Oggi parliamo con… Carlo Frilli

Da Gialloecucina

Genova, davanti ad un piatto di trenette al pesto e ad una bottiglia di Pigato fresca, incontriamo Carlo Frilli della Fratelli Frilli Editori. Buona lettura!


Intervista a cura di Alessandro Noseda

Benvenuto a Giallo e Cucina Carlo e grazie per il tempo che ci dedichi! Iniziamo con le presentazioni. Raccontaci chi siete e perché fai l’Editore in un Paese in cui si legge sempre meno. Masochismo?

Grazie a voi per l’invito. Per rispettare la nomea del genovese potrei chiedere chi paga il conto? Scherzi a parte, la Fratelli Frilli Editori in questi  giorni compie 14 anni ed è gestita, oltre che dal sottoscritto, da mio padre Marco e mio fratello Giacomo. Spesso mi capita di rispondere alla vostra domanda affermando senza alcun dubbio che siamo dei pazzi, ma al di là della battuta crediamo fortemente nel nostro progetto. Forse è vero che viviamo una realtà difficile, impoverita di lettori e soprattutto derubata da tutti coloro che dovrebbero stimolare la lettura stessa. Però posso constatare senza presunzione e con un bel po’ di soddisfazione che la Fratelli Frilli questa crisi di lettori non la sente, anzi negli ultimi anni ha semmai aumentato il pubblico cui sempre più fa riferimento. E’ faticoso per una casa editrice indipendente, senza distribuzione e promozione nazionale riuscire a farsi notare, ma si cerca di sopperire a questo con la qualità e uno sforzo penetrativo maggiore sulle singole zone.

Quando e come è nata la passione per i libri? E l’idea di pubblicare? Scrivi pure?

Non si nasce lettori si diventa, non si diventa editori se non nasce una vera passione per i libri e il mondo dell’editoria. Mio padre, prima di fondare la casa editrice, prima ancora di lavorare come promotore editoriale per quasi trent’anni, era ed è tutt’ora un eterno innamorato della buona lettura. Non credo sia qualcosa che si erediti geneticamente ma di certo questo suo innamoramento ha emotivamente coinvolto sia me che mio fratello. Dal mio primo libro letto ad oggi ne è passato di tempo e molte altre letture si sono succedute, non ci crederete ma quel primo libro lo ricordo con un particolare affetto ancora adesso e con certezza posso dire che questo amore mi è stato trasmesso da chi ne aveva e ne ha tuttora  tanto per i libri. Ogni tanto mi viene la voglia di scrivere, ho pubblicato un piccolo e agile volume su un calciatore, ma questo non fa di me uno scrittore. In diversi momenti ho preso la “penna in mano” e ho provato a scrivere un noir. In realtà sono a tre iniziati che aspettano di trovare una degna continuazione. Mi sono però reso conto che scrivere non è per tutti e di certo non aiuta avere poco tempo da dedicargli.


Che ci dici della tua scuderia di autori. Che rapporto hai con loro?

Non potendo parlare di ogni singolo nostro autore, posso solo dire che alcuni sono con noi sin dall’inizio e ci accompagnano tra alti e bassi sempre con lo stesso immutato spirito, altri hanno scelto strade diverse, qualcuno è cresciuto molto, altri hanno avuto fortuna o sono stati semplicemente più fortunati, altri ancora non sono nemmeno stati in grado di capire la fortuna che hanno avuto a incrociare la nostra strada, ma guardando al presente stiamo continuando a selezionare scritti ed autori con sempre più rigidità per non deludere i lettori e impreziosire il nostro catalogo. Quando avviene “una migrazione di un autore”, a parte il dispiacere ed ogni altra sgradevole considerazione, viviamo la perdita anche come un piccolo successo. La interpretiamo come la riprova del buon lavoro che siamo riusciti a fare e ci stimola a intensificare ancora la nostra ricerca. Il rapporto con gli autori è sempre di amichevole stima e viva partecipazione alla vita dei loro scritti.
Come selezioni un testo? Come fai a sapere cosa andrà, piacerà al pubblico e venderà?

Ho la rara fortuna di poter scegliere ciò che mi piace. In editoria purtroppo e sempre più spesso questo non è così consueto. C’è chi si presenta come editore chiedendo soldi per stampare (non per pubblicare), ma quella e minuscola rimarrà sempre tale. Pubblicare e stampare sono due cose ben distinte. Noi pubblichiamo investendo di tasca nostra e non illudendo gli autori, a fronte di un loro pagamento di cospicue somme di denaro, di farli diventare i futuri Hemingway, Duras o Calvino. Leggiamo i manoscritti, quelli che dall’incipit o dalla sinossi riteniamo possano essere inseriti nel nostro catalogo, li valutiamo e decidiamo se credere anche noi in ciò che abbiamo letto, se lo avremo fatto nostro quanto l’autore stesso e lo riterremo piacevole e all’altezza anche per il nostro pubblico, allora vedrà la luce la pubblicazione del libro.
Qual è la “mission” aziendale della Fratelli Frilli Editori?

