Finalmente. Dopo la brutta infilata con l’Udinese, dopo le due sberle prese dalla Roma, dopo il pareggio sofferto contro il Chievo, finalmente la Juve torna a fare la Juve.
Una vittoria bellissima, che cancella (o quasi) le critiche piovute sul capo ad Allegri in questi giorni, reo di aver stravolto eccessivamente il team ereditato da Conte. E dire che la serata non era partita benissimo: è solo il 2′, Fernandinho soffia il pallone a Sturaro e serve Sterling, c’è bisogno di un super intervento di Buffon per salvare la baracca. Sembra l’inizio di un monologo City, ma il primo tempo è parecchio in equilibrio, con Fernandinho da una parte e Hernanes dall’altra a guidare le sortite in avanti.
Nella ripresa la musica cambia. Calcio d’angolo, Kompany svetta bloccando Chiellini, che non può evitare l’impatto con la sfera e il conseguente autogol. Nonostante la vicinanza dell’arbitro di porta, il gol viene convalidato (ma lo stesso Pellegrini nel post-partita ammetterà: “Era da annullare”). Una situazione del genere rischia di far saltare i fragili equilibri bianconeri. Buffon, nettamente il migliore in campo, compie due autentici miracoli nella stessa azione, prima su Sterling e poi su Silva.
È proprio la grinta del capitano a trascinare la Signora. Pogba alza la testa, vede Mandzukic in mezzo e il croato insacca. Per gli inglesi è una doccia fredda, ed è qui che la Juve inizia a pensare al controsorpasso. Serve una magia, ma per quello ci pensa Morata, con un sinistro di prima intenzione che va a infilarsi là dove Hart non può arrivare.
Un successo netto e insperato contro l’avversario più forte del girone proprio nella sua tana era quello che ci voleva per zittire i brusii fischianti di domenica scorsa. Sul piano tattico, forse il tanto sospirato trequartista non serviva: la Juve ha vinto con un 4-3-3 dinamico, che diventa agevolmente 4-5-1 in fase difensiva.
Il problema rimane quello di assemblare alla perfezione tutti i pezzi della Ferrari di cui Allegri è al volante: Hernanes regista non gira (e nemmeno Sturaro) e rimane da chiarire quale sia il posto assegnato a Dybala. Per il resto, Buffon conferma la sua eternità, a 38 anni roccia tra i pali come nessun altro.
Chiusura per le due di Manchester: forse spendere e basta in Europa non paga.