C'è stata Maria Giulia Castagnone, che ha parlato dell'autrice raffinata e della donna forte, innamorata delle proprie storie. C'è stata Laura Gialli, che ha fatto inumidire molti occhi raccontando il suo rapporto personale con Chiara, fatto di intimità, di affetto reciproco e di rispetto; c'è stato Gianni Romoli che ha parlato del rapporto atipico e privilegiato che aveva con Chiara, consolidatosi nelle lunghe chiacchierate al telefono per scrivere la sceneggiatura di Non mi uccidere.
C'è stata Loredana Lipperini che ha descritto un rapporto simile a una "corrispondenza d'amorosi sensi" con la sua migliore amica (qui per il suo post). C'era Rita Charbonnier, che ha parlato della generosità di Chiara, del suo rapportarsi senza timore con gli altri autori, cosa difficilissima in un mondo, quello editoriale, dove si vive perennemente con il coltello in mezzo ai denti, pronti a pugnalare il prossimo per una stellina in più su anobii.
Chiara Palazzolo amava e incoraggiava i giovani talenti, si metteva in gioco in prima persona per promuoverli. Ed è per questo motivo che Simonetta Bartolini ha annunciato l'idea di promuovere un premio per i giovani autori di fantastico nell'ambito del premio letterario Biblioteche di Roma. C'erano Giuliana Misserville, Elena Raugei, Giuseppe Lupo, Annella Prisco Saggiorno, Marta Salaroli con le sue letture che hanno fatto venire i brividi a più di una persona nella sala. C'eravamo io (Stefania) e la Fulgida. Sopratutto, c'era lei.E' incredibile pensare come un'occasione mesta, un ricordo commemorativo possa trasformarsi in un incontro consolatorio. Mettere in comune l'affetto si traduce in un condividere il dolore e ritrovarsi a pensare che sì, il fardello è più lieve, che ciascuno di noi ha perso qualcosa ma che questo dolore non ci lascia isolati. L'amore che Chiara Palazzolo ha lasciato fluisce ancora attraverso le su storie crudeli, aspre e e bellissime, e parla ai suoi lettori. Lo ha fatto senza pudore, mettendosi in gioco in prima persona, parlando della sua malattia. Ha scritto della paura che era la sua paura di morire, e del bisogno di fuggire, ha narrato dei suoi luoghi: l'Umbria, la Calabria, Roma.Nei suoi romanzi si trova una sorta di geografia del cuore e dell'anima, degli affetti, delle emozioni che l'incontro del 31 ha svelato in tutta la sua forza. In quella sala antica sono arrivate le sue lunghissime telefonate, la pazienza, la rabbia e la consapevolezza, la disponibilità discreta e l'amarezza. Sono arrivate molte cose, tutte preziose, tutte da conservare in fondo al cuore.
E, nel giorno del suo compleanno, Chiara Palazzolo ha fatto un regalo a tutti i suoi amici: la serenità. Li ha presi per mano, ha riunito le loro anime per una sera e li ha consolati attraverso il ricordo, l'amicizia, il sorriso. Non tutti hanno questo dono: di riuscire a essere vicini a coloro che amano anche dopo la morte. Lei lo aveva.