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Parigi, vizi e servizi

Creato il 16 febbraio 2020 da Albertocapece

Parigi, vizi e serviziQualcuno è rimasto scettico rispetto alla tesi, espressa qualche tempo fa, che la visita del capo sardina a Benetton non sia stato un incidente di percorso, ma un modo lucido e cinico per impedire che un movimento messo in piedi dall’alto per evitare una sconfitta del Pd in Emilia, finisse per emanciparsi dai suoi Geppetti e mutare in qualcosa di scomodo per il potere. Eppure non si tratta di cose inedite: l’auto affondamento è una delle tecniche più usate in politica così come nella strategia militare con la quale si tende a nascondere la debolezza. Accade anche in questi giorni a Parigi che si prepara ad eleggere il nuovo sindaco: i macroniani di “En marche”  avevano presentato come candidato un tale Benjamin Griveaux, ex portavoce del governo, nome che tra l’altro aveva spaccato la formazione del Presidente causando la presentazione in proprio di un eccentrico personaggio come il matematico Cédric Villani. Anche a causa di questo i sondaggi  davano Griveaux distantissimo dal candidato favorito, ovvero il sindaco uscente, la socialista Anne Hidalgo, lontano dalla seconda contendente ovvero Rachida Dati, ex ministra della Giustizia nel governo di Nicolas Sarkozy che naviga intorno al 20 per cento, a parità con i verdi  e in gara praticamente solo con Wallerand de Saint-Just, espressione di Alleanza nazionale.

Un simile risultato, peraltro più che probabile, costituirebbe  una sconfessione clamorosa del macronismo, insostenibile per un presidente già di fatto assediato all’Eliseo e per le oligarchie europee che lo hanno letteralmente creato in pochi mesi: prendere poco più del 10 per cento nella capitale, tenendo conto che sono state le grandi città ad eleggere Macron e in primis proprio la capitale, potrebbe essere il colpo di grazia per la credibilità politica del presidente che comunque ha il consenso di non più del 20 per cento dei francesi. Così a pochi giorni dalla scadenza  per la presentazione delle liste, compare in scena un russo, il sedicente artista  Piotr Pavlenski, uno del giro delle Pussy riot, attivista anti Putin, arrestato in Russia per aggressione sessuale e rifugiato politico in Francia  dal 2017, (dove peraltro è ricercato anche per altri reati, senza che nessuno si sia dato pena di cercarlo davvero), dunque diciamo pure un agit prop ben conosciuto dai servizi occidentali, il quale sostiene di essere il colpevole della diffusione di un video a carattere sessuale inviato via telefonino dal candidato Griveaux a una donna. La performace onanistica è del 2018 quando ancora il personaggio era significativamente “portavoce del governo”  e non si sa come Pavlenski possa esserne entrato in possesso (anche se possiamo immaginarlo facilmente), ma comunque è stato subito scandalo e il candidato di Macron è stato costretto a dimettersi, nonostante la difesa di facciata del presidente che ha dato il proprio appoggio al personaggio  “qualunque fosse stata la decisione” adottata in seguito alla diffusione del video. Ma le dimissioni erano scontate anche perché Griveaux aveva impostato la sua campagna proprio sulla famiglia, cosa che poco si concilia con le sue imprese video.  Chiaramente questo disastro ad appena un mese dal primo turno è un colpo quasi mortale per la campagna di En Marche e dunque se il nuovo candidato  che si sta affannosamente cercando dovesse avere un risultato deludente, ciò apparirebbe non come una sconfitta politica, ma come un fatto dovuto alle pippe del destino.

Il tutto naturalmente viene trasformato dai macronisti in un attacco alla democrazia, cosa che di per sé non c’entra nulla con la diffusione di vicende private, cosa abbastanza singolare in un contesto che ha fatto del privato il politico stesso: semmai sarebbe da condannare in una vera democrazia e non nella farsa che viviamo tutti i giorni. Ma comunque l’obiettivo è stato raggiunto: la sconfitta del macronismo sarà colpa dello scandalo sessuale, non dello scandalo politico che esso costituisce.


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