Numeri

Creato il 07 settembre 2015 da Pedroelrey

Quanto pesa il mobile sul numero dei let­tori di maga­zine ame­ri­cani? – La clas­si­fica delle aree-paradiso per star­tup­per – Quanto sarà grande il nuovo quar­tier gene­rale di Buz­z­Feed a Los Ange­les? – Gli utenti/mese attivi di Wha­tsApp – Le donne e la spesa di beni di con­sumo negli Stati Uniti – Il pro­blema “soc­k­pup­pet” di Wiki­pe­dia

26%

Secondo una ricerca della Asso­cia­tion of Maga­zine Media è la quota di audience por­tata in luglio dal mobile ai let­tori totali (carta e digi­tale) delle rivi­ste ame­ri­cane. Nel con­fronto con luglio dello scorso anno que­sta per­cen­tuale è salita dell’8%. L’audience da desk­top invece subi­sce invece una leg­ge­ris­sima fles­sione: dal 16% del 2014 al 15% del 2015. Nel com­plesso comun­que i let­tori dei maga­zine ame­ri­cani sono aumen­tati del 7,6% nel con­fronto con il mede­simo periodo dello scorso anno. Lo rivela AdWeek che pub­blica anche i dati dei let­tori dei 10 edi­tori ame­ri­cani di rivi­ste con mag­gior traf­fico pro­ve­niente da mobile: al primo posto ESPN con 42,9 milioni di let­tori poi, scor­rendo la clas­si­fica più distac­cate For­bes (4a posi­zione) 21,6 milioni, Time (5a posi­zione) 18,1 milioni e New York Maga­zine (in 9a posi­zione) con 9,8 milioni.

75

Il rating asse­gnato alla Sili­con Val­ley nella clas­si­fica delle aree urbane con gli eco­si­stemi migliori nel far cre­scere e svi­lup­pare una start-up. La clas­si­fica e stata rea­liz­zata da Spar­kLabs una glo­bal ven­tu­res fon­data nel 2013 che in que­sti due anni ha rea­liz­zato 50 impor­tanti finan­zia­menti a start-up e impren­di­tori sparsi per tutti i cin­que con­ti­nenti. Lo stu­dio è stato fatto tenendo conto di molti e diversi para­me­tri – poli­ti­che gover­na­tive, infra­strut­ture tec­no­lo­gi­che, costi di avvio, buro­cra­zia, pre­senza e numero di “uni­corni” (le start-up che rie­scono a supe­rare il milione di dol­lari di valu­ta­zione) – e ovvia­mente al primo posto con il pun­teg­gio più alto si è col­lo­cata sal­da­mente l’area che per anto­no­ma­sia per­so­ni­fica l’idea di svi­luppo tec­no­lo­gico.
Die­tro Sili­con Val­ley, pro­ba­bil­mente un po’ a sor­presa, si piazza Stoc­colma con un rating di 67 e in terza posi­zione Tel Aviv con un pun­teg­gio di 65. Si passa poi per Seul e Boston (entrambe con 58 punti) per giun­gere agli ultimi due posti: Lon­dra e Ber­lino pari­me­rito con rating 53. Delle 10 aree-paradiso per star­tup­per 4 sono negli Stati Uniti, 3 in Europa e 3 in Asia. E l’Italia? Non pervenuta.

4.300 miliardi

In dol­lari la spesa in beni di con­sumo negli Stati Uniti con­trol­lata dalle donne. Lo rivela Niel­sen a mar­gine della ricerca pub­bli­cata il 31 ago­sto sulla fidu­cia verso i brand. Il pro­filo e le abi­tu­dini dei con­su­ma­tori sta pro­gres­si­va­mente cam­biando e sem­pre più negli Stati Uniti, sosten­gono da Niel­sen, aumenta il peso delle donne nell’economia e negli inve­sti­menti sui con­sumi. Le fami­glie con figli che pesano eco­no­mi­ca­mente uni­ca­mente sulle spalle della donna hanno rag­giunto il 40% in Ame­rica, men­tre i già citati 4,3 tril­lion rap­pre­sen­tano oggi il 73% del totale della spesa negli Stati Uniti. E i brand ovvia­mente devono tenerne sem­pre più conto. Si deci­de­ranno a farlo anche gli editori?

