della madre, Alessio vuole far sparire Elena e nello stesso tempo vuole impedire che i suoi complici scoprano che ha sposato una spia. Un veleno mischiato al caffè servirà allo scopo, agendo lentamente e debilitandola fino alla morte. Colpita da frequenti malori e sempre più debole, Elena continua a recarsi coraggiosamente agli appuntamenti per fornire informazioni a Devlin, che, notando il peggioramento del suo stato di salute, lo attribuisce all'abuso di alcool. Tuttavia non sopporta più il tormento che gli procura il ruolo che si è assunto e chiede di essere trasferito in Spagna. All'ultimo incontro Elena però non si presenta. Devlin è preoccupato e, dopo averne discusso con il suo capo, decide di recarsi personalmente nella casa di Sebastian.

Nella villa è in corso una delicata riunione: vistisi pedinati, alcuni membri del gruppo nazista iniziano a sospettare di Sebastian. Di soppiatto Devlin sale ai piani superiori e trova Elena in fin di vita. Le dichiara finalmente il suo amore e la trae in salvo, accompagnandola all'auto e mettendo alle strette il marito, indeciso tra il bloccare la fuga dei due amanti, facendosi scoprire dai suo complici, o il lasciar fuggire Elena. Il film si conclude con Devlin e Elena che s'allontanano in macchina, mentre Alessio si avvia verso casa, dove dovrà rendere conto dell'accaduto alle spie naziste che hanno assistito alla fuga della moglie.

Interpreti e personaggi.
Cary Grant: T.R. Devlin
Ingrid Bergman: Alicia Huberman Sebastian - nell'edizione italiana Elena
Claude Rains: Alexander Sebastian - nell'edizione italiana Alessio
Louis Calhern: Paul Prescott
Leopoldine Konstantin: madame Anna Sebastian
Reinhold Schunzel (Reinhold Schünzel): dr. Otto Anderson
Moroni Olsen: Walter Beardsley
Ivan Triesault: Eric Mathis
Alex Minotis: Joseph, il maggiordomo - nell'edizione italiana Giuseppe
Wally Brown: mr. Hopkins
Sir Charles Mendl: il commodoro
Ricardo Costa: dr. Julian Barbosa
Eberhard Krumschmidt: Emil Hupka
Fay Baker: Ethel
Luis Serrano: ufficiale brasiliano
Ayleen Carlyle: donna alla festa
Lenore Ulric (non accreditata)

Doppiatori italiani.
Gualtiero De Angelis: Cary Grant
Lydia Simoneschi: Ingrid Bergman
Amilcare Pettinelli: Claude Rains
Lola Braccini: Leopoldine Konstantin
Cesare Polacco: Louis Calhern
Lauro Gazzolo: Reinhold Schunzel
Emilio Cigoli: Ivan Triessault
Giorgio Capecchi: Alex Minotis
Carlo Romano: Eberhard Krumschmidt
Giuseppe Rinaldi: Luis Serrano
Tina Lattanzi: Alyleen Carlyle
Adolfo Geri: Emil

Imeriti più evidenti dell'opera includono un cast impeccabile. Sarebbe difficile immaginare attori diversi al posto di Claude Rains e Cary Grant, apoteosi dei loro personaggi sullo schermo. La scelta di Ingrid Bergman era quasi indispensabile, insieme a Casablanca sarebbe stato uno dei ruoli iconici della sua carriera. Ma il vero trionfo del film è la complessità emotiva e morale della vicenda. Lo script di ferro di Ben Hecht e Oden Clifford è geniale nel gioco di due uomini, uno contro l'altro, innamorati della stessa donna: l'intreccio sentimentale più lineare che esista. È l'anatomia di una storia d'amore in cui ne sono mappati gli elementi di contraddizione, tra tradimento e lealtà, tra onore e irresponsabilità. Una duplicità che serve ad intensificare la potenza del suo finale dall'impianto quasi bressoniano.

Per il cineasta il film è ricco di echi delle sue opere precedenti e future e segnato dalla presenza di temi molto ricorrenti nella sua cinematografia (dall'inganno di identità alle madri invadenti).

La pellicola fu una delle esperienze hollywoodiane di maggior successo per il grande maestro, dopo Rebecca, la prima moglie il regista cominciò a ad andare maggiormente incontro ai gusti del pubblico e agli stilemi americani.

Durante la preparazione della sceneggiatura Hitchcock si mise alla ricerca di un Mac Guffin attorno a cui far ruotare la storia e alla fine decise che i cospiratori avrebbero trafficato illecitamente dell'uranio allo scopo di realizzare una bomba atomica. Gli Studios si disinteressarono addirittura al film, pensando che il MacGuffin fosse troppo ridicolo. Ironicamente Hitchcock aveva centrato l'elemento segreto e l'FBI lo aveva seguito per tre mesi per scoprire la fonte della sua informazione. Nel 1946 il governo degli Stati Uniti era ancora molto sensibile all'argomento e J. Edgar Hoover, allora capo del FBI secondo alcune indiscrezioni si mostrò titubante per la realizzazione del film, fermo restando che nel copione non vi era alcuna menzione del FBI o di armi nucleari.


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