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Nuovo sindaco di Roma? La corsa al Campidoglio si avvia a ridursi in farsa

Creato il 24 maggio 2020 da Romafaschifo

Nuovo sindaco di Roma? La corsa al Campidoglio si avvia a ridursi in farsaL’economia in crollo verticale, la produzione industriale spazzata via, milioni e milioni di nuovi disoccupati, prevedibili disordini sociali, povertà diffusissima per anni, debito pubblico alle stelle. Tutto nei prossimi mesi, come uno tsunami. Se non si cambiano i paradigmi durante tragedie di questa portata, quando mai si cambiano?SE NON COMMISSARI ORA, QUANDO?E invece Roma riesce a far finta di nulla. Invece di approntare un serio commissariamento governativo (qui le istruzioni su come fare, scritte su questo blog anni e anni fa), con regole ad hoc, che permetta una volta per tutte di sistemare le storture della città (uniche in gran parte casi a livello occidentali) nel giro di un mezzo decennio, si sta rigettando in una patetica, farsesca campagna elettorale.Una campagna elettorale che eleggerà un nuovo sindaco e che si svolgerà sui toni del populismo e del consenso a tutti i costi. E con la ricerca del consenso a tutti i costi è possibile, in alcun modo, affrontare e risolvere i problemi che la città si porta dietro come metastasi di un cancro mortale: la qualità del personale comunale, la gestione di municipalizzate decotte come Ama e Atac, la questione delle bancarelle, la questione dei taxi, la questione dei cartelloni, la questione della burocrazia, la questione dello sviluppo immobiliare e della rigenerazione urbana, la questione della sosta delle vetture, i temi della ciclabilità e della pedonalità, la questione della casa, la questione delle nuove infrastrutture, la faccenda degli spazi occupati, lo sviluppo del mare e molto altro. Tutti questi grandi temi, come avvenuto negli anni passati, passeranno in secondo piano perché in primo piano sarà ancora la gestione del potere, la conquista del consenso e l’amministrazione di ingenti quantità di denaro in funzione clientelare e, oltretutto, ideologica.La campagna elettorale è di fatto iniziata in questi giorni con la ammissione (seppur in maniera farsesca, mai chiara, sempre coi metodi della vecchia politica) di Virginia Raggi in relazione alla sua volontà di di ricandidarsi. Amminissione poi rilanciata dai più cialtroneschi esponenti della sua clacque tipo Paolone Ferrara, secondo il quale interrompere l’azione di Virginia Raggi equivarrebbe ad interrompere un Michelangelo intento ad ultimare la Cappella Sistina. Insomma Raggi, secondo Ferrara, sta facendo un capolavoro. Sicuramente un capolavoro per i miracolati come lui che erano una nullità e nullità sarebbero continuati ad essere senza un partito inquietante che ci ha raccontato che uno vale uno, che Paolone Ferrara vale come un eccellente amministratore. Intanto nella Ostia di Paolone la situazione è talmente fuori controllo che le gang di fascistoni connesse ai mandamenti mafiosi si ritengono totalmente padroni del territorio in assenza delle istituzioni.La ricandidatura di Virginia Raggi (di gran lunga il peggior sindaco della città di tutti i tempi) tuttavia non sarebbe lineare e si presterebbe a varie ipotesi alternative. Si candida con il Movimento 5 Stelle il quale si rimangerebbe la regola dei due mandati (un partito di menzogneri che si è rimangiato tutti, non sarebbe dunque una novità)? Si candida con una lista civica addirittura contro al Movimento 5 Stelle? Si candida dopo elezioni primarie (primarie a modo loro ovviamente, con duecento amici che votano su Rousseau) assieme ad altri candidati? Da capire. Anche perché il Movimento - o meglio parte del Movimento - stava intanto puntando decisamente su un’altra candidatura, quella di Monica Lozzi, presidente del Settimo municipio la quale si è dimostrata una buona amministratrice del Settimo municipio e quello dovrebbe fare, non il sindaco di Roma che richiede personalità di grande visione e relazioni internazionali. Tuttavia Lozzi in spregio dei propri limiti ci crede e si è ultimamente determinata a fare la spina nel fianco di Virginia Raggi. Anche qui non è chiaro con quale schema politico le cose potranno andare avanti. Si ritiene che Roberta Lombardi, la faraona che non vedrebbe di buon occhio un bis di Raggi, stia lavorando per tenere insieme l’alleanza M5S/PD che già governa il paese anche su Roma. E Lozzi potrebbe essere la figura ideale per questo. Di certo si tratterebbe di un compromesso al ribasso, con una personalità che - per carità - si è dimostrata capace, ma da qui ad amministrazione una delle più importanti e simboliche città del mondo ce ne corre.Nuovo sindaco di Roma? La corsa al Campidoglio si avvia a ridursi in farsaUn profilo più credibile potrebbe averlo Enrico Stefàno che potrebbe essere, nel lato M5S, ma anche in caso di una alleanza M5S/PD da sancirsi prima o dopo il ballottaggio, il terzo che gode tra i due litiganti. La verità è che Stefàno è riuscito per miracolo a conservare un profilo alto rispetto alla marmaglia di incapaci e miracolati che il Movimento ha portato a decidere le sorti di Roma. Con un plus ulteriore: i suoi temi, quelli per cui lotta da anni e in particolare la mobilità sostenibile e un diverso ripensamento degli arredi