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PAVIA. Stasera una Veglia di Ognissanti dedicata a Chiara Corbella Petrillo

Creato il 31 ottobre 2017 da Agipapress
PAVIA. Stasera una Veglia di Ognissanti dedicata a Chiara Corbella PetrilloPAVIA. Sarà una Veglia di Ognissanti pavese all’insegna di una testimonianza concreta di fede e vita cristiana. Alle 21 la chiesa del Carmine ospiterà, infatti, il racconto di Elisa sorella di Chiara Corbella Petrillo. La veglia di stasera sarà presieduta dal vescovo Corrado Sanguineti. E al termine la chiesa rimarrà aperta per l’adorazione.
LA STORIA DI CHIARA CORBELLA PETRILLO. Chiara nasce a Roma il 9 gennaio 1984. Insieme con la sorella Elisa, di due anni più grande, cresce in una famiglia che le insegna ad avvicinarsi alla fede sin da bambina. Nell’estate 2002 Chiara si trova in vacanza in Croazia con alcune compagne di liceo. Visto che sua sorella è a Medjugorje (in Bosnia ed Erzegovina), pensa di raggiungerla approfittando della vicinanza. Qui il 2 agosto incontra Enrico Petrillo, un ragazzo romano di 23 anni in pellegrinaggio con la sua comunità di preghiera del Rinnovamento Carismatico.
Chiara, che ha 18 anni e non è mai stata fidanzata, ha l’intuizione di trovarsi davanti a suo marito. Tornati a Roma i due si frequentano, si conoscono, si fidanzano. Chiara ed Enrico si sposano ad Assisi il 21 settembre 2008. A celebrare le nozze è padre Vito, frate minore e guida spirituale di entrambi. Tornati dal viaggio di nozze, Chiara scopre di essere incinta. Le ecografie mostrano però una grave malformazione. Alla bambina, cui verrà dato il nome di Maria Grazia Letizia, viene diagnosticata un’anencefalia. Chiara ed Enrico scelgono di portare avanti la gravidanza e la piccola, che nasce il 10 giugno 2009, muore dopo poco più di mezz’ora.
Il funerale, qualche giorno dopo, viene vissuto con la stessa pace che ha accompagnato i mesi di attesa per la nascita e che contagia anche molti dei presenti ai quali viene data la grazia di sperimentare un pezzo di vita eterna.
Qualche mese dopo Chiara è nuovamente incinta. A questo bambino, cui verrà dato il nome di Davide Giovanni, viene però diagnosticata una grave malformazione viscerale alle pelvi con assenza degli arti inferiori. Anche lui morirà poco dopo essere nato, il 24 giugno 2010. E anche il suo funerale sarà vissuto come una festa. Una settimana dopo aver scoperto di essere incinta, Chiara si accorge però di una lesione alla lingua. Col fondato sospetto che si tratti di un tumore, il 16 marzo 2011 Chiara affronta durante la gravidanza la prima delle due fasi di un intervento per asportare la massa sulla lingua. Il piccolo Francesco Petrillo nasce il 30 maggio 2011. Finalmente il 3 giugno, con lo stesso ricovero del parto, Chiara affronta la seconda fase dell’intervento iniziato a marzo. Tornata casa, non appena le è possibile comincia chemioterapia e radioterapia ma il tumore si è ormai esteso intaccando linfonodi, polmoni, fegato e persino l’occhio destro, che Chiara coprirà con una benda per limitare le difficoltà visive. La foto di Chiara sorridente con la benda è straordinaria se si considera che è stata scattata nell’aprile del 2012: da poco più di dieci giorni ha scoperto di essere una malata terminale. Nelle settimane che seguono, trascorse insieme a suo marito in disparte e lontano dalla città, nella casa di famiglia vicino al mare, Chiara si prepara all’incontro con lo Sposo. Sostenuti dai sacramenti amministrati quotidianamente da padre Vito che condivide con loro questo tempo intenso, Chiara ed Enrico sono più che mai forti della fedeltà di Dio che li ha sempre accompagnati in una misteriosa letizia.
Chiara muore a mezzogiorno del 13 giugno 2012 dopo aver salutato tutti, parenti ed amici, uno a uno. Dopo aver detto a tutti “Ti voglio bene”. Il suo funerale viene celebrato a Roma il 16 giugno 2012 nella chiesa di Santa Francesca Romana all’Ardeatino.
Le persone accorse sono moltissime. Il cardinale Agostino Vallini, presente alla celebrazione, dichiara: “Ciò che Dio ha preparato attraverso di lei è qualcosa che non possiamo perdere”.
Come i funerali dei suoi due figli, anche questa celebrazione diventa così la testimonianza cristiana dell’inizio di una vita nuova.
Filippo Cavazza

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