Magazine Cultura

O wie selig werd ich sein!

Da Foscasensi @foscasensi

Studio in un modo che difficilmente in passato avrei ritenuto praticabile. Mentre cerco di decifrare un passaggio mi accorgo dall'odore che la cipolla ha rosolato abbastanza nel suo olio. La raccolgo, già bionda nel cucchiaio, e cerco di ripercorrere l'andamento delle parole e il loro intrecciarsi con la frase musicale. Poi succede che il cane abbia bisogno di uscire e quel che ho compreso negli ascolti lo tamburello sulla coscia, per non perderlo. Mi sono data tempi fluidi ma un iter ben tracciato. Prima c'è il testo, con la sua sintassi e il senso che abbiamo tutti imparato ad assegnare frequentando la parola parlata e dopo scritta.

Poi ai versi viene dato il ritmo, e qui la cosa è un po' buffa e un po' ritorna all'inizio dei tempi. Già la gola vorrebbe aprirsi di più, prefigurando il disegno che fa da pilastro alla musica. Ma no, si parla con la voce un po' misteriosa della cantilena, e sembra un battere di legnetti vuoti. Poi viene l'intonazione e per lo più le mie capacità mi impediscono di andare oltre. Sono piani complessi, sì, ma ancora inanimati.

Talvolta, invece, tutte queste rotelline prendono a vorticare da sole, mostrando qualcosa del disegno che forse le ha suscitate. In quei pochi momenti la forma trabocca e si può finalmente fare l'amore, sia che si canti di quello sia che si dia voce a un lamento di morte o una musica di guerra.

O wie selig werd ich sein!
In queste due battute della cantata BWV 61 di Bach il testo dice "O wie selig werd ich sein!". Ho cercato il significato in italiano (purtroppo non so il tedesco e non ero sicura che la versione in inglese fosse puntuale), e ho trovato: "Oh, quanto sarò beato!". La prima nota, quella a cui è affidata l'esclamazione "oh", è la più lunga della battuta in cui è contenuta. Il mio orecchio però, voleva che questa esclamazione si prolungasse anche alla nota più breve che segue e che la cellula "wie selig" (che penso voglia dire: "quanto beato", ma correggetemi se sbaglio) cominciasse giusta giusta con l'inizio del tempo successivo. Eppure, se si pronuncia il testo rispettando il ritmo che gli è stato assegnato, sentiamo una esclamazione che resta come sospesa per poi calare leggera sulla parola successiva, e da lì fiorire in un disegno essenzialmente vivace ma composto. Nella registrazione di Anne Sofie Von Otter, lo si sente al minuto 2:23, qui:

Quello che si ottiene, cioè, è qualcosa di simile a una risata, ma potrei dire di aver sentito piangere qualcuno con lo stesso ritmo e la stessa grazia. L'effondersi poi della melodia, la successione dei suoni, io non so come suonasse all'orecchio dei contemporanei di Bach, se fosse audace o già conosciuta. Per me è un arruffarsi di ali, il chiacchiericcio dell'occhiocotto nella gariga, o ancora un piccolo trotto e crini impregnati di erbe. Non so come altro spiegarmelo, o perché un bisticcio tra la mia fiacca aspettativa e questa scrittura piena di geometrie divine mi tenga così a bocca socchiusa.

Forse è lasciarsi toccare finalmente dalla forma della gioia, e trovare in essa i crismi di una condizione, più che di un risultato. Ed è quello che auguro a ciascuno.


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Magazines