Magazine Cucina

Oggi parliamo con… Nathan Marchetti

Da Gialloecucina

a cura di Alessandro Noseda

Oggi è con noi un caro amico mio e di Gialloecucina, Nathan Marchetti, ora in libreria con “Giallo Venezia” di Fratelli Frilli Editori.

Benvenuto Nathan e grazie per aver accettato l’invito nella nostra cucina!

N.M.: Grazie mille! Ciao!!

Come sai, a noi piace parlare di libri, cucina e buon vino. Quale piatto ci prepari?

N.M.: La polenta, ovviamente. A cui affiancheremo salsicce rosolate a puntino. Per contorno: erbette bollite, raccolte nella campagna veneta. Condite con aglio e olio extravergine del Lago di Garda.

Intanto che indossi il grembiule, ti verso un’ombra. Cosa gradisci?

N.M.: Vai col Merlot, grazie! Alla salute di Gialloecucina!! Mmm… Che buono… questo è un sapore che mi riporta all’infanzia, sai? A quando assaggiavo il Merlot annacquato a dismisura. Si sa: in Veneto c’è il culto del vino…

Sei in libreria e on-line con “Giallo Venezia” del grande Carlo Frilli (un editore talent scout che ha saputo dare spazio a tante voci nuove, ndr).

Invogliaci a leggerti!

N.M.: Prima de túto vèrsame ’n’altra ombra de Merlot, vècio. E questa la bevémo ala salute del grande Carlo Frilli!

Per invogliarvi a leggere “Giallo Venezia” cito molto volentieri Laura Pitzalis, una lettrice che vive in Sardegna, la quale ha descritto il commissario Enzo Fellini come un “Montalbano veneziano”. Un lettore del Veneto, Andrea Cazzador, ha commentato: “Ecco il nuovo Camilleri. Veneziano”.

Anche la critica specializzata si dimostra soddisfatta.

Permettimi di dire che questi accostamenti ad Andrea Camilleri costituiscono un onore immenso. Sono una garanzia per chi sceglie “Giallo Venezia”. E c’è la gioia di portare avanti una determinata modalità di lavoro, sulle orme del Maestro.

Chi è Enzo Fellini e come si è guadagnato il ruolo di protagonista dei tuoi gialli?

N.M.: Enzo Fellini è un commissario di polizia. Prima ancora, è un uomo. In quanto tale, presenta determinate caratteristiche.

Proviene da Rimini ma vive a Venezia da parecchi anni. È sposato con Dora Patruno, originaria di Napoli. Hanno due figli: Luce e Tommaso.

Fellini ama Venezia, gli piacciono la musica di Astor Piazzolla e… le donne (anche se tenta maldestramente di “stare in regola”, essendo sposato).

Il ruolo di protagonista se l’è guadagnato perché ha tratti simili a quelli di mio padre, Enzo Marchetti. Che assomigliava a Che Guevara, quand’era giovane. Tanto che i parenti credevano ci fosse una fotografia di mio papà appesa in salotto. Era il Che.

Nelle tue pagine è certamente coprotagonista Venezia, luogo che ami e in cui ti rechi spesso. Qual è il tuo rapporto con la “città più bella del mondo”?

N.M.: Hai ragione: Venezia è la città più bella del mondo!

Negli anni, spesso ho dovuto allontanarmi dal Veneto. Per studiare, ad esempio: mi sono laureato in lettere all’Università di Bologna.

Poi è arrivato il lavoro per una serie di case editrici italiane. Mi sono ritrovato a Torino, a Firenze, a Brescia. Di nuovo a Bologna. Di nuovo a Torino. E quindi a Genova, dove ha sede Fratelli Frilli Editori.

Conosco discretamente anche Milano, Roma e Napoli.

Nella dimensione della lontananza ho potuto comprendere appieno quanto Venezia fosse fondamentale per me. Il rapporto che ho con questa straordinaria città è simile quello che ha ogni figlio con i propri genitori. Sì, nei confronti di Venezia nutro un sentimento di puro amore filiale.

Hai un buon successo di pubblico e di critica e sei visto da molti come un ottimo emergente. Quali consigli daresti ai nostri lettori con un libro nel cassetto?

N.M.: La ricetta dei bravi scrittori è la stessa da millenni: “Nulla dies sine linea”. Scrivi ogni giorno. Sempre. E, aggiungerei, leggi ancora di più.

Dicono infatti che non si possa diventare scrittore senza aver letto tantissimo. I tuoi autori preferiti?

N.M.: Andrea Camilleri, a cui devo una certa sicurezza sul piano del linguaggio. Armando d’Amaro, che apprezzo per il tocco, per l’umanità. Maria Masella, che elargisce una sintassi invidiabile. Inoltre amo Conan Doyle, Gilbert Chesterton, Edgar Wallace e, in generale, tutti i classici.

Ti piace presentare i libri, incontrare i lettori? Raccontaci.

N.M.: È assolutamente stupendo. Anche perché moltissimi firmacopie e presentazioni nascono per volontà dei lettori stessi: persone che apprezzano “Giallo Venezia” al punto da andare di persona nelle librerie a chiedere se c’è posto per me. Così nascono molti eventi che mi coinvolgono. Ci incontriamo, allarghiamo la cerchia. Ed è festa.

Una domanda che non ti hanno mai fatto (e avresti voluto ti ponessero) ed una che non sopporti.

N.M.: Da uno a dieci, quanto ami Fratelli Frilli Editori?

Risposta: dodici!

Temi il blocco dello scrittore?

Risposta: posso dirmi esente dalla sindrome della pagina bianca. Ciò si spiega con un semplice fatto: lavoro da vent’anni nel mondo editoriale. La mia vita è “fatta” di lettura e scrittura.

Come da tradizione di Gialloecucina, lasciaci con la tua citazione e la tua ricetta preferita.

La citazione? “Si vis amari ama”. Lo scrive Seneca nelle Epistole. “Se vuoi essere amato, ama”.

E ora, la ricetta: Macafame, un tipico dolce veneziano.

Ingredienti

  • 300 grammi di pane raffermo
  • Mezzo litro di latte
  • 2 uova
  • 30 grammi di uvetta
  • 2 mele tagliate a cubetti
  • Fichi secchi a pezzettini
  • Rum
  • 2 cucchiai di zucchero (io lo preferisco di canna)
  • 1 cucchiaio di miele millefiori
  • 2 cucchiai di farina di mais
  • Zucchero a velo

Preparazione

Mettere l’uvetta in ammollo nel rum.
Ridurre a pezzetti il pane raffermo e trasferirlo in una ciotola.

A parte, scaldare il latte. Poi, versarlo sul pane.

Una volta che il pane è zuppo di latte lo si strizza e trasferisce in una terrina.
Si aggiungono uova, zucchero e uvetta; si lavorano. Successivamente, vanno aggiunti miele, mele a cubetti e pezzetti di fichi secchi.

Mescolare bene.

Quindi, versare il composto in una tortiera foderata con carta da forno. Appiattire con le mani l’impasto.
Una spolveratina di farina di mais e… via in forno a 160° per quaranta minuti. Anche qualche minutino in più, se occorre (verificare il punto di cottura con uno stecchino).

Il Macafame va servito tiepido o freddo, guarnito con un po’ di zucchero a velo.

Semplicissimo e buonissimo!

Grazie del tuo tempo e buon vento a “Giallo Venezia”!

N.M. Grazie a te, grazie a voi tutti! A presto!


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