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Parapapapa, I'm lovin' IT

Creato il 30 ottobre 2017 da Cannibal Kid
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Di cosa hai paura? Parapapapa, I'm lovin' IT
Io ho pensato di stilare una lista di cose che mi fanno paura, e mi sono reso conto che ce ne sono parecchie. Sono più fifone di quanto pensassi.
Le altezze Parapapapa, I'm lovin' IT
Sì, soffro di vertigini. E questo è ancora niente. Nel pezzo Mi fido di te, Jovanotti canta: “La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare”. No, che cacchio dici? Nel mio caso è proprio paura di cadere, caro Lorenzo.
Gli aghi Parapapapa, I'm lovin' IT
Ho paura delle punture. Ho paura in generale degli ospedali, dei medici e di tutto ciò ha a che fare con la medicina. No, Grey's Anatomy no, anche se Meredith Grey un po' mi inquieta. Però ho paura soprattutto delle punture.
La vecchiaia Parapapapa, I'm lovin' IT
Più che di morire, ho paura di invecchiare. Sono un mix tra Peter Pan e Michael Jackson sotto questo aspetto, e sottolineo solo sotto questo aspetto. Quando sei giovane pensi: “Ok, la mia vita adesso fa abbastanza schifo, ma so che un giorno andrà meglio”. Un giorno invece penserai: “Ok, la mia vita adesso fa abbastanza schifo, e non farà altro che peggiorare”. Arrivare a quel giorno. Questo è ciò di cui ho più paura.
Parlare in pubblico Parapapapa, I'm lovin' IT
Mi agita terribilmente parlare in pubblico di fronte a una platea di persone. Rischio di diventare balbuziente come il piccolo Bill (Jaeden Lieberher) nel film It. Non so come ho fatto quando ho dovuto discutere la mia tesi di laurea di fronte a un gruppo di luminari e professori vari, ma ce l'ho fatta senza enormi problemi. Immagino che certe paure possano essere sconfitte. E non mi era manco venuto in mente di bere qualcosa prima. Un po' di coraggio liquido. Se dovessi rifarlo ora, penso che prima mi ubriacherei.
I cani Parapapapa, I'm lovin' IT
Adesso non guardatemi come se fossi un mostro. Come se fossi un Pennywise. Io e i cani proprio non ci pigliamo. E non intendo I cani, il progetto musicale del cantautore indie romano Niccolò Contessa. Intendo proprio i cani gli animali. Quando mi vedono, mi abbaiano contro. Qualcuno potrà dire che lo fanno perché sentono la mia paura. Può darsi. Solo che capita che mi abbaino contro persino quando io non li ho manco visti. Da dove deriva questo mio rapporto conflittuale con loro? È nato ancora prima che nascessi. Quando mia mamma era incinta di me di otto mesi andava ancora a lavorare. L'ultimo giorno che c'è andata stava rientrando a casa in motorino insieme a una sua collega, che invece era in bici, quand'ecco che a un certo punto è sbucato fuori dal nulla un branco di cani inferociti e probabilmente con la rabbia. Queste bestie di Satana con la bava alla bocca, manco fossero teenagers che hanno appena visto un One Direction qualunque, si sono messe a inseguire mia madre, o tecnicamente la mia futura madre, e la sua amica. Una scena da film. Horror. La più sfortunata, o dovrei dire la più lenta, è stata la collega di mia mamma. I cani l'hanno raggiunta e l'hanno sbranata. È finita all'ospedale ma, non so come, non è morta. Mia madre invece è stata più veloce ed è riuscita a scappare. Non ce l'avesse fatta, io probabilmente non sarei mai nato e a quest'ora non sarei qui a scrivere. Ora capite perché io e i cani non andiamo d'accordo?
