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Ore 10: lezione di hard rock. Bible Of The Devil di Alberto Bia

Creato il 20 giugno 2015 da The New Noise @TheNewNoiseIt

Bible Of The Devil

Potete individuare un elemento che contraddistingue la vostra musica o un ingrediente magico che la rendeva speciale?

STILE, STILE.. è quello che abbiamo, STILE. Unire chitarre e elettronica, urla, generatori audio, la capacità di dipingere immagini con il suono, con ritmi ripetitivi e ritornelli che ti prendono.

(Dave Brock, Hawkwind)

Pubblicizziamo questo lavoro enorme di Alberto Bia, anche perché su queste pagine troverete il contributo del nostro Michele Giorgi, che ha aiutato a condurre le interviste con Dave Brock (Hawkwind), Dick Wagner (Alice Cooper, Ursa Major), Mick Box (Uriah Heep), Peter French (Leaf Hound). Twink (Pink Fairies). Significa molto per noi e per quello che facciamo.

Bible Of The Devil

Alberto Bia è il fondatore di Nicotine Records, etichetta che seguiamo da tempo e che dal 1999 si occupa di punk, hard rock, garage e r’n’r.

“Bible of the Devil” è un’enciclopedia dedicata all’hard rock, che ambisce a coprire la totalità delle pubblicazioni apparse nel periodo compreso fra il 1967 e il 1980, segnalate e analizzate con riferimento alle varie declinazioni dello stile principale, dalla psichedelia al blues, dal progressive al southern rock, dall’AOR al proto metal e al proto Doom.

“Bible of the Devil” è pensata per i neofiti, i quali, oltre ai gruppi più noti, potranno scoprire molte fantastiche band sconosciute, ma anche per gli ascoltatori esperti e i collezionisti.

In questo caso servono anche un po’ di numeri: su 303 pagine in formato A4 ci sono 835 artisti e migliaia di dischi, immagini d’epoca e 264 copertine illustrate a colori.

Per incuriosirvi, abbiamo chiesto ad Alberto – che ringraziamo molto – cinque estratti dall’enciclopedia, cinque suggerimenti per archeologi hard rock (o cinque occasioni per vantarvi di conoscere già il gruppo). Spesso questi dischi sono stati ristampati anche di recente, tornando esauriti in breve tempo. Non abbiamo link ufficiali per l’ascolto e non approfitteremo di YouTube per tenervi fermi sulle nostre pagine ad ascoltare, abbiamo troppa stima di voi per pensare che non sapete usare un motore di ricerca.

AGUATURBIA (Cile)

Aguaturbia

… pionieri nel Sud America del genere psichedelico. Le copertine degli album, ed in modo particolare quella del secondo, fecero sì che gli Aguaturbia venissero censurati nel loro paese: la cover, che raffigurava la cantante Denise crocifissa, era ispirata al dipinto di Salvator Dalì il “Cristo di San Juan de la Cruz”, di cui riprendeva anche la prospettiva.

SILBERBART (Germania)

Silberbart

… Composto da quattro brani mediamente lunghi, il disco risulta un’opera fondamentale già dall’ascolto della sola “Brain Brain”, canzone della durata di sedici minuti che, dopo un un inizio lento e onirico, esplode improvvisamente in una dimostrazione di pura follia sonora dall’energia ipnotica. Fra Black Sabbath e Blue Cheer.

HIGH TIDE (Gran Bretagna)

High Tide

… alle stampe “Sea Shanties”, dove l’hard rock e l’heavy psichedelia si incontrano con il proto progressive e il folk di origine celtica, creando uno stile del tutto particolare, di cui sono testimonianza canzoni come “Missing Out”, che suona come un pezzo sabbathiano in stato di trance (i Sabbath sarebbero usciti l’anno dopo)… risaltano tre lunghi brani: “Blankman Cries Again” (otto minuti), che dopo una partenza morbida capace di evocare le ballate epico-idilliache dei Doors, anche grazie al violino distorto si trasforma in una monolitica jam ipnotica; “The Joke” (nove minuti), introdotta da un fraseggio barocco…

THE HUMAN BEAST (Gran Bretagna)

The Human Beast

… album intitolato “Volume One”, collocabile tra heavy psichedelia, hard rock e proto-progressive, con atmosfere inquietanti, dilatate e a tratti acide, anche per il contributo fondamentale del chitarrista che faceva un uso massiccio del wah-wah…

OSAGE TRIBE (Italia)

Osage Tribe

… Il breve periodo di militanza di Battiato nel gruppo portò alla pubblicazione del singolo “Un falco nel cielo/Prehistoric sound”, il cui lato A, occupato da una canzone pop… così nel 1972 venne dato alle stampe “Arrow Head”, lavoro contraddistinto da cambi di tempo aggressivi e strutture apocalittiche, ottimi arrangiamenti, riff e assoli da manuale, passaggi blueseggianti fra Hendrix e Cream, qualche influenza jazz: un fulgido esempio di heavy rock italiano, realizzato da tre musicisti senza ombra di dubbio tecnicamente al di sopra della media dell’epoca….”

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