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Parla il parroco che battezzò Matteo Salvini: “Sua nonna era napoletana”

Creato il 01 aprile 2015 da Vesuviolive

Matteo Salvini

Nel corpo di Matteo Salvini scorre sangue napoletano, o meglio, maranese. Ad affermarlo è don Michele Betrò, il parroco che battezzò il piccolo Matteo quando aveva soltanto sei mesi, all’interno della chiesa di santo Stefano Maggiore a Milano, lo stesso edificio dove l’acqua benedetta bagnò la testa del Caravaggio, il grandissimo artista del ‘600 che ha lavorato con proficuità anche nel capoluogo partenopeo.

Padre Michele, un vecchietto di 82 anni con gli occhi vivaci e la vitalità di un ragazzino al primo anno di liceo, ricorda con affetto Giuseppina, nata a Marano di Napoli e nonna materna del segretario federale della Lega Nord. Parla di una donna pia, mite, molto devota all’Immacolata e che fece di tutto per trovare un prete campano che battezzasse il suo nipotino, perché voleva che costui avesse una sorta di legame spirituale con la sua terra d’origine. Quel sacerdote si trovava proprio nella chiesa di Santo Stefano Maggiore, e lui diede il primo sacramento al bambino il 30 Settembre 1973, come mostra la copia del certificato di battesimo che don Michele porta con sé. Padre Michele, nato a Nola, adesso si trova temporaneamente al Seminario Arcivescovile di Napoli, il luogo dove si formano coloro che vogliono prendere i voti e cominciare una carriera ecclesiastica.

Padre Michele Betrò a Napoli

Padre Michele Betrò a Napoli con i ragazzi del seminario

Se don Michele ricorda di aver battezzato Matteo Salvini è proprio per la particolarità del “caso”, dunque è merito di quella nonna che girò mezza Milano per trovare il prete con il requisito speciale:

“Quando sentii per la prima volta in Televisione il nome di Matteo ebbi l’impressione che non mi fosse nuovo, ma non ci pensai che qualche minuto, nulla di più. Con il tempo, però, la sua presenza sugli schermi è aumentata parecchio, e il collegamento mi è sopravvenuto quando l’ho visto indossare la felpa con la scritta MILANO. A quel punto ho ripensato al mio periodo milanese, mi è venuta in mente quella signora così dolce e, chiedendo la cortesia di poter fare una ricerca negli archivi a un seminarista, sono venuto in possesso di una copia del suo certificato di battesimo“.

Don Michele parla anche dei famosi cori antinapoletani di Matteo Salvini:

“Matteo è un bravo ragazzo e sicuramente non pensa ciò che affermava fino a poco tempo fa. Il fatto è che il sistema fa passare il messaggio che essere meridionali, o peggio napoletani, è sbagliato, allora chi ha tali origini lo sente come un’onta e, per non sentirsi inferiore, dice cose insensate per sentirsi parte di un gruppo. Se alla gente si facesse sapere che quando Roma era un villaggio di pastori, a Crotone insegnava Pitagora, secondo la lezione del grande filosofo napoletano Gian Battista Vico, le cose sarebbero diverse, ma purtroppo la conoscenza non è valore importante in Italia. Non dimentichiamo infine, da buoni cattolici e buoni cristiani, che tutti gli uomini sono stati creati a immagine e somiglianza di Dio, insultarne uno equivale perciò a insultare tutti e insultare Dio stesso”.

Salvini Napoli

Intanto alcuni attivisti leghisti napoletani si stanno muovendo per proporre il conferimento della cittadinanza onoraria di Marano al segretario della Lega Nord. Tra questi c’è il giovanissimo Francesco Arcopinto:

Matteo Salvini è una persona seria e genuina, l’unica persona in Italia che ha idee concrete e che guardano al futuro. Il passato ha commesso qualche errore dicendo cose pesanti nei confronti di chi è del Sud, però non dobbiamo nasconderci dietro il buonismo e ammettere che, alla fin fine, a noi campani, calabresi, siciliani piace sguazzare nell’illegalità perché conviene sempre che altri facciano quello che dovremmo fare noi. La Lega Nord in questo senso ha risvegliato un sacco di coscienze, e ora si può dire con tranquillità e sicurezza che i parassiti sono in netta minoranza. Il merito è anche di Matteo, dunque, date le sue origini maranesi, credo che dargli quella cittadinanza onoraria sia un gesto anche per ringraziarlo per ciò che ha fatto e fa ancora”. 


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