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Parco Verde. Dove viveva la piccola Fortuna ci sono 1180 bambini a rischio

Creato il 18 novembre 2015 da Vesuviolive

Caivano

Al Parco Verde, dove sono state arrestate quattro persone per pedofilia, dove trovarono la morte la piccola Fortuna Loffredo e Antonio Giglio e dove ieri furono arrestati la madre ed il compagno della madre di un’altra bambina per molestie sessuali, ci sono ben 1180 bambini a rischio tra droga, baby rapinatori, pedofilia e camorra.

Il degrado di Parco Verde a Caivano lo ha raccontato Bruno a Daniela De Crescenzo, giornalista de “Il Mattino“. Bruno a 18 anni era già il braccio destro del boss e governava le piazze di spaccio del parco. Iniziò con piccoli furti, poi con le rapine e, guidato, insieme ad altri ragazzini, non tanto dalla povertà ma dalla noia di giornate tutte uguali, iniziò ad intraprendere la strada della delinquenza. Quando uscì dal carcere di Nisida fu agganciato dal boss del rione e da quel momento iniziò a guadagnare tanti soldi che puntualmente spendeva in abiti firmati, moto, pistole e soprattutto cocaina. Preso dalle forze dell’ordine mentre era armato, Bruno finì in galera e vi restò per ben 11 anni. In carcere riuscì a conseguire il diploma di ragioniere e la prigione fu per lui una fortuna. Oggi Bruno ha 34 anni, ha fondato un’associazione di volontariato “Un’infanzia da vivere” che si pone come obiettivo quello di ridare una speranza ai bambini che vivono nel parco.

In quel parco sono morte 32 persone, un inferno passato e futuro per i 1180 bambini che ci vivono, un inferno dove le istituzioni, a parte le promesse, non hanno mai mosso un solo dito, dove le giostre per i più piccoli sono state consegnate dalla provincia solo sulla carta, un inferno dove Padre Maurizio Patriciello ha comprato dei forni per un progetto finanziato dalla regione per dei corsi da panettiere, ma l’amministrazione comunale non consegna loro gli spazi che gli spettano.

Agli abitanti di Parco Verde era stato promesso il paradiso tra case nuove, piscine, impianti sportivi ma quei giardini, quegli spazi “verdi” restano ancora oggi alla mercé dei rifiuti, dei tossicodipendenti, dei pusher e degli assassini.


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