Per amor di patria

Creato il 26 ottobre 2012 da Oblioilblog @oblioilblog

Si è conclusa nei giorni scorsi (forse) la parentesi da protagonista della scena politica di Silvio Berlusconi, ammesso che uno come lui riesca a defilarsi e guardare la sua creatura dallo sfondo senza essere troppo coinvolto.

Fiumi d’inchiostro sono stati e saranno scritti circa il lungo viaggio del Cavaliere nell’agone, qualcuno positivo e qualcuno negativo secondo il classico gioco della parti andato in scena mentre Silvio era al potere.

Le accuse principali fatte a Berlusconi, fin dall’inizio dell’avventura sono due: scendi in politica perché ti vuoi salvare dai processi e perché vuoi tutelare le tue aziende. Dell’Italia, dei moderati, del liberalismo, del popolo ti frega poco o niente.

Difficile pensare che senza il paravento della carica di Presidente del Consiglio e senza le tante leggine a suo favore Berlusconi avrebbe potuto incassare la tante prescrizioni che gli sono state comminate, senza neanche una condanna.

Per quanto riguarda la seconda accusa tocca a Repubblica oggi fare un consuntivo e non si può far altro che ritenerla fondata. Un paio di dati: nel 1994, nel momento del discorso dal predellino, il Cavaliere aveva in tasca 162 milioni di euro. Oggi il patrimonio si è moltiplicato per 18, arrivando a 3 miliardi di euro. Il che significa che Berlusconi, da quando è in politica, ha guadagnato 400.000 euro al giorno. 

A questa cifra sono stati tolti i 600 milioni investiti nel Milan nel corso degli anni che, nonostante i successi, non ha portato alcun beneficio economico. Il conto però lievita in maniera incalcolabile se si incorporano anche i beni immobiliari: 18 anni fa Silvio aveva solo villa San Martino e la casa milanese di via Romani, oggi può contare anche sul parco di Macherio, su Villa Gernetto, sui resort di Antigua e delle Bermuda e su Villa Certosa (in vendita), oltre a un dedalo infinito di altri edifici tramite le sue immobiliari. Nella classifica annuale di Forbes sui più ricchi del mondo si è piazzato in 159esima posizione.

Fininvest, la piattaforma che ha sostenuto la sua attività, alla discesa in campo aveva un patrimonio di 269 milioni e 108 milioni di debiti. Oggi ha 2,9 miliardi nel portafoglio, 1,4 di liquidità e solo 800 mila euro di debiti.

Mediaset, Mediolanum e Mondadori, ben riparate dalla cortina di leggi ad hoc e dal mancato smontamento del conflitto di interessi grazie alla sua presenza sulla scena, hanno rimpinguato a gettito continuo le tasche di Silvio e famiglia.

E il bottino avrebbe potuto essere superiore se nel 1998 Berlusconi avesse venduto Mediaset a Rupert Murdoch per 6 miliardi di euro. Il ritorno in termini di immagine e come cassa di risonanza è stato comunque cospicuo.

C’è stata una leggere flessione dal 2008 ad oggi ma dopo anni di bagordi la si può anche supportare. Mediaset oggi capitalizza solo 1,6 miliardi, molto meno dell’offerta dello Squalo, e le partecipazioni azionarie di Fininvest valgono 2 miliardi, meno della metà dei 5,7 del 2007.

I dividendi si sono ridotti, dai 300 milioni del 2008 ai soli 40 degli ultimi quattro anni. Tant’è che per due anni di fila la cassaforte di famiglia non è stata foraggiata. Poco male comunque, il saldo della discesa in campo rimane ampiamente soddisfacente.

Fonte: Repubblica


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