urbani delle strade, sono d’un tratto, a seguito dell’emergenza sanitaria, divenuti di grande attualità. Non più battaglie da nerd, bensì vessilli imprescindibili dietro ai quali tutte le città del mondo si stanno muovendo. Questo non ha conseguenze di poco conto in uno scenario che è radicalmente cambiato in poche settimane. Nel frattempo Stefàno risulta sempre più apprezzato da comitati e associazioni di cittadini che, in maniera rapidissima, stanno capendo quanto sono strategici ormai certi cambiamenti. Da non trascurare poi le relazioni nazionali e internazionali che ha potuto intessere sempre con personalità che combattono sui medesimi fronti. Se il Movimento volesse smetterla di essere un partito interessato esclusivamente al potere e volesse tornare ad essere una iniziativa focalizzata sui contenuti, sul cambiamento e sul futuro sostenibile questa potrebbe essere una opzione. L’unica capace di marcare reale discontinuità rispetto alla pessima Giunta Raggi e anche qui con buone probabilità di catalizzare anche l’interesse del PD.Già, il PD. Cosa fa il PD a Roma? Innanzitutto bisogna dire che il Partito Democratico è riuscito in un compito straordinario, impensabile: è una accozzaglia di personalità mediocri e inqualificabili ancor peggiore di quello che era il partito quando decine di suoi esponenti firmarono da un notaio per disarcionare Ignazio Marino! Hanno insomma continuato a peggiorare: non è entrata nessuna personalità nuova di eccellenza e i vecchi capi bastone, quasi sempre buoni a nulla, hanno preso ulteriormente piede. Non è un caso che in questa situazione la corsa alla riconquista del Campidoglio (manca un anno!) non sia manco partita. Non solo non c’è un candidato, ma c’è una pletora di nomi e il solito squallido e caotico tutti contro tutti, all’insegna della totale mancanza di visione e di progetto. Si va dall’ipotesi di coinvolgere il povero Enrico Letta (presidente, non ti far fregare!) fino a David Sassoli capo del Parlamento Europeo e si scende giù giù (molto giù) fino a Sabrina Alfonsi, attuale presidente del Primo Municipio. Nel mezzo ovviamente si affacciano i presidenti di municipio che negli ultimi anni hanno strappato al M5S i tanti territorio che hanno perduto la propria giunta: Giovanni Caudo (il quale dopo aver scelto personaggi folkloristici come Christian Raimo ha perduto purtroppo qualsiasi credibilità) o Amedeo Ciaccheri (il quale invece, per la sua storia legata all’estremismo politico, credibilità non ne ha mai avuta granché). Non mancano poi suggestioni più tecniche come quelle che portano ai nomi del capo della Polizia Franco Gabrielli e a Carlo Calenda, sicuramente - quest’ultima - figura non prima di efficacia e di visione, ma che dovrebbe essere nominato a commissario non a sindaco visto che a causa delle presenti norme il Sindaco di Roma - anche qualora fosse Batman in persona - non avrebbe potere di fare nulla.Nuovo sindaco di Roma? La corsa al Campidoglio si avvia a ridursi in farsaNon ci dimentichiamo poi che in tutto questo caos potrebbe uscire fuori bel bella la signora Franceschini, ovvero Michela Di Biase. Insomma quella che ha per anni tenuto bloccata la riqualificazione del Cinema Metropolitan perché così le avevano detto di fare i suoi amichetti del Cinema America Occupato. Questa figura si dovrebbe confrontare cosi sindaci di Parigi, di Madrid, di Londra, di Milano. Come no...Nuovo sindaco di Roma? La corsa al Campidoglio si avvia a ridursi in farsaE LA DESTRA?Considerate le condizioni del PD, dunque, non vi dovrà risultare strano il fatto che il M5S possa essere ancora della partita. Hanno governato malissimo, ma le opposizioni sono risultate inesistenti. Ecco perché il M5S, che dopo questi 4 anni non dovrebbe avere la minima voce in capitolo e anzi dovrebbe solo nascondersi, in realtà giocherà un ruolo. E se il PD è in condizioni riprovevoli, non si può dire meglio del centro destra. Centro destra che a Roma non significa altro che Fratelli d’Italia. Anche qui niente nomi, niente programmi, niente visioni. Col rischio serio (ovviamente la Giorgia Meloni se ne guarda bene, visto che tutti i sindaci di Roma da Alemanno ad oggi hanno visto distrutta la loro carriera politica) di ritrovarsi candidature debolissime come quelle di Giulia Buongiorno o di Fabio Rampelli, il tizio che odia la rigenerazione urbana e l’architettura contemporanea ma che però - con i suoi manifesti recanti sempre un gabbiano - non odia le affissioni abusive con le quali imbratta mezza città, edifici scolastici inclusi. Insomma il tizio che odia le ricette che potrebbero rimettere finalmente in carreggiata la città.Nuovo sindaco di Roma? La corsa al Campidoglio si avvia a ridursi in farsaChiudiamo l’articolo (che aggiorna un nostro articolo su un argomento simile uscito giusto una settimana prima dell'inizio dell'emergenza) come l’abbiamo aperto: il governo si renda conto che la città, alla fine della drammatica esperienza di Raggi, merita un commissariamento lungo, con un commitment chiaro, con regole completamente diverse da oggi, con nessuna limitazione (ad esempio a licenziare gli incapaci), con degli obbiettivi misurabili, con un commissario capace e con una squadra di subcommissari inflessibile. 

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