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Out of Sight: Suso, un tris da riscatto

Creato il 07 aprile 2016 da Retrò Online Magazine @retr_online

Con le tre perle messe a segno contro il Frosinone, Suso ha eguagliato Luís Suárez, l’unico spagnolo capace di fare hattrick in una sola partita fino a domenica scorsa.

L’ultimo match di Serie A difficilmente verrà dimenticato dai tifosi del Milan. Non solo per il KO contro l’Atalanta dopo il vantaggio iniziale, che ha ridicolizzato il motto “è l’ora delle rivincite” di Sinisa Mihajlovic di poco più di un mese fa (solo due punti conquistati sui 15 disponibili). Ma anche per l’andamento degli ex rossoneri sparpagliati per l’Europa e che durante l’esperienza rossonera hanno girovagato tra Milanello e la panchina per poi essere ceduti in pochissimi mesi. Qualche nome? Torres, che sta tornando a essere un centravanti vero, a segno sia in Liga sia in Champions; Acerbi, contro il Carpi, con un goal che corona la miglior stagione della sua carriera; Saponara, centrocampista di qualità e quantità, unico capace di mettere davvero in difficoltà la difesa juventina; ma, soprattutto, Suso.
L’ex Liverpool, assoldato dal Genoa da gennaio, ha messo a segno una splendida tripletta contro il Frosinone, regalando al Grifone la salvezza con ben 6 giornate d’anticipo, dopo che appena un mese fa la squadra stentava ad allontanarsi dal 15º posto. Dopo un girone d’andata disastroso, Gasperini come al solito è riuscito a sistemare la situazione trascinando i rossoblu nella metà alta della classifica, posizione che rispecchia il valore effettivo della rosa, pur senza poter più disporre di Perotti, che da gennaio sfavilla alla Roma. Tutto ciò proprio grazie ai due innesti di provenienza rossonera, Cerci e Suso: il primo si sta riavvicinando allo stato di forma dei tempi granata, il secondo sta finalmente dimostrando il proprio potenziale.

Suso, al secolo Jesús Joaquín Fernández Sáez de la Torre, nasce a Cadice, nel 1993. Come sottolineato anche domenica dopo il tris per la salvezza (“la mia famiglia mi ha sempre appoggiato sostenuto anche nei momenti peggiori, questi goal sono per loro), fin da bambino si orienta verso la carriera calcistica, e da predestinato. Muove i primi passi da calciatore nel Cádiz Club de Fútbol, dove ad appena 6 anni gli viene affibbiato proprio il soprannome Suso (così veniva chiamato il padre) e le potenzialità messe in mostra sembrano sufficienti per il grande salto verso una carriera da protagonista, o almeno così sembra. A soli 17 anni, nel 2010 Suso approda per 60 mila euro al Liverpool di Rafa Benítez, che per strappare il cartellino deve anticipare le mosse di Barcellona e Real Madrid. Dopo appena due anni nelle giovanili, esordisce in prima squadra, in un match di Europa League contro lo Young Boys. Ma il rapporto con Rodgers non decolla e lo spazio in squadra è pochissimo, soprattutto dopo le ingenti spese del club per rinforzare il reparto offensivo. I Reds assoldano Coutinho e Sturridge, titolari inamovibili, e il minutaggio del canterano si riduce sempre di più. Speranzoso di acquisire esperienza e di dimostrare di meritare le attenzioni del club, il 19enne ottiene il trasferimento in prestito all’Almeria. Il ritorno in Spagna è fondamentale per riacquistare fiducia, e appena trova lo spazio giusto, la giovane promessa torna a brillare: in una sola stagione Suso colleziona 35 presenze e 3 goal e 9 assist. Non molti, vero, ma compensati da prestazioni di qualità e sostanza. Nell’estate 2014, a fine prestito, torna al Liverpool, ma il club non è intenzionato a rivalutarne l’importanza. Constatando la frustrazione del giocatore, negli ultimi giorni di mercato della sessione estiva di quell’anno, si è inserito il Milan, capace (almeno allora) di coglierne l’opportunità della situazione: il club convince Suso a non rinnovare il contratto con i Reds in scadenza a dicembre, per poi prelevarlo nel gennaio 2015. Dopo gli ultimi mesi relegato in panchina, con Lallana e Lambert a intensificare la concorrenza, Suso a gennaio saluta il Liverpool e finalmente approda in Serie A. Il Milan di Inzaghi in quel momento sembrava indirizzato verso il consolidamento del terzo posto, nelle amichevoli natalizie aveva messo ko persino il Real di Ancelotti, e la duttilità tattica associata alle notevoli capacità tecniche sembravano propizie per affiancarlo a Ménez, o sulla mezz’ala destra (ruolo appreso alla perfezione nelle giovanili inglesi) o come trequartista. Oltretutto, il club era stata la culla del suo idolo di sempre, Kaká, campione che insieme a Zidane lo ha sempre ispirato e affascinato. Ma ancora è un illusione, ancora non è il momento per Suso di spiegare le ali in un top club. Inzaghi, nonostante il tracollo dei risultati, non osa tentare nuove sperimentazioni tattiche e gli concede appena 5 presenze (tutte partendo dalla panchina). Nemmeno col cambio in panchina e la rivoluzione estiva la situazione migliora, anzi: le presenze in 6 mesi con Sinisa si riducono a 2, di cui una in coppa Italia.

Dopo un intero anno sprecato dopo le grandi aspettative, di cui conserva solo il ricordo del derby (“partita incredibile”), a gennaio Suso approda finalmente a Genova, in prestito secco per 6 mesi, con l’opzione di rinnovo per altri 6.
Gasperini è stato paziente ma determinato, ha puntato sul fargli trovare lo stato di forma adeguato per sostenere 90′ di partita. Ci sono voluti due mesi, non è stato facile dopo mesi di inattività forzata.
L’esordio, in grande stile, è quasi immediato: il 5 gennaio, nel derby contro gli odiati doriani. Appena 12 giorni dopo è arrivato il primo goal in Serie A con la maglia rossoblu, contro il Palermo.

Domenica, ha dimostrato a tutta Italia (e soprattutto al Milan) di poter dire la sua anche da titolare: 3 goal splendidi, capolavori dai limiti dell’area, di sinistro a giro, 3 goal che oltre a valere la salvezza l’hanno fatto conoscere in giro per l’Europa, con la FIFA che l’ha consacrato nella top 11 europea della settimana.


Solo una prodezza di Leali gli ha strappato il sorriso per un poker indimenticabile, che l’avrebbe consacrato come unico spagnolo capace di tale prodezza nella storia della Serie A.

#Genoa #Suso è il 2°spagnolo della storia a realizzare una tripletta in #SerieATIM. Prima di lui solo Luis Suarez. pic.twitter.com/SbW1C0cvbj

— Serie A TIM (@SerieA_TIM) 4 aprile 2016

Oggi, col Genoa a secco di punte ma fiducioso nelle possibilità di riscattare una stagione travagliata e con la salvezza ormai in cassaforte, è giunto il momento per Suso di dimostrare di essere uno dei migliori talenti europei. Con 6 partite a disposizione e un Milan carente in personalità e talento, Galliani sta alla finestra. I rimpianti non sono ancora finiti.

Tags:Frosinone,genoa,genova,Italia,liverpool,milan,Serie A,Suarez,Suso Next post

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