Molti autori negli ultimi tempi non parlano più solo il genovese; per fortuna i nostri sforzi ci stanno premiando con ottimi risultati anche in altre regioni come la Lombardia, il Piemonte, la Toscana, ma non solo.

In particolare abbiamo iniziato a ritagliarci importanti spazi nelle librerie di Milano, grazie ai due romanzi di Adele Marini, molto apprezzati dai lettori e tradotti in tedesco dalla Goldmann,  a Dario Crapanzano con il suo Commissario Arrigoni e al trio Besola, Ferrari e Gallone con il loro originale “Operazione Madonnina”. Dobbiamo ulteriormente consolidare la buona impressione che siamo riusciti a dare ai nostri nuovi , vecchi e più affezionati lettori, convincerne altri ancora di poter parlare dialetti diversi e di proporre piacevoli letture anche là dove ancora non siamo riusciti nell’intento di farci conoscere ed apprezzare.
Quali sono le  maggiori difficoltà dalla prima bozza al libro finito?

La prima difficoltà che si potrebbe incontrare si rivela spesso essere anche piacevole. Si tratta del lavoro di editor, più che di editing, questo, se accettato dall’autore, si rivela o può rivelarsi l’arma vincente al fine di migliorare la lettura di testi già piacevoli di per sé, ma spesso troppo asciutti o troppo prolissi. Trovare titoli e copertine adatte è una difficoltà aggiuntiva che richiede un’attenzione particolare.
Cosa pensi degli eBook?

Mi schiero a favore del digitale anche se i vantaggi di questa nostra adesione, lo chiarisco subito, non saranno immediati. Vi ricordate l’avvento dei personal computer nei primi anni novanta su larga scala come fu accolto? Per rimanere nel nostro quotidiano e nell’ambiente legato all’editoria, ricordo benissimo colleghi, librai e lettori che cominciarono a preparare, metaforicamente parlando, i roghi nelle pubbliche piazze per scongiurare il diffondersi della tecnologia. Si sentiva una frase che assomiglia tanto a quelle che si sentono oggi: “Non compreranno più i libri perchè le persone leggeranno su uno schermo”. In parte avevano ragione, leggiamo un po’ di tutto sugli schermi dei nostri PC, ma i libri in oltre vent’anni, nonostante gli alti e bassi di mercato, continuano ad esercitare un forte fascino sul popolo dei lettori. Quello in cui noi crediamo, parlando di pubblicazioni in digitale, è nei lettori che saranno, in coloro che grazie alla tecnologia di ultima generazione (I-Phone, tablet, smartphone, etc etc) si scoprono o si scopriranno lettori. Credo infatti che siano molti coloro che sarebbero potenzialmente dei buoni divoratori di libri, ma per mancanza di tempo o per una mancanza di abitudine non si recano nella tradizionale libreria, per il momento. La scommessa degli ebook è quella di trasformare potenziali lettori in lettori di libri cartacei e non.
Un buon consiglio a chi ha la sua storia nel cassetto e non ha ancora trovato chi gliela pubblichi?

Rispondo con la frase di un bellissimo film che mi sembra la più adatta: “Non permettere a nessuno di dirti che quello che desideri è irraggiungibile… Se hai un sogno, devi difenderlo… Se vuoi qualcosa, vai e prenditela. Punto.” (LA RICERCA DELLA FELICITA’-2006). Aggiungo però un suggerimento per i futuri autori, ma anche per coloro che magari ufficialmente non lo saranno mai, siate intraprendenti ma mai impertinenti, ascoltate le critiche se costruttive, inviate sinossi brevi e stuzzicanti e solo su esplicita richiesta il testo integrale. L’idea dev’essere quella di far venire “l’acquolina in bocca” a chi vi sta per “assaggiare”.
Come promozioni i tuoi libri? Ami le Fiere come quella di Chiari?

Partecipiamo molto volentieri a tutte le Fiere piccole e grandi se ne abbiamo il tempo e la possibilità e le risorse umane per poterlo fare. Sono iniziative che riteniamo utili alla promozione, anche fuori dai nostri abituali confini e quindi indispensabili. Chiari, Limone, Arma di Taggia, Lomello e molte altre sono mete fisse per la nostra casa editrice. A giugno a Milano saremo presenti al Festival della Letteratura nel contesto del  Salone della piccola editoria  e con una serie di presentazioni dei nostri autori che la manifestazione darà vita in giro per la città (www.festivaletteraturamilano.it).
Ti piace incontrare il pubblico dei lettori? Ci sono domande che ti mettono in difficoltà ed altre che nessuno ti ha mai posto?