250mila

In piedi qua­drati, che equi­val­gono a circa 23mila metri qua­drati (più di tre campi da cal­cio messi assieme, per dire), è la super­fi­cie dell’edificio a cin­que piani che Buz­z­Feed si appre­ste­rebbe ad affit­tare a Los Ange­les per posi­zio­narvi i pro­pri uffici. La cre­scita dei numeri di traf­fico e dei conti eco­no­mici, il recente inve­sti­mento giunto da ABC Uni­ver­sal di 200 milioni avreb­bero infatti por­tato i respon­sa­bili di Buz­z­Feed a deci­dersi nel tro­vare una nuova sede ade­guata alle loro ambi­zioni nella West Coast rite­nuta fon­da­men­tale per il loro (ulte­riore) svi­luppo.
Que­sto di Los Ange­les rap­pre­sen­te­rebbe un nuovo quar­tier gene­rale da affian­care a quello di New York (il sito ha inol­tre diversi uffici sparsi per tutto il globo). Lo ha rive­lato il Wall Street Jour­nal in que­sti giorni pre­ci­sando che i cam­pioni dei listi­cle e dei LOL­cats stanno valu­tando alcune diverse opzioni tra le quali appunto, il lotto da circa 250mila piedi qua­drati, col­lo­cato nella sto­rica ex fab­brica della Ford dove veniva rea­liz­zato negli anni Venti il famoso “modello T”. Se l’affare andrà in porto Buz­z­Feed, secondo le valu­ta­zioni della società immo­bi­liare JLL, potrà van­tare tra i pro­pri nume­rosi numeri da record anche quello di avere, in quell’area, una delle sedi più grandi tra le star­tup tec­no­lo­gi­che, mag­giore anche di quella di Ama­zon e più o meno ai livelli di quella di Google.

900 milioni

Il numero di utenti men­sili attivi rag­giunti da Wha­tsApp: lo ha annun­ciato Jan Koum, Ceo e co-fondatore dell’azienda, in que­sti primi giorni di set­tem­bre. A gen­naio di quest’anno la app aveva toc­cato quota 700 milioni ma da allora nel corso dei mesi è stata capace di aumen­tare que­sto numero di ulte­riori 200 milioni (+22%). Una costante e inar­re­sta­bile (fino a prova con­tra­ria) cre­scita come mostra una chart rea­liz­zata da Sta­ti­sta: la piat­ta­forma di mes­sag­gi­stica sol­tanto nell’aprile 2013 di utenti men­sili attivi ne aveva 200 milioni. Facendo due conti: una cre­scita del 350% in circa 2 anni e mezzo. La app inol­tre è sal­da­mente al primo posto nel con­fronto con le altre piat­ta­forme con­cor­renti, per numero di utenti attivi men­sili, supera infatti anche Face­book Mes­sen­ger (700 milioni), WeChat (600 milioni) Viber (236 milioni) e Line (205 milioni) nella clas­si­fica rac­colta da Quartz.

381

È numero di soc­k­pup­pet ban­nati il primo set­tem­bre scorso dai respon­sa­bili della ver­sione inglese di Wiki­pe­dia. Cosa sono i soc­k­pup­pet? Gli account che senza dichia­rarlo aper­ta­mente sono creati ad hoc per soste­nere un’azienda vei­co­lando infor­ma­zioni spesso non veri­fi­ca­bili. Let­te­ral­mente infatti il soc­k­pup­pet è il burat­tino fatto con un sem­plice pezzo di stoffa un ter­mine nato, la fonte è la stessa Wiki­pe­dia, nel 1993 ad indi­care una meto­do­lo­gia di com­por­ta­mento (un tra­ve­sti­mento che cela un’identità fit­ti­zia creata per masche­rare fina­lità pro­mo­zio­nali) da sem­pre rite­nuta asso­lu­ta­mente con­tra­ria alla neti­quette.
Lo scrive Tech­Crunch in un arti­colo mette in evi­denza quanto il pro­blema dei soc­k­pup­pet sia reale per l’enciclopedia col­la­bo­ra­tiva. Il pro­blema si era già pre­sen­tato qual­che tempo fa quando una società, Wiki-PR, ha comin­ciato a pro­porsi per gestire l’immagine delle aziende su Wiki­pe­dia pro­met­tendo posi­zioni da pri­mato nelle ricer­che su Goo­gle. Ne sono nate ovvia­mente pole­mi­che sfo­ciate nella chiu­sura da parte di Wiki­pe­dia, nel gen­naio di quest’anno, di circa 300 account ricon­du­ci­bili a que­sta società di PR e una let­tera da parte di Wales e soci che le inti­mava di ces­sare e desi­stere imme­dia­ta­mente da que­sto tipo di atti­vità. Ma la parola fine sem­bra ancora lon­tana dall’essere messa a que­sta storia.

Ima­gine via Flickr rea­liz­zata da Sheila Sund e pub­bli­cata con licenza Crea­tive Commons


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