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PAVIA. Mostra fotografica di Francesca Moscheni dedicata ai segni di Dio allo Spazio SID del Broletto.

Creato il 03 maggio 2018 da Agipapress

PAVIA. Mostra fotografica di Francesca Moscheni dedicata ai segni di Dio allo Spazio SID del Broletto.PAVIA. S’intitola “I segni di Dio” la mostra fotografica di Francesca Moscheni che si terrà presso lo Spazio SID del Broletto da mercoledì 9 maggio a sabato 23 giugno. L’inaugurazione sarà venerdì 9 alle ore 18 e gli orari di apertura saranno giovedì e venerdì 16-19, sabato e domenica 10-12.30, 16-19 Questa mostra è la prima di un ciclo di quattro esposizioni curate da Roberto Mutti “Riapre lo Spazio Immagine Design, ancora con la programmazione a cura del professor Roberto Mutti – commenta Giacomo Galazzo assessore alla cultura del Comune di Pavia -. L'anno scorso questo spazio ha rappresentato una novità importante nella programmazione culturale pavese, divenendo un luogo in cui mettere alla prova grandi talenti nel campo dell'arte fotografica. Allo stesso modo la programmazione 2018 tornerà su questo terreno, con un ciclo di esposizioni che si caratterizzeranno per i temi di grande spessore culturale e per l'investimento sulla ricerca nel campo della fotografia, contribuendo insieme alla programmazione della Sala A a qualificare il Broletto come spazio privilegiato per l'arte contemporanea in città". “Il lavoro che Francesca Moscheni ha realizzato con il titolo “I segni di Dio” nasce apparentemente ai margini della sua professione, dato che queste fotografie sono state scattate durante alcuni reportage di viaggio quando l’esigenza di non fermarsi alla conclusione dei lavori commissionati, l’ha spinta a cercare altre vie – spiega Roberto Mutti -. L’idea era cogliere quanto di simbolicamente significativo emerge nei segni delle civiltà, di accostare fondendoli, elementi di una spiritualità che caratterizza le tre grandi religioni monoteiste nate nell’area del Mediterraneo, facendo emergere una bellezza del sacro che va ben oltre la sola dimensione della devozione”. “Francesca Moscheni, facendosi guidare da una rigorosa visione laica, ha voluto realizzare una ricerca dove le immagini sono legate dal filo sottile e tenace delle analogie, dalla forza dei segni, dal rigore dei rimandi geometrici – prosegue Mutti -. Così gli sguardi più ancora che i volti, le mani nelle loro molte posture, compaiono con una certa inevitabile insistenza e non importa se gli uni e le altre appartengano a uomini o statue, esattamente come non importano molto i luoghi in cui questi frammenti di sacro sono stati individuati. Perfino negli equilibri architettonici è possibile cogliere la bellezza creata da artisti spesso anonimi per alludere all’armonia, al rapporto fra vuoto e pieno, alla simmetria o al modo con cui si sceglie che la luce illumini lo spazio”.

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