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Panama Papers: cosa sono e cosa dicono

Creato il 05 aprile 2016 da Retrò Online Magazine @retr_online

La più grande fuga di informazioni nella storia della finanza mondiale: i Panama Papers svelano i trucchi e trucchetti dei ricchi e potenti per esserlo sempre di più. Ma cosa sono esattamente?

5657853114_5b819fbe93_zI Panama Papers sono un lunghissimo elenco di documenti, ben 11 milioni e mezzo di file segreti (un numeo 152 volte più grande dei file di WikiLeaks, per intenderci) su oltre 200mila società offshore – ovvero imprese create in centri finanziari con un livello di imposte molto basso, cioè i cosiddetti “paradisi fiscali” – su di un periodo di tempo molto lungo, dal 1977 a fine 2015.
I documenti sono trapelati dalla Mossack Fonseca, società che ha sede nel paese centro-americano di Panama. L’enorme quantità di informazioni, che stanno mettendo nei guai personalità del mondo dello spettacolo e della politica, è il risolutato di una lunga inchesta giornalistica tra diverse testate internazionali.
In pratica, si tratta di un elenco di quali società – con riferimento poi a chi le gestisce e quindi con nomi di singole persone – evadono le tasse spostandosi in paradisi fiscali.

Che cosa rivelano i Panama Papers?

I documenti rivelato una miriade di trucchi e stratagemmi attraverso i quali 14.000 persone e 214.000 società riescono a non pagare le tasse ai propri Paesi.
Avere società offshore non è illegale: molti Paesi accettano questa operazione, nonostante sia ritenuta eticamente negativa, previa comunicazione delle somme che si intende sottrarre al fisco, con limiti diversi a seconda della legge in vigore nelle diverse nazioni.
Dove sta allora il problema? Il nodo principale è che, come spiega l’Icij (International Consortium of Investigative Journalism), le banche coinolte nello scandalo non avrebbero seguito le norme che permettono di individuare i clienti coinvolti in attività illegali. Un documento contenuto nei Panama Papers, una nota di uno dei soci di Mossack Fonseca, spiega che “il 95 per cento del nostro lavoro coincide con la vendita di sistemi per evadere le tasse”. Rendendo i ricchi sempre più ricchi.

Chi sono i politici e i vip coinvolti?

Tra le migliaia di persone che hanno beneficiato di queste coperture illegali ci sono anche 143 politici internazionali (sei parlamentari britannici, il primo ministro islandese Sigmundur Davíð Gunnlaugsson e altri 11 capi di stato), oltre a un importante membro della FIFA e 33 persone aggiuntive che sono state sanzionate per i loro rapporti con Siria, Iran, Russia o Corea del Nord.
Sono molte le figure di spicco nella politica, sport e spettacolo a essere state coinvolte, dunque.
Il nome del miglior amico di Vladimir Putin, ovvero Sergei Roldugin, è emerso più volte portando a uno schema utilizzato dalla banche russe per evadere circa 2 miliardi di dollari in offshore nascosti. Alcuni di essi facevano capo a uno ski resort dove la figlia dello stesso Putin si sposò, nel 2013.

Anche Marine e Jean-Marine Le Pen sono direttamete coinvolte nello scandalo. Attorno alla presidente del Front National, partito di destra antieuropeista e alleato di Lega Nord al Parlamento Europeo, sono accusati di aver messo in piedi un sistema di offshore sofisticato. Il fondatore del Front National, come svela Le Monde, ha dissimulato un vero e proprio “tesoro” fatto di monete d’oro, lingotti e banconote intestati al prestanome Gerald Gerin, tramite una società (offshore, nemmeno a dirlo) chiamata Balerton Marketing Limited, sita ai Caraibi nel 2000.
Tra i nomi spuntano anche quelli di Nawaz Sharif, primo ministro del Pakistan; Ayas Allawi, ex primo ministro e vice presidente del’Iraq;

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Petro Poroshenko, presidente dell’Ucraina; Alaa Mubarak, figlio dell’ex presidente egiziano.
Sigmundur Davíð Gunnlaugsson è un altro nome che risalta forse più degli altri: primo ministro dell’Islanda, ha dato le dimissioni dopo lo scandalo, in seguito a una massiccia contestazione per le strade della capitale, dove più di 10mila persone hanno sfilato indignate chiedendo che facesse un passo indietro.
Anche l’Inghilterra è al centro del ciclone: il nome del padre del primo ministro inglese David Cameron è citato più volte nei documenti.
Lionel Messi, forse il più famoso calciatore del mondo, si era rivolto alla Mossack Fonseca per creare la Mega Star Enerprises Inc.. Non sarebbe la prima volta per Messi di finire nel mirino del fisco spagnolo.
A tenergli compagnia c’è addirittura Jackie Chan, l’attore cinese, che ha aperto sei società con gli studi Fonseca.
Altri nomi importanti sono quelli del re dell’Arabia Saudita, Salman bin Abdulaziz Al Saud e del sovrano del Marocco Mohammed VI. La famiglia del presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, ha usato fondazioni e società di Panama per nascondere partecipazioni azionarie in alcune miniere d’oro e anche proprietà immobiliari a Londra. Il cognato del presidente cinese Xi Jinping, insieme ad altri sette membri del vertice del Partito Comunista cinese sono in contatto con gli uffici Fonseca.
A questi nomi si aggiunge anche quello dell’attuale presidente dell’Argentina, Mauricio Macri, ammistratore di una società alle Bahamas, sempre tramite lo studio Fonseca.

Chi sono gli italiani coinvolti?

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Anche italiani coinvolti in questa enorme mole di dati venuta alla luce.
Il nome che forse si fa più notare è quello di Luca di Montezemolo. Dal 2007 Montezemolo avrebbe stretto accordi con Mossack Fonseca, operando su un conto della Bim Suisse, filiale svizzera dell’italiana Banca Intermobiliare. Altri nomi a fare compagnia a quello di Montezemolo sono quello di Nino Rovelli, re della chimica degli anni 70; Giuseppe Donaldo Nicosia, sotto inchiesta per frode e bancarotta fraudolenta; Marcello dell’Utri, ex senatore e amico stretto di Silvio Berlusconi, in carcere a scontare una condatta di sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Salta fuori anche il nome di Jarno Trulli, ex pilota di Formula Uno, come azionista della Baker street sa, presso le isole Seychelles con l’aiuto di Mossack Fonseca.

Per quanto riguarda le banche, Unicredit ha dichiarato di essere estrena alla faccenda, anche se i file desecretati la vedono coinvolta nella gestione di circa 80 società offshore, come laNemo partners Ltd, regostrata alle Isole Vergini britanniche.
Stesso discorso per la Ubi banca: “Non abbiamo società presso quelle località”. Trai suoi clienti, però, vi sono azionisti offshore che hanno richiesto assistenza allo studio panamense.

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