Ho parecchie occasioni di incontrare il pubblico e i nostri lettori essendo anche titolare della Libreria Fratelli Frilli a Genova. E’ un esercizio molto utile, è una cartina di tornasole è il modo, forse tra i più diretti ed efficaci, per capire gli umori di chi ci segue con rispetto ma sempre con l’occhio critico che riescono ad avere i lettori. Mi mettono in difficoltà quando si rapportano con me come se oltre l’Editore fossi anche l’autore di taluni libri. Alle volte è capitato che mi chiedessero perché avevamo permesso all’autore di far morire tizio o se caio rivedrà la protagonista femminile appena mollata! Nessuno però mi ha mai chiesto se mi piace il mio lavoro, sembra una domanda banale con una risposta scontata, ma conosco molti che, se fossero onesti, darebbero risposte totalmente differenti da quella che darebbe il sottoscritto.
Cosa vorreste dire ai grandi editori?

Di ricominciare ad investire sulla ricerca di buoni autori italiani e di smetterla di fare la spesa nei cataloghi di chi, come noi, lavora faticosamente per trovare scrittori validi e talentuosi.
E agli autori affermati?

Idealmente di riempire ogni tanto il rubinetto della vasca per fare un bel bagno di umiltà troppe volte  persa. Di continuare sempre a scrivere per se stessi prima che per chi li leggerà, di divertirsi come sono riusciti a farlo la prima volta e non per accontentare l’editore di turno nel rispetto di una formula contrattuale.
Che tipo di lettore sei quando non selezionate manoscritti?

Curioso e affamato di conoscenza. Non leggo solo gialli, anche se sono appassionato del genere, raramente rileggo perché per i libri mantengo una buona memoria. Conservo gelosamente i volumi che mi hanno dato importanti insegnamenti e se li regalo, molto raramente, vuol dire che la persona che li riceverà deve avere con essi anche una parte di me.
In cucina come te la cavi?  Lasciaci con una ricetta e una citazione.

Mi diverte cucinare, sono pure bravo. Sto cercando da qualche tempo di fare la focaccia al formaggio perfetta, non è facile, ma chi mangia le mie prove mi chiede il bis e mi incita a riprovare ancora e ancora e ancora.

Ecco la ricetta:

Ingredienti

Farina “00” o Manitoba  400 gr   Sale 10 gr

Acqua 250 ml ca.   Olio extravergine di oliva 90 ml

Stracchino (o crescenza) 400 gr

Preparazione

Preparate per prima cosa l’impasto per la focaccia col formaggio in questo modo: unite olio (40 ml) e acqua in una ciotola e scioglietevi dentro il sale, versate in una terina e  iniziate a versare la farina a cucchiaiate impastando fino a ottenere un impasto sodo ed elastico; lasciatelo riposare per almeno due ore, in un luogo fresco, avvolto nella pellicola trasparente. Ungete la teglia con cui cuocerete la focaccia con olio e trascorso il tempo necessario al riposo, togliete l’impasto dalla pellicola, dividetelo a metà e stendetene una parte con un mattarello  su di una superficie leggermente infarinata fino ad ottenere una sfoglia sottile; infarinatevi le mani e con il dorso stendete l’impasto fino a renderlo il più sottile possibile: la vostra sfoglia dovrà avere uno spessore di circa 2 mm e alla fine della stesura dovrebbe essere quasi trasparente; cercate di non bucare la sfoglia.
Adagiate la sfoglia ottenuta in una teglia, che avrete precedentemente unto con dell’olio, e disponeteci sopra lo stracchino o la crescenza a pezzetti non troppo piccoli. Una volta che avrete disposto tutto il formaggio, stendete l’altra metà dell’impasto fino ad ottenere la solita sfoglia sottile sottile e ricoprite lo stracchino o la crescenza con questa sfoglia, chiudete le estremità delle due sfoglie per bene e tagliate la pasta in più che fuoriesce dalla teglia; bucate la superficie della sfoglia pizzicandola e aprendola con le dita,  per evitare che si gonfi durante la cottura in forno, quindi  spennellatela con dell’olio extravergine d’oliva e cospargetela con poco sale fino.
Cuocete in forno a  220 ° per almeno 10-15 minuti fino a che la vostra focaccia avrà un bel colore dorato.
Sfornate e mangiate la focaccia col formaggio rigorosamente calda…Buon appetito!!



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