I clown Parapapapa, I'm lovin' IT
Ho sempre provato una certa repulsione per il circo. Tra tutte le forme di intrattenimento possibili e immaginabili, è quella che mi piace di meno. Mi annoia, il circo. È noioso e c'è pure una puzza pazzesca. Al di là dello sfruttamento degli animali, ciò che mi mette più tristezza è lo sfruttamento di esseri umani. Freaks, giocolieri, saltimbanchi e clown che si mettono in ridicolo per suscitare l'ilarità del pubblico. Solo che a me provocano più che altro angoscia. Soprattutto i clown. A peggiorare la situazione, a parte la mia unica traumatica serata al circo, ci ha pensato poi Stephen King con il suo It. Il libro non l'ho mai letto, quindi chi teme che adesso inizi un pretenzioso confronto tra opera letteraria e cinematografica può mettere questa paura da parte. Rischio scongiurato. Non starò nemmeno a paragonare il nuovo film con la “vecchia” miniserie in due parti, quella del 1990. L'ho vista, ma ne ho giusto una vaga memoria.
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Ricordo soltanto che, anche se allora era un piccolo kid all'incirca dell'età dei giovani protagonisti della storia, da buon radical-chic in erba quale ero, già sapevo che esisteva una netta differenza qualitativa tra queste miniserie e un capolavoro come Shining di Stanley Kubrick, giusto per rimanere in tema di adattamenti kinghiani. Anche perché allora non vivevamo nell'epoca d'oro di HBO e Netflix, la rivoluzione Twin Peaks doveva ancora sortire i suoi effetti, e le produzioni televisive erano spesso e volentieri sinonimo di bassa qualità. Ciò nondimeno, il Pennywise interpretato da Tim Curry aveva agitato parecchio alcuni miei sonni dell'epoca. Non come quell'incubo vivente di BOB di Twin Peaks, però sapeva difendersi bene. Con il tempo, ho poi cominciato non ad apprezzare, ma se non altro a tollerare vagamente la presenza dei clown. Da fan del McDonald's, parapapapa, dovevo per forza conviverci, anche se il personaggio del clown Ronald McDonald è l'elemento del fast-food che meno mi gusta in assoluto e quindi alla fine no, i clown non li ho mai sopportati. Manco mentre mi ingozzavo con un Crispy McBacon.
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Le paure vanno però affrontate. In un primo tempo, ho pensato di organizzare una conferenza stampa all'ultimo piano di un grattacielo davanti a una folla formata da cani e vecchi, mentre un clown mi fa un'iniezione. Per semplicità, ho poi optato per la visione di It. Il film, non la miniserie.
It: Capitolo Uno Regia: Andy Muschietti Cast: Bill Skarsgård, Jaeden Lieberher, Sophia Lillis, Finn Wolfhard, Jeremy Ray Taylor, Jack Dylan Grazer, Wyatt Oleff, Chosen Jacobs, Nicholas Hamilton, Megan Charpentier Parapapapa, I'm lovin' IT
Ero pronto per il terrore. Per riportare a galla i traumi della mia infanzia. Per farmela addosso nei pantaloni. E invece... niente. Mutande pulite. Bene per la mia lavatrice, male per il cinema? Non necessariamente. Ho trovato il giovane attore svedese Bill Skarsgård inquietante al punto giusto e del tutto calato nella parte, ma se devo essere sincero non mi ha fatto paura. Specifico anche che non l'ho trovato ridicolo, mentre invece a rivedere il clown di Tim Curry oggi qualche risatina me la faccio. Se avessi ancora 13 anni, credo che questo nuovo Pennywise avrebbe popolato i miei incubi per almeno 2/3 mesi buoni. Adesso invece niente.
It non mi ha fatto paura, quindi non mi è piaciuto? Niente di più lontano dalla realtà. A parte un clown psicopatico e cannibale che si materializza ogni 27 anni e che vive nelle fogne insieme alle Tartarughe Ninja.
It è un film pieno di paura. C'è la paura del mondo reale, popolato da bulli minacciosi e genitori spaventosi, e c'è la paura dell'elemento soprannaturale, che si materializza con le sembianze di un clown che si porta via bambini e ragazzini e che quindi rappresenta la fine dell'innocenza. Uh, ma allora i pagliacci non sono così inutili come credevo e possono anche avere una forte valenza simbolica. Alcuni possono persino guarire le persone!
