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NUDIST, Bury My Innocence

Creato il 22 dicembre 2017 da The New Noise @TheNewNoiseIt

NUDIST, Bury My Innocence

Bury My Innocence è il quarto lavoro dei Nudist, il secondo dopo un cambio di formazione e l’aggiunta delle vocals al mix di postcore, sludge e intemperanze noise che ne caratterizzano l’approccio libero da pregiudiziali di genere o stile. Ciò che Bury My Innocence dimostra sin dalle prime note è la potenza visionaria di questo (power) trio, in grado di spaziare dalla cruda violenza delle sue radici hardcore affogate nello sludge a spirali psichedeliche che aprono improvvisi squarci nella scrittura. Fedeli al loro nome, i Nudist si spogliano e lasciano che a parlare siano gli strumenti, così da regalare all’ascoltatore un viaggio sonoro ricco di pathos e dotato di una forte componente materica, quasi fosse possibile sondarne la consistenza o saggiarne la massa tanto è denso e corposo ciò che fuoriesce dalle casse. La cosa che più sorprende è la sensazione di coesione che permane durante l’intero ascolto, questo grazie a un lavoro sui suoni e sugli incastri che rende l’insieme fluido e organico, quasi non fosse in realtà un disco dalle molteplici sfumature, merito anche delle vocals che donano la giusta spinta e permettono di distaccarsi dai soliti paragoni con i maestri del post-metal strumentale. Del resto, i tre hanno di recente partecipato anche all’interessante tributo agli Unsane, ulteriore dimostrazione del ricco bagaglio di ascolti che li anima, figli di quella attitudine eretica tipica degli anni Novanta e ormai (per fortuna, aggiungiamo) diventata caratteristica ineludibile se ci si vuole staccare dall’usuale menù di genere, quasi un passaporto indispensabile per costruire una propria strada personale capace di lasciare una traccia. Questa caratteristica viene rimarcata dalla decisione di registrare live in un teatro a Prato, così da non perdere l’impatto e la genuinità dei brani, e di affidare missaggio e mastering ad un nome importante come quello di Eraldo Bernocchi, una garanzia quando si parla di suoni contaminati e derive coraggiose. Nulla da aggiungere, se non ribadire come a fine giostra la sensazione che prevale è quella di un lavoro fatto di canzoni e per nulla ostico o auto-referenziale, al contrario dotato di una botta di pancia che lascia al palo molti potenziali rivali. I Nudist sono ormai una solida realtà con cui confrontarsi e non hanno più bisogno di dimostrare nulla a nessuno. Avanti così.

Dischi 2017, argonauta records, nudist, wooaaargh

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