Parlare in pubblico: tu che etichetta ti sei dato?!

Creato il 04 settembre 2013 da Simor @SimoneMoroni1

Nel proprio personale percorso di vita, ogni individuo generalmente subisce e fa subire agli altri individui un processo di “etichettamento”.L’etichetta è qualcosa che utilizziamo per identificare un prodotto, un oggetto, un servizio. L’etichetta in sostanza ci fornisce le indicazioni necessarie per comprendere di quale prodotto specifico si tratta.

Sulla base di questo semplicissimo e comunissimo processo, anche gli individui vengono etichettati in un determinato e specifico modo di essere. Con il processo di etichettamento quindi definiamo “com’è” o il “tipo di persona che è” l’individuo in esame.

Se ci rifletti con attenzione te ne renderai conto, e ti ritorneranno alla mente numerose occasioni nelle quali sei stato sia vittima che artefice di questo processo. Quante volte hai etichettato o sei stato etichettato da qualcuno?

“Sara è intraprendente”, “Mario è uno sfigato”, “Luca è svogliato”. Pensiamo, in questo modo, di avere il potere di assegnare ad ogni individuo un etichetta, un loro specifico modo di essere.

Credo che etichettare le persone in questo modo non sia giusto, per in motivo molto semplice. Nessuno è mai “solo in un unico modo”. A volte noi percepiamo una persona in un modo, in un determinato contesto o situazione. Ma non è detto che sia sempre così. In una situazione diversa, anche il suo modo di comportarsi potrebbe essere diverso. Quindi vivi le persone per come sono realmente nei vari contesti e situazioni che ti trovi ad affrontare con loro.

Allo stesso modo, anche gli altri hanno la tendenza ad assegnarci un etichetta. Ogni elemento che caratterizza la nostra comunicazione in senso generale, come il nostro modo di parlare, il nostro stile di vita, il nostro comportamento, contribuisce o ha contribuito a farci assegnare una specifica etichetta, proprio quella che oggi ci portiamo dietro.

Il bello di tutto ciò è che molto spesso siamo noi stessi i primi ad appiccicarci un’etichetta. Proprio per questo motivo, e non potendo evitare di essere etichettati, dobbiamo imparare ancor di più a curare la nostra immagine generale. È da essa che, prevalentemente, dipende l’etichetta che portiamo.

L’etichetta che ci siamo conquistati definisce, al mondo esterno e a noi stessi, “chi siamo”. Sì, intendo anche a noi stessi, perché molto spesso siamo stati proprio noi ad assegnarci un’etichetta: “Non riuscirò mai a superare l’esame perché sono sfigato”, “sono timido e non sono capace di parlare in pubblico”, ” sono un tipo ansioso e una volta sul palco tanto mi blocco”.

Nel momento in cui ripetiamo di essere in un certo modo, ci convinciamo di essere proprio in quel determinato modo. È quella che in pnl viene chiamata “profezia auto avverante”. Ti voglio ricordare che “chi siamo” rappresenta il nostro modo di essere e di farci percepire dagli altri. In base a chi siamo convinti di essere, gestiamo la nostra vita e quella degli altri, e raggiungiamo o meno gli obiettivi che ci prefiggiamo.

Per cui è importante che noi per primi, non ci appiccichiamo un etichetta che andrà a condizionare la nostra vita futura. Il discorso che abbiamo fatto prima sugli altri, vale anche per noi. Forse in una determinata situazione, durante un esame, una presentazione o una semplice conversazione, ti sei fatto prendere dall’ansia, ti sei bloccato, sei diventato rosso e hai fatto una brutta figura.

Ma questo non vuol dire che tu non potrai mai parlare in pubblico, perché sei fatto “in questo modo”. Magari in contesti e situazioni diverse, le cose potrebbero andare meglio. E poi non considerare mai questi eventi come fallimenti, ma come occasioni da cui imparare qualcosa. Fai tesoro degli errori passati e corri ai ripari per non ripeterli ancora.

Quindi non etichettare mai gli altri ma soprattutto non etichettarti tu per primo. Ricorda sempre che un etichetta, che ti hanno o che ti sei appiccicato, potrebbe farti perdere occasioni importanti.

A presto

Simone.

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