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E io che li avevo sempre sottovalutati. Questo Pennywise poi è un vero cannibale doc, di quelli come non ne fanno più, di quelli che mangiano i bambini. Che Stephen King con questo abbia voluto in qualche modo esercitare una berlusconiana e stereotipata critica al comunismo?
Evitando le letture di tipo politico, It è sì un film pieno di paura, ma è anche e soprattutto un film pieno di bellezza. Laddove la prima parte del romanzo era ambientata alla fine degli anni '50, in questo caso siamo alla fine degli anni '80. Un'epoca rivisitata dal regista argentino Andy Muschietti, già autore dell'affascinante La madre con Jessica Chastain, con un occhio al cinema di Steven Spielberg e di Joe Dante dell'epoca, e un altro alle rivisitazioni moderne di quel decennio fatte da Donnie Darko e Stranger Things. Se gli incubi legati ai mostri di quel periodo ormai sono svaniti, la fascinazione per quel decennio invece non ha fatto altro che crescere con il tempo. Muschietti sapeva di avere l'occasione della vita e non l'ha buttata alle ortiche. Ogni sequenza è costruita con grande maestria, con grande rispetto del passato, con grande cura nel costruire le atmosfere. A dargli una mano ci pensano le musiche genuinamente inquietanti di Benjamin Wallfisch e un'ottima scelta delle canzoni. Non ci sono le hit tanto anni '80 tipo “The Wild Boys” dei Duran Duran o “I Like Chopin” dei Gazebo, che avrebbero fatto molto cinepanettone, tanto per restare in tema di cinema horror. Tra i brani utilizzati, oltre ai metallari Anvil e Anthrax che accompagnano le scorribande dei bulletti di turno e alla chicca ironica rappresentata dai New Kids on the Block (gli antenati degli One Direction nda), c'è la classe pop degli XTC con “Dear God” e dei Cure con “Six Different Ways”, brano quest'ultimo suonato anche nella colonna sonora de Le regole dell'attrazione, altro film che riusciva a essere in qualche modo fuori dal tempo. It, nonostante l'ambientazione 80s, è fuori dal tempo. Ci si possono ritrovare i non più giovani che sono cresciuti con il romanzo, i giovani di ieri che sono cresciuti con la miniserie e i giovani di oggi che resteranno traumatizzati per sempre dal clown di Bill Skarsgård. Il film di Andy Muschietti è appena uscito, ma è già un classico, per tutti e per tutte le età.
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È una storia universale che parla di paure universali, ma anche di altri temi. L'amicizia, il non far parte del branco, l'essere contro come stile di vita, l'essere perdenti. Se il Club dei Perdenti accetta ancora dei membri, io mi candido a entrare a farvi parte di diritto.
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C'è poi l'amore, l'infatuazione, la prima cotta. E qui entra in gioco Beverly Marsh, interpretata dalla folgorante Sophia Lillis. Quanti cuori spezzerà, questa giovane attrice quindicenne da qui ai prossimi 27 anni? Che nessuno osi però presentarle Woody Allen, almeno per il momento.
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Per la seconda parte della storia, che sarà ambientata 27 anni più tardi, quindi all'incirca ai giorni nostri, si fanno già i nomi dei possibili interpreti dei membri del Club dei Perdenti da adulti e Muschietti, nei panni di Beverly cresciuta, vorrebbe Jessica Chastain, con cui come detto ha già lavorato. Potrebbero starci anche una Bryce Dallas Howard o una Amy Adams, però è davvero difficile immaginare qualcuno di più perfetto nella parte della Chastain. Non può dire di no. Altrimenti le mandiamo un Pennywise a casa.
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Tornando a It: Capitolo Uno, più che la componente horror, comunque presente in maniera efficace e senza abusare di troppi trucchetti sonori in stile “BUUU!”, è il racconto di questi piccoli perdenti, questi novelli Goonies, che ruba il cuore e che fa volare in alto la pellicola insieme al suo palloncino rosso.
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Arrivederci losers lovers, ci rivediamo tra 27 anni. O più probabilmente tra un paio, quando uscirà It: Capitolo Due. (voto 8+/10)

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