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Pellegrinaggio di pace. La preghiera del Papa nel santuario romano del Divino Amore

Creato il 02 maggio 2018 da Gaetano63

Pellegrinaggio  di pace. La preghiera del Papa nel santuario romano del Divino Amoredi Gaetano ValliniDurante il secondo conflitto mondiale i romani fecero un voto alla Madonna del Divino Amore — la costruzione di un nuovo santuario — affinché la città fosse risparmiata dai bombardamenti. Le loro preghiere furono esaudite e i romani tennero fede alla promessa. Settantaquattro anni dopo, nel pomeriggio del 1° maggio, inizio del mese mariano, Papa Francesco èvenuto qui, ai piedi di quella stessa Vergine, per implorare il dono della pace per la Siria martoriata da sette anni di guerra e per il mondo intero. Non c’è nessun voto stavolta, ma solo una preghiera corale — la recita del rosario —per un mondo segnato da decine di conflitti, quella terza guerra mondiale a pezzi più volte evocatadal Pontefice. Il quale non aggiunge altro a quanto annunciato la domenica precedente al Regina caeli, quando aveva invitato tutti a unirsi a lui nella preghiera durante la visita. Le intenzioni sono racchiuse nella monizione introduttiva, che cita un brano del messaggio urbi et orbi nel giorno di Pasqua. Dallaloggia centrale della basilica vaticana, Francesco il 1° aprile scorso aveva infatti invocato «frutti di pace, di riconciliazione e di speranza per il mondo intero, a cominciare dall’amata Siria, la cui popolazione è stremata da una guerra che non vede la fine». E aveva aggiunto un’ulteriore implorazione: «La luce di Cristo Risorto illumini le coscienze di tutti i responsabili politici e militari, affinché si ponga termine immediatamente allo sterminio in corso, si rispetti il dramma umanitario e si provveda ad agevolare l’arrivo di aiuti di cui questi nostri fratelli e sorelle hanno urgente bisogno, assicurando nel contempo le condizioni adeguate per il ritorno di quanti sono sfollati». Parole che sono dunque risuonate nuovamente nella prima visita compiuta da Francesco al santuario tanto caro ai romani; una sosta breve, poco più di un’ora, trasformatasi in un pellegrinaggio nel segno della pace. Sarebbe dovuto venire qui già il 18 maggio del 2014, ma importanti impegni internazionali fecero rimandare l’appuntamento a data da destinarsi. L’ultimo pellegrinaggio di un Papa — dopo i tre di Giovanni Paolo ii nel 1979, nel 1987 e nel 1999 — risaliva al 1° maggio 2006 e a compierlo era stato Benedetto xvi. Una lunga attesa, dunque, per i fedeli di Castel di Leva, alle porte di Roma, ma il giorno è arrivato e ha avuto una motivazione che ha travalicato i confini del santuario e della stessa città per abbracciare il mondo.Pellegrinaggio  di pace. La preghiera del Papa nel santuario romano del Divino AmoreL’automobile con a bordo il Pontefice, salutata dai fedeli lungo il breve tragitto che dall’Ardeatina porta al santuario,è giunta con un quarto d’ora di anticipo sul programma, mentre il cielo nuvoloso, che aveva minacciato pioggia fino a poco prima,si apriva a un pallido sole. Francesco è stato accolto dall’arcivescovo vicario Angelo De Donatis, dal vescovo Paolo Lojudice, ausiliare per il settore Sud, dal presidente degli oblati Figli del divino amore monsignor Enrico Feroci, dal rettore del santuario, donLuciano Chagas Costa, dal parroco, don John HarryBermeo Sanchez, e dal rettore del seminario, don Vincent Pallippadan. Ad accompagnare il Papa erano il prefetto della Casa pontificia, arcivescovo Georg Gänswein, con il reggente della Prefettura, monsignor Leonardo Sapienza, e Piergiorgio Zanetti, aiutante di camera.Il Papa si è avvicinato alla balaustra che affaccia sul piazzale davanti alla torre del primo miracolo per salutare il migliaio di personeche vi si erano radunate, ringraziandole per la festosa accoglienza e invitandole a unirsi a lui: «Vi chiedo di seguire la preghiera da qui. Preghiamo insieme. Ci vediamo dopo. Ma preghiamo, eh?».Il Pontefice si è quindi fermato con un gruppo di scout, tra cui molti lupetti e coccinelle,e alcune delle “dame” del santuario, riconoscibili da una fascia azzurra, che svolgono opera di accoglienza ai pellegrini e servizio liturgico. Quindi si è soffermato con una decina di seminaristi provenienti da Vietnam, Colombia, India, Haiti e Brasile. Giunto sul sagrato, ha salutato alcunimalati prima di raccogliere l’abbraccio gioioso dei fedeli che