Ma non si fa in tempo a capire per chi parteggiare che la pellicola vira, e per un po', quando la squadra incoccia in una strana bambina nascosta in una bara interrata nel bel mezzo dei boschi, siamo dalle parti del solito tranquillo weekend di paura. Stiamo quindi per prepararci allo scontro con una manica di rednecks affamati quando invece, con solido mestiere, il film sorprende ancora, introducendo personaggi e situazioni che non ti aspetteresti (beh', non sempre i conti tornano, nella sceneggiatura, a dirla tutta, però la bravura di Gilbey sta tutta nel ritmo: praticamente, non si ha il tempo di soffermarsi a notarle, le incongruenze)(che pure, intendiamoci, si contano sulle dita di una mano). A Lonely Place to Die è quindi un film di genere tutt'altro che scontato (non foss’altro per le scelte tecnico-cromatiche, con i proiettili che scheggiano le pietre intorno a Melissa e l’acqua del fiume, vista da sotto, rossastra e agitata come una birra doppio malto), per la capacità di gestire più registri senza incappare nella trappola degli stereotipi, e per il bel lavoro fatto sulla scansione dei tempi filmici, a riprova del fatto che non c'è bisogno di 3D ed effetti speciali mirabolanti per tenere lo spettatore col fiato sospeso. Ma questo, si sa, è una cosa che quaggiù abbiamo smesso di concepire (e dire che i nostri Fulci, Castellari e DiLeo ce l'avevano nel sangue!). Consigliatissimo.
Ma non si fa in tempo a capire per chi parteggiare che la pellicola vira, e per un po', quando la squadra incoccia in una strana bambina nascosta in una bara interrata nel bel mezzo dei boschi, siamo dalle parti del solito tranquillo weekend di paura. Stiamo quindi per prepararci allo scontro con una manica di rednecks affamati quando invece, con solido mestiere, il film sorprende ancora, introducendo personaggi e situazioni che non ti aspetteresti (beh', non sempre i conti tornano, nella sceneggiatura, a dirla tutta, però la bravura di Gilbey sta tutta nel ritmo: praticamente, non si ha il tempo di soffermarsi a notarle, le incongruenze)(che pure, intendiamoci, si contano sulle dita di una mano). A Lonely Place to Die è quindi un film di genere tutt'altro che scontato (non foss’altro per le scelte tecnico-cromatiche, con i proiettili che scheggiano le pietre intorno a Melissa e l’acqua del fiume, vista da sotto, rossastra e agitata come una birra doppio malto), per la capacità di gestire più registri senza incappare nella trappola degli stereotipi, e per il bel lavoro fatto sulla scansione dei tempi filmici, a riprova del fatto che non c'è bisogno di 3D ed effetti speciali mirabolanti per tenere lo spettatore col fiato sospeso. Ma questo, si sa, è una cosa che quaggiù abbiamo smesso di concepire (e dire che i nostri Fulci, Castellari e DiLeo ce l'avevano nel sangue!). Consigliatissimo.