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Partiamo dalla fine

Creato il 21 marzo 2020 da Mcnab75

Partiamo dalla fine

Partiamo dalla fine.

Torneremo a viaggiare.
Ci abbracceremo.
Faremo una grande festa.
Andremo tutti a fare un banchetto.

Forse sarà così, ma non subito, non presto.
Innanzitutto perché l'emergenza sanitaria si protrarrà anche dopo che la pandemia sarà rientrata. Dovremo stare attenti per mesi. Cambieranno le nostre abitudini. Torneremo nei centri commerciali, al cinema, al ristorante, ma dovremo essere più accorti, più cauti. Dovremo farlo per legge, ma lo faremo dapprima per reazione psicologica.
Io ora non sto pensando a viaggiare, anche se adoro farlo. Non penso di farlo nei prossimi mesi.
La sola idea di andare in aeroporto (cosa che al momento NON si può fare - lo dico a prova di idioti) mi terrorizza. Anche stare in un paese estero, cosa che faccio da anni, tre o quattro volte l'anno, come turista, avrà a lungo una percezione differente. Sarà difficile dimenticare le storie che sto sentendo in questi giorni, di italiani bloccati il luoghi remoti, contagiati o sani che siano. Lontanissimi da casa, da ogni possibile affetto. Magari guardati con sospetto perché italiani. Ricordate? Lo facevamo anche noi coi cinesi, un paio di mesi fa.

Mettiamo di cavarcela. Di arrivare sani a fine pandemia. Parlo di voi che leggete questo mio articolo.
Ci saranno poi da gestire i contraccolpi psicologici di questo periodo. Qualcuno avrà perso degli affetti per il Covid-19. Un parente (mi auguro di no), un amico, un conoscente. A me è già successo (terza categoria di quelle appena elencate), il che traccia una cicatrice indelebile nella nostra memoria. La rende solidamente reale, concreta.
La pandemia in corso è un evento che dunque ci segnerà come una guerra mondiale, anche se per motivi differenti. Segnerà il mondo, il nostro paese, le piccole o grande comunità a cui apparteniamo, ma soprattutto ciascuno di noi, singolarmente.
Dovremo venire a patti con diverse cose.

Partiamo dalla fine

Come dicevo, percepiremo il mondo in maniera differente.
Un piccolo esempio personale: non riesco più a scrivere come prima. I personaggi dei miei racconti "pensano" come se fossero in pandemia, anche se sono protagonisti di storie che non hanno nulla a spartire col Covid-19. Continuo a immaginare cosa possono toccare e cosa no, se sono troppo vicini tra di loro, se si respirano addosso.
Per questo, almeno al momento, riesco solo a scrivere storie di fantascienza catastrofica. Storie che qualcuno - giustamente - dice che non riesce a leggere. Non ora. Per contro io non riesco a leggere libri o a vedere film che facciano ridere. Semplicemente, non ce la faccio. Non riescono a distrarmi, li trovo nauseanti.
Passerà, è ovvio.
I problemi gravi saranno però altri.

Per esempio dovremo analizzare il modo in cui questo paese ha considerato finora gli anziani. Come cose tutto sommato sacrificabili. " I morti per Coronavirus sono anziani e malati". Per quanto tempo abbiamo sentito questa tiritera? Io stesso mi sono trovato a ripeterla, di tanto in tanto, pur rendendomi conto che è agghiacciante.
Io NON ho un rispetto ancestrale per gli anziani, perché con gli anziani ci vivo. Tutti i giorni. So quanto diventano egoisti, pesanti, difficili da gestire. Però sono persone. Spesso sono anche il sostentamento economico di figli e nipoti. Qualcuno dovrà pur dirlo, no? Non possiamo trattarli come carne da cannone.

Partiamo dalla fine

E la quarantena?
La quarantena sta scoprendo diversi nervi della nostra società. Ci sta dimostrando quanto siamo incapaci di star fermi, di stare con noi stessi e (spesso, non sempre) con le nostre famiglie. Siamo abituati a muoverci, a "stare fuori", a distrarci con qualunque cosa che esuli dalla quotidianità.
Vi dico la verità: in quarantena mi sento un miracolato, perché io da tempo sono abituato a stare molto con me stesso. A stare da solo. A lavorare anche da casa. Il contraccolpo psicologico lo subisco anch'io, è chiaro, perché comunque amo uscire, passeggiare, prendere un caffè in piazza, viaggiare. Però la mia preoccupazione principale, in questi giorni, riguarda la salute dei miei cari, non la mia, né tantomeno la solitudine.
Invece leggo ogni giorno dei post di persone che non sopportano più la compagnia di loro stessi. I fantasmi che essa accompagna.
Ieri ho trovato la notizia di un tizio, qui a Rho, che si è consegnato spontaneamente a un posto di blocco. " Arrestatemi, perché io violerò la quarantena. Meglio in galera che a casa con mia moglie."
Un comportamento estremo, certo.
Molti dovranno rivedere questi aspetti della loro vita. Il rapporto con sé stessi e con la gente che chiamano "famiglia."

Ma questo non vuole essere un post negativo o allarmante.
Spero e penso che da una grande situazione di crisi, da un evento così epocale, possa nascere qualcosa di buono per ciascuno di noi.
In questi giorni vedo molta solidarietà, in rete. Non perdo più molto tempo a puntare il dito contro chi va ancora a correre o a passeggiare. Preferisco ascoltare le storie di chi è in quarantena, come me, e ha voglia di raccontarsi.
Persone che fino a due settimane fa erano "amici di Facebook" o "follower di Instagram". Ovvero, nella maggior parte dei casi, individui di cui conoscevo poco (ci sono però notevoli eccezioni). Ora sono amici reali, per quanto non li abbia mai incontrati di persona. Non ancora, quantomeno.
C'è anche da dire che io non ho mai condannato i social come se fossero un male generazionale. Hanno grandi limiti e comportano grandi rischi, ma sono risorse enormi, e credo che in questa enorme crisi avremo tutti modo di scoprirlo. Basta volerlo. E io lo sto volendo, fortemente.
Sono sempre stato un individualista e un solitario, ma sto riscoprendo la bellezza del confrontarsi col prossimo, anche quando esso è tanto diverso da noi. Da me.

La mia amica Marta dice che, finita l'emergenza, torneremo a essere come prima: chiusi nei nostri piccoli mondi, preoccupati per le solite cose, tendenzialmente egoisti. Forse sarà davvero così. Ammetto e so che, in tempi normali, non potrò più gestire la gran mole di conversazioni online che sto gestendo ora. Voglio però sperare - sempre ammesso che me la caverò - di conservare qualcosa di quello che sto scoprendo su me stesso e sugli altri. Voglio anche incontrare qualcuna di queste persone. Riabbracciare i vecchi amici è un proposito in fondo facile, mentre apprezzarne di nuovi è un po' più complicato. Però è una cosa che mi sono ripromesso di fare.
Non ho mai avuto una grande stima per l'umanità, ma credo che ci sia ancora il tempo per cambiare un poco questo punto di vista.
Anche perché, finita questa pandemia, avremo tutti bisogno di essere un po' più umani e un po' meno egoriferiti, per poter affrontare il futuro che verrà.

Partiamo dalla fine

Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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