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Orto a gennaio: la lavorazione del terreno

Da Gianni

Orto a gennaio: la lavorazione del terreno
Per chi si diletta con la coltivazione di un orto quello di gennaio è in assoluto il mese di maggior riposo, almeno se si prende in considerazione una buona fetta dell’italico Stivale. Molti ortolani amatoriali, non importa se della prima o dell’ultima ora, trascinati dalla passione per questo vecchio/nuovo hobby non riescono proprio a stare con le mani in mano e talvolta cercano di precorrere i tempi, anticipando trapianti e semine all’aperto con il risultato di ottenere, nella stragrande maggioranza dei casi, solo una inutile perdita di tempo. Il mio consiglio in questi casi è quello di resistere a tali tentazioni e lasciarsi guidare dai ritmi naturali dettati dalle stagioni, concentrandosi invece verso quelle poche ma fondamentali attività, come la lavorazione del terreno, che è possibile svolgere in questo periodo e che risulteranno determinanti per la buona riuscita dell’orto nelle stagioni successive.
È vero che il periodo migliore per effettuare le lavorazioni del terreno è l’autunno perché è il momento dell’anno durante il quale le condizioni per farlo sono le migliori e soprattutto perché così facendo si espone il terreno alla lenta ma costante azione degli agenti atmosferici che continuano a lavorare al posto nostro; spesso però, specie negli ultimi anni, l’autunno si trasforma in una infinita “stagione delle piogge” che impedisce di fatto qualsiasi lavorazione del terreno costringendo a rimandare l’attività a tempi migliori.

La lavorazione del terreno è un’operazione fondamentale per la buona salute del nostro orto. Con essa otteniamo molti vantaggi di cui i principali sono:

  • si rompe “la crosta” ovvero lo strato superficiale del terreno caratterizzato da un’eccessiva compattazione dovuta alle lavorazioni della stagione precedente o, nel caso di superficie incolta, da un lungo periodo di inattività;
  • si portano in superficie gli strati più profondi del terreno, ricchi di sostanze minerali utili alle piante che, a contatto con gli agenti atmosferici, si trasformano in composti più semplici assimilabili dalle colture;
  • di contro, interrando gli strati di superficie di solito più soffici e ricchi di microflora, si creano le condizioni ideali per lo sviluppo degli apparati radicali delle piante;
  • si portano alla luce e si eliminano dal terreno materiali inermi come pietre, legni, radici e altro che potrebbero intralciare la coltivazione;
  • allo stesso modo si scovano radici di piante infestanti e larve di insetti dannosi, come l’oziorrinco e il maggiolino, operando così un’azione preventiva contro questi problemi;
  • aggiungendo materiali ammendanti come torba, humus e letame si migliora la struttura del terreno, sia che questa si presenti troppo sciolta o al contrario troppo compatta;
  • aggiungendo il letame non si ottiene solo un’ottima azione ammendante ma si arricchisce il terreno di preziosissima materia organica che rappresenta il miglior “carburante” che possiamo mettere a disposizione delle nostre piante.

La lavorazione del terreno può interessare gli strati più superficiali del terreno oppure arrivare più in profondità, attraverso l’operazione chiamata dello scasso. In presenza di un terreno di buona qualità tramite lo scasso si raggiungono almeno 50 o 60 cm di profondità mentre, se quest’ultimo necessita di miglioramento, la lavorazione può essere ancora più profonda, anche fino a un metro. Anche lasciando da parte tali misure, a esclusivo appannaggio degli agricoltori professionisti, è impesabile eseguire lo scasso a mano ma occorre usare un comune motocoltivatore; logico che non tutti possono permettersi un motocoltivatore ma, se non avete un amico che ne possiede uno dal quale farselo prestare, è sempre possibile noleggiarne uno perché sono molte e un po’ ovunque le aziende che li mettono a disposizione per pochi euro e per il tempo necessario a compiere il lavoro nella stragrande maggioranza degli orti domestici.
Non sottovalutate comunque l’importanza dello scasso, soprattutto se il vostro terreno non è mai stato lavorato in profondità o se è molto tempo che non lo si è fatto: i benefici per le colture vanno ben oltre la fatica del momento.

Se invece il vostro terreno non necessita di un intervento importante come lo scasso, potete limitarvi a una lavorazione più superficiale, operazione per la quale è sufficiente una vanga e un po’ di olio di gomito, il vostro
Tramite la vangatura infatti si lavorano i primi 25-35 cm del suolo, azione di solito necessaria ma sufficiente alle normali necessità dell’orto casalingo; il risultato migliore lo si ottiene rivoltando piccole porzioni di terreno piuttosto che zolle troppo voluminose perché quest’ultime risulterebbero pesanti e faticose da rivoltare, il terreno non verrebbe sufficientemente arieggiato e risulterebbe più difficoltoso da sminuzzare.

Sia che si opti per lo scasso sia che ci si limiti alla vangatura, la lavorazione del terreno deve prevedere la distribuzione del letame sul terreno, SEMPRE. Una volta smossa la terra infatti è impensabile non approfittare dell’occasione e non aggiungere il letame; per fare ciò non è necessario interrarlo troppo in profondità anzi è bene ricoprirlo solo con 15 o 20 cm di terreno per renderlo immediatamente disponibile alle piante. Attenzione però: il letame deve essere ben maturo per non mettere a rischio le colture. Velocemente ricordo che il letame migliore è quello di origine equina (il migliore) o bovina ma è facile immaginare la difficoltà a reperirlo, specialmente per chi vive in città; una buona alternativa, facile da trovare ovunque, è rappresentata dallo stallatico in pellet, in vendita in sacchi di diverse dimensioni.

Dopo aver scavato e distribuito il concime la lavorazione del terreno si conclude con la sua sistemazione, mediante la quale si sminuzzano maggiormente le zolle (ma non troppo), si riempiono le buche e si spiana la superficie, dandole magari un’inclinazione capace di far defluire l’acqua in eccesso senza compromettere le colture. In agricoltura la sistemazione del terreno la si ottiene mediante l’utilizzo dell’erpice, per le più modeste dimensioni di un orto domestico è più che sufficiente una forca (o, come si dice dalle mie parti, forcone) alimentata dallo stesso olio di gomito di cui sopra…

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