da dietro le transenne gli tendevano una mano per una stretta o una carezza, gli porgevano bambini per un bacio, gli chiedevano una benedizione o di fermarsi per gli ormai immancabili selfie, ai quali Francesco non si è sottratto. Erano   numerosi anche i figli e lefiglie della Madonna del divino amore, congregazioni fondate dal servo di Dio don Umberto Terenzi, primo rettore e parroco. Pellegrinaggio  di pace. La preghiera del Papa nel santuario romano del Divino AmoreEntrato nel piccolo, antico santuario, accolto dall’inno alla Vergine, prima di iniziare la recita del rosario, il Papa ha sostato in silenziosa preghiera, in piedi, davanti all’immagine della Madonna del miracolo. Questo luogo non è infatti legato a un’apparizione, ma a un evento prodigioso avvenuto nella primavera del 1740, quando un viandante, smarritosi in queste campagne, circondato da cani rabbiosi, si rivolse all’immagine mariana che vide lì vicinosulla torre di un castello diroccato. La sua invocazione venne accolta: i cani s’ammansirono improvvisamente, mentre il malcapitato veniva soccorso da alcuni pastori accorsi all’udire le sue grida disperate. La notizia del miracolo si diffuse in fretta e due anni dopo l’immagine fu staccata dall’antica torre e portata nella vicina chiesetta di Santa Maria ad Magos, mentre si raccoglievano offerte per un nuovo tempio da erigere sul luogo. Il 19 aprile 1745, lunedì di Pasqua, l’effigie venne trasferita nel santuario.Oggi non lontano sorge una moderna e più grande chiesa, inaugurata durante il giubileo del 2000. Il rosario — con la recita dei misteri dolorosi — è stato guidato dal maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, monsignorMarini, coadiuvato dal cerimoniere Dubina, ed è stato animato da rappresentanti di alcune realtà del santuario: una suora, un seminarista, una bambinadel catechismo, una “dama” e un appartenente al gruppo della lectio divina. Al termine, dopo aver impartito la benedizione, al Pontefice è stato donato un quadro che riproduce l’immagine venerata nel santuario. In cambio il Papa ha lasciato un calice.Pellegrinaggio  di pace. La preghiera del Papa nel santuario romano del Divino AmorePoi si è spostato nelle stanze adiacenti alla chiesa, che conservano gli ex voto dei fedeli. Nella prima, ad attenderlo ventitré anziani ospiti della casa di riposo situata non lontano dal complesso e gestita da una cooperativa. Francesco li ha salutati uno peruno: un momento sempre toccante, fatto di parole di conforto, richieste di benedizioni, carezze, incoraggiamento.Il Pontefice si è anche soffermato con don Roberto Guarnieri, un oblato, cappellano del carcere di Rebibbia, che sta combattendocontro una grave malattia, pur continuando il suo ministero. Nella stanza accanto il gioioso incontro con i bambini e le mamme ospiti di due case famiglia: la Mater Divini Amoris, che si trova in un edificiodi proprietà della congregazione delle figlie del divino amore cui è affidata e che dal 2008 può accogliere sei bambini più altri due minori peresigenze immediate di prima accoglienza; e la Tenda di Abramo, una struttura che si trova nel territorio parrocchiale, fondata una decina di anni fa dai coniugi Sara e Salvatore Carbone, e che ospita una trentina di persone —minori e mamme con figli — accompagnate in un percorso che va fino al reinserimento nella società. Francesco ha salutato i presenti, soffermandosi in particolare con i più piccoli, dai quali ha ricevuto tanti sorrisi, disegni, poesie, e persino un invito a pranzo. Che non ha declinato. Al Papa è stato anche donato un cesto con prodotti della terra, consegnato dal gambiano Ebrima Danso, uno dei ragazzi stranieri che lavorano presso la Nuova Arca, impresa sociale nata in seno alla Tenda di Abramo con lo scopo di offrire un lavoro dignitoso a persone in situazione di svantaggio attraverso un’agricolturaecosostenibile e a prezzi equi.Prima di ripartire per il Vaticano, di nuovo salutato dall’abbraccio affettuoso dei fedeli che avevano partecipato alla preghiera sul sagrato, Francescoha mantenuto la promessa iniziale: si è recato di nuovo vicino alla balaustra che sovrasta il piazzale antistante l’antico complesso del santuario e da lì ha ringraziato quanti erano rimasti ad attenderlo, invitandoli, prima di impartire loro la benedizione, a recitare un’avemaria.
(©L'Osservatore Romano,  2-3 maggio